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Le classi difficili non sono un'eccezione: cosa dicono i numeri

Nelle scuole 377mila studenti con disabilità (+5%) e 354mila con DSA. Ma il 22% dei sostegni non è stato ancora nominato: i numeri veri delle aule.

Nelle scuole italiane frequentano 377mila studenti con disabilità certificata, il 4,8% degli iscritti: una quota quasi raddoppiata rispetto a dieci anni fa, quando si fermava al 2,6%. A questi si sommano 354mila alunni con disturbi specifici dell'apprendimento certificati ai sensi della legge 170/2010, pari al 6% del totale. La classe difficile del corso di aggiornamento non è un caso limite da manuale di psicopedagogia: è la composizione media di un'aula italiana, e i numeri sono sotto gli occhi del Ministero da anni.

Un'aula su venti convive con una fragilità certificata

Secondo i dati ISTAT sull'inclusione scolastica degli alunni con disabilità nel 2024/2025, nell'anno scolastico 2024/2025 gli alunni con disabilità nelle scuole di ogni ordine e grado sono cresciuti di 18mila unità in un anno (+5%). La concentrazione più alta si registra nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado, dove tocca il 6% degli iscritti; nella secondaria di secondo grado la quota si ferma al 3,7% e nell'infanzia al 3,4%. La disabilità intellettiva e i disturbi dello sviluppo psicologico coinvolgono il 36% dei casi ciascuno, mentre i disturbi dell'apprendimento e dell'attenzione riguardano quasi un quinto degli alunni. Il rapporto fra maschi e femmine resta di 236 a 100. Per i DSA, il focus del Ministero dell'Istruzione e del Merito aggiornato a settembre 2024 conta 354.569 studenti, con la punta più alta nella secondaria di secondo grado (7,1%) e uno scarto sistematico fra scuole statali (5,83%) e paritarie (8,26%).

Il vero nodo: sostegni tardivi e turnover al 59,7%

Il vero nodo delle classi difficili è organizzativo, non pedagogico. All'avvio dell'anno scolastico 2024/2025 il 22% dei docenti di sostegno non era ancora stato nominato; a un mese dall'inizio delle lezioni il 10% dei posti risultava ancora vacante. Ancora più pesante il dato sulla continuità: il 59,7% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno, il 50,4% già nel passaggio con l'anno precedente, l'1,7% durante l'anno e il 7,4% in entrambi i casi. La formazione specializzata è migliorata, con la quota di docenti abilitati salita in cinque anni dal 63% al 78%, ma restano 57mila insegnanti di sostegno privi di percorso specialistico. Aumentano anche gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione (+7% in un anno), ma la copertura resta disomogenea. Un docente curricolare che entra in una classe con due o tre certificazioni si trova quindi spesso a fianco di un collega di sostegno appena arrivato, senza specializzazione e che l'anno prossimo probabilmente cambierà istituto.

Cosa cambia in pratica per il docente

La conseguenza si tocca ogni giorno. Costruire un patto d'aula richiede settimane, e ogni cambio di sostegno riporta indietro il lavoro. Le tecniche di de-escalation, la comunicazione non violenta e i piani educativi personalizzati funzionano se c'è una regia stabile: quando il team si ricompone a ogni settembre, la strategia si spezza. In parallelo, in aula arrivano dispositivi digitali e strumenti compensativi che il docente deve saper integrare in chiave inclusiva, come raccontato nell'analisi sullo zainetto tecnologico per il ritorno a scuola 2026. L'aula fisica, poi, resta spesso quella di trent'anni fa: acustica critica, ventilazione carente e spazi rigidi, un tema riemerso con l'appello del ministro sul ruolo degli enti locali nell'efficientamento delle scuole. Un corso di formazione può aggiornare le prassi del singolo insegnante, ma non compensa la fragilità della cornice organizzativa in cui quelle prassi devono funzionare.

La fotografia si legge in una sola traiettoria: le classi cambiano più veloci del sistema che dovrebbe attrezzarle. Un docente formato conta, ma senza continuità del sostegno, nomine tempestive e ambienti adeguati resta l'anello finale di una catena che si rompe prima. Sul piano europeo, l'Italia continua a chiedere alle famiglie una quota di reddito superiore alla media per l'istruzione, come segnalato nel confronto europeo sui costi della scuola. Un passo utile per un insegnante è chiedere in collegio i dati della propria scuola su nomine e turnover del sostegno: senza quei numeri, ogni corso resta un attrezzo scollegato dal cantiere reale.

Pubblicato il: 20 settembre 2026 alle ore 19:15