Il 25% dei docenti italiani ha usato l'intelligenza artificiale nel lavoro nell'ultimo anno. La media OCSE è il 36%: undici punti in più. Lo certifica il TALIS 2024, la più grande indagine internazionale su insegnanti e dirigenti scolastici, condotta in 27 paesi. Il dato arriva mentre il dibattito sulla scuola si concentra su modelli avanzati di apprendimento organizzativo basati sull'IA - e il contrasto tra narrativa e misurazione merita di essere letto con attenzione.
Il TALIS 2024: la fotografia dell'IA nelle aule italiane
La nota paese TALIS 2024 per l'Italia pubblicata da INVALSI ha chiesto ai docenti di scuola secondaria di primo grado se hanno usato l'IA nel lavoro nei 12 mesi precedenti. In Italia risponde sì il 25%, contro una media OCSE del 36%. Chi non la usa indica come ostacolo principale la mancanza di competenze: il 69% dichiara di non avere le conoscenze necessarie (media OCSE: 75%). Il 39% segnala infrastrutture scolastiche inadeguate, percentuale in linea con la media OCSE (37%). Il collo di bottiglia non è tecnologico: è formativo.
Quando i docenti italiani usano l'IA, le finalità sono concrete e circoscritte: il 70% degli utilizzatori la impiega per riassumere e approfondire argomenti, il 68% per preparare lezioni e attività didattiche, il 61% per supportare studenti con bisogni educativi speciali. Solo il 27% la usa per valutare o assegnare voti - l'uso che incontra maggiore resistenza - e il 32% per produrre testi di feedback agli studenti o comunicazioni alle famiglie.
Il corpo docente italiano: tra i più anziani d'Europa
Il TALIS 2024 aggiunge un dato demografico che cambia la lettura: l'età media degli insegnanti italiani è 48 anni, tre in più rispetto alla media OCSE (45). Il 49% ha 50 anni o più, contro il 37% della media OCSE. Solo il 3% ha meno di 30 anni, rispetto al 10% OCSE. L'Italia ha uno dei corpi docenti più anziani tra i 27 paesi che partecipano all'indagine.
La indagine INDIRE sull'IA nelle scuole condotta nel marzo 2025 su 1.803 docenti di ogni ordine e grado conferma un profilo preciso di chi usa già l'IA: principalmente donne over 50, con contratto a tempo indeterminato, attive nella scuola secondaria. Il 52,4% del campione dichiara di usare l'IA per supportare la didattica, il 56,7% per elaborare relazioni e progettazioni. Il campione è però su base volontaria e tende a sovra-rappresentare i docenti già motivati verso il tema: il dato TALIS, su campione rappresentativo, restituisce una stima più prudente.
La leadership scolastica guarda all'IA con aspettative precise: la visione del presidente Giannelli sull'intelligenza artificiale nella scuola indica gli obiettivi, ma il TALIS misura la distanza tra l'enunciato e il dato reale in classe.
Studenti con bisogni speciali: dove l'IA ha già un impatto misurabile
Il 67% degli insegnanti italiani lavora in scuole dove più del 10% degli studenti ha bisogni educativi speciali, percentuale superiore alla media OCSE del 46% - tra le più alte dei paesi monitorati. In questo contesto, l'IA come strumento di supporto didattico mostra un'adozione concreta: il 61% dei docenti che usano l'IA la impiega proprio per questi studenti. È l'area dove la tecnologia risponde a un bisogno già presente, non a uno teorico.
La pressione cresce anche dal lato degli studenti: la crescente richiesta di studi sull'intelligenza artificiale tra i giovani italiani indica che chi è in classe oggi si aspetta strumenti e contenuti diversi. Le previsioni per la Maturità 2025, con l'IA tra i temi più attesi segnalano quanto il tema stia diventando parte del percorso degli studenti prima ancora che dei modelli organizzativi per i docenti.
Dal modello teorico al punto di partenza reale
Il modello della scuola come learning organization che integra agenti di IA è un quadro di riferimento coerente, costruito su visione condivisa, pensiero sistemico e ricerca-azione. Ma il TALIS 2024 mostra che la scuola italiana parte da una condizione precisa: 3 docenti su 4 non usano ancora l'IA, il 69% di chi non la usa dichiara di non avere le competenze per farlo, e il corpo docente è tra i più anziani d'Europa. Nei sistemi che avanzano più velocemente, a queste caratteristiche demografiche corrispondono piani di riqualificazione professionale strutturati.
Il prossimo ciclo TALIS misurerà se il 25% italiano si avvicina al 36% OCSE. Nel frattempo, la distanza tra un modello teorico avanzato e la percentuale di docenti con le competenze per applicarlo è la variabile che conta di più.