Il Governo Meloni raggiunge 1.413 giorni consecutivi in carica, primato assoluto della storia repubblicana. Nel bilancio di legislatura Palazzo Chigi rivendica aumenti fino a 412 euro lordi al mese ai docenti entro il 2027. La cifra è reale, ma è la somma di tre rinnovi contrattuali consecutivi e cambia parecchio quando si guardano netti, inflazione e classifiche internazionali.
Da dove arrivano i 412 euro
I 412 euro lordi entro gennaio 2027 sono la somma dei rinnovi 2019-2021, 2022-2024 e 2025-2027 calcolata su 13 mensilità. L'ultimo tassello, il CCNL Istruzione e Ricerca, è stato sottoscritto in via definitiva all'ARAN il 1° luglio 2026 e vale in media 143 euro lordi al mese per i docenti (107 euro per gli ATA), con arretrati compresi tra 815 e 1.250 euro a seconda dell'anzianità. La firma è arrivata sotto la gestione del ministro Giuseppe Valditara, in carica dal 22 ottobre 2022, con tre contratti chiusi in cinque anni e la parte normativa che resta ancora aperta al tavolo.
Dai lordi ai netti: quanto entra davvero in busta paga
Sui 143 euro lordi del solo CCNL 2025-2027 le trattenute (IRPEF progressiva, INPS al 9,19%, addizionali regionali e comunali) portano il netto in una forbice tra 85 e 110 euro al mese, a seconda di scaglione e residenza. Applicando le stesse proporzioni ai 412 euro complessivi entro il 2027, il netto si ferma intorno ai 250 euro mensili, circa 3.200 euro all'anno su 13 mensilità. È un miglioramento reale, ma va confrontato con l'inflazione italiana cumulata: il triennio 2022-2024 ha bruciato circa il 16% del potere d'acquisto secondo l'indice IPCA depurato che lo stesso ARAN usa per calibrare i rinnovi.
Il confronto internazionale racconta un'altra storia
Il rapporto Education at a Glance 2025 dell'OCSE, pubblicato il 9 settembre 2025, misura la distanza reale. Negli ultimi dieci anni i salari reali dei docenti italiani sono scesi del 4,4%, mentre nell'area OCSE sono cresciuti in media del 14,6%. Un insegnante a inizio carriera in Italia guadagna circa 27.000 euro lordi annui: in Germania supera i 51.000, in Lussemburgo sfiora i 58.000. Il divario con la media europea è di circa 9.800 dollari all'anno, il 15% in meno. E rispetto ai laureati italiani a tempo pieno un docente prende il 33% in meno, contro un gap medio OCSE del 17%. Nella stessa fotografia la spesa italiana per studente della secondaria resta sotto la media internazionale, con retribuzioni tabellari che partono più in basso e progrediscono lentamente lungo la carriera.
Cosa cambia nel cedolino e quali risorse restano fuori
L'anticipo è già nelle buste paga estive: nel cedolino di agosto 2026 molti insegnanti hanno trovato 143 euro lordi in più e arretrati fino a 855 euro. Il salto pieno arriverà a gennaio 2027, quando entrerà a regime l'ultima quota tabellare. Nel frattempo resta aperta la partita sulle risorse complessive: la polemica tra Valditara e Schlein sull'incremento dell'11% in due manovre pesa proprio sulla base di calcolo da cui partono gli aumenti. Per le famiglie il conto arriva anche fuori dalla busta paga: si veda il ritorno a scuola 2026 con lo zainetto tecnologico, che tra dispositivi e materiali digitali sposta di parecchio la spesa media a carico dei genitori. Il quadro sindacale guarda già oltre: si veda anche il contratto scuola con 143 euro e 855 di arretrati nel cedolino di agosto, che fotografa la tenuta dei nuovi tabellari in agosto.
Il prossimo passaggio negoziale, il CCNL 2028-2030, dovrà partire da una base salariale ancora sotto la media europea e da una spesa per l'istruzione che l'OCSE colloca stabilmente sotto il 4% del PIL. Sarà lì, non nei consuntivi di legislatura, che si misurerà se il divario comincia davvero a ridursi.