L'educazione sessuo-affettiva a scuola cambia perimetro dal 7 luglio 2026, quando è entrata in vigore la Legge 9 giugno 2026, n. 104 - Gazzetta Ufficiale sul consenso informato in ambito scolastico. Il testo esclude nell'infanzia e nella primaria le attività su temi attinenti alla sessualità e, nelle secondarie di primo e secondo grado, richiede il consenso scritto dei genitori (o dello studente maggiorenne) almeno 7 giorni prima delle attività extracurricolari o di ampliamento dell'offerta formativa che trattano affettività e sessualità. Il 7 agosto è partita la raccolta di 500.000 firme per il referendum abrogativo, con scadenza il 30 settembre.
Cosa prevede la legge 104/2026
La norma impone tre passaggi operativi. Primo: la scuola invia alle famiglie, con almeno una settimana di anticipo, i materiali, gli obiettivi, i temi e l'indicazione degli eventuali esperti esterni. Secondo: il consenso deve essere raccolto in forma scritta e può essere negato senza motivazione. Terzo: agli studenti privi di consenso la scuola deve garantire un'attività alternativa nello stesso orario, così da non lasciare nessuno fuori dalla lezione. La legge non prevede risorse aggiuntive perché contiene una clausola di invarianza finanziaria: l'organizzazione ricade interamente sulle scuole, che devono redigere informative, gestire alternative e curare la documentazione senza fondi dedicati né ore di funzione aggiuntiva. Le nuove regole per l'anno scolastico 2026/27 richiedono quindi una programmazione più capillare già dai collegi di settembre, con effetti diretti sui piani annuali dei consigli di classe.
20 Paesi UE la rendono obbligatoria, l'Italia no
Il dato più netto lo fornisce lo studio del Parlamento europeo sull'educazione sessuale integrale719998_EN.pdf): 20 dei 27 Stati membri prevedono un'educazione sessuo-affettiva obbligatoria nel curricolo scolastico. Fuori dall'obbligo restano sette Paesi: Bulgaria, Cipro, Italia, Lituania, Polonia, Romania e Ungheria. Nei Paesi con curricolo obbligatorio, l'introduzione risale a decenni fa: Svezia dal 1955, Germania dal 1968, Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, Francia dal 1998, Irlanda dal 2003. In Svezia, quando il curricolo è stato introdotto, l'attuale generazione di nonni italiani non era ancora nata.
Il quadro tecnico di riferimento europeo esiste dal 2010: sono gli Standard per l'educazione sessuale in Europa dell'OMS Regione Europa e del BZgA tedesco, che definiscono percorsi graduali per fasce d'età (dai 4 anni in su) basati su evidenze scientifiche. Gli standard collocano i primi contenuti sull'identità corporea, sui nomi corretti delle parti del corpo e sul rispetto dei confini nella fascia 4-6 anni, e trattano consenso, contraccezione e prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili a partire dai 9 anni. La legge italiana si muove nella direzione opposta: in Italia dal 7 luglio la fascia 3-11 anni resta esclusa da qualsiasi attività aggiuntiva su questi temi, salvo quanto già previsto dalle Indicazioni nazionali.
Cosa cambia per docenti, presidi e famiglie
Nelle secondarie ogni progetto va disaggregato: informativa 7 giorni prima, raccolta consensi, attività alternativa. Nei collegi docenti si porrà la questione di quali contenuti rientrino nella dicitura "temi attinenti alla sessualità": una lezione su Catullo o sul Decameron resta curricolare, ma un laboratorio interdisciplinare sul consenso o sulla violenza digitale rientra nell'ampliamento dell'offerta formativa e richiede quindi il consenso scritto. Il perimetro non è netto e molte scuole, per prudenza, potrebbero rinunciare del tutto ai progetti facoltativi.
Il nodo delle risorse pesa anche sulle iniziative territoriali. Il bando di Roma Capitale per 15 scuole stanzia 28mila euro complessivi, meno di 1.900 euro a istituto: cifre compatibili con qualche laboratorio, non con un progetto strutturato di educazione sessuo-affettiva. Sul fronte psicologico resta il tema della continuità: come mostrano le esperienze di psicologo scolastico stabile, poche sedute sporadiche non sostituiscono un servizio continuativo, che oggi la maggior parte delle scuole non ha in organico.
Il referendum abrogativo, firmabile online via SPID entro il 30 settembre, ridiscute proprio questo perimetro. Le scuole intanto devono decidere ora, con le programmazioni di settembre, quali progetti considerare attinenti alla sessualità e quali gestire come contenuto ordinario delle discipline.