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128 scuole accorpate in Campania, ma il Sud paga il quadruplo dei tagli

128 scuole soppresse in Campania: il Consiglio di Stato chiude il contenzioso. I dati per regione mostrano che al Sud i tagli pesano 4 volte di più.

La sentenza del Consiglio di Stato del 19 maggio 2026 sul dimensionamento scolastico in Campania è definitiva: la riduzione di 128 istituzioni va avanti, e la Regione deve accettare il calo da 965 a 839 autonomie scolastiche. Ma il caso campano è la punta visibile di un fenomeno che attraversa l'intero paese con un peso molto disomogeneo tra le regioni.

La sentenza in Campania: cosa ha deciso il Consiglio di Stato

Il Tar Campania aveva accolto il ricorso della Regione nell'ottobre 2025, impugnando il piano ministeriale per un conteggio degli alunni ritenuto non corretto: circa 25.000 studenti campani risultavano esclusi dal calcolo, con uno scarto dello 0,78% rispetto ai parametri ufficiali.

Il Consiglio di Stato ha ribaltato quella decisione: la differenza rientra nei margini di tolleranza previsti dalla normativa. La riduzione da 965 a 839 autonomie scolastiche campane è confermata. Il ministro Valditara ha commentato la sentenza come una conferma della legittimità dell'operazione.

Il quadro normativo è fissato dal Decreto-Legge 1/2025, che ha definito i criteri per il triennio 2024/2025-2026/2027 con un coefficiente minimo di 900-1.000 alunni per istituzione, quasi il doppio della soglia di 600 che valeva in precedenza.

I dati regione per regione: dove i tagli pesano di più

Se il dato nazionale già colpisce (da 8.511 a 7.600 istituzioni in tre anni, calo dell'11%) i dati per regione raccontano una storia molto diversa. In Basilicata sono state soppresse il 24% delle istituzioni: una su quattro. In Calabria il 22%. In Campania, il caso più discusso sul piano giuridico, il 16%. Le regioni del Nord hanno subito tagli percentuali significativamente inferiori.

Il motivo è strutturale: il nuovo coefficiente minimo penalizza le aree a bassa densità demografica. I piccoli comuni delle aree interne e montane del Sud, dove molti plessi non raggiungono i 300 iscritti, non possono rispettare la soglia dei 900-1.000 alunni richiesti per una istituzione autonoma. Il risultato è che i dirigenti scolastici si trovano a gestire plessi a decine di chilometri di distanza, e gli studenti percorrono tragitti sempre più lunghi per raggiungere la sede del proprio istituto.

Il risparmio atteso dall'intero piano ammonta a 88 milioni di euro in 9 anni, concentrato soprattutto sulla riduzione di incarichi di dirigenza scolastica e DSGA. Una cifra distribuita uniformemente sull'intero sistema, mentre i tagli si concentrano al Sud. Al personale scolastico colpito si aggiungono riduzioni in busta paga che i sindacati contestano al governo.

Il doppio effetto: istituti giganti al Nord, pluriclassi al Sud

Il dimensionamento scolastico produce conseguenze opposte a seconda della latitudine. Al Nord si moltiplicano gli istituti da oltre 2.000 studenti, con strutture spesso inadeguate al numero di alunni: un disagio che gli studenti lombardi hanno portato in piazza contro il degrado scolastico.

Al Sud, il fenomeno è inverso. I dati INDIRE censiscono 1.835 scuole primarie con pluriclassi attive su 12.011 piccole scuole in Italia. In Basilicata il fenomeno riguarda il 28% delle piccole scuole. Le pluriclassi si stanno espandendo dalle aree di montagna alle periferie urbane. Per gli studenti con bisogni educativi speciali, garantire supporto specialistico in plessi sempre più ridotti è più difficile: il Consiglio di Stato ha riconosciuto il diritto agli strumenti compensativi per gli studenti con difficoltà di apprendimento.

Secondo i dati MIM sull'anno scolastico 2024/2025, gli studenti complessivi sono 7,1 milioni in 362.115 classi. Con il calo demografico in accelerazione, la pressione sulla rete scolastica cresce, ma i suoi effetti colpiscono in modo profondamente diverso le regioni italiane.

La sentenza del Consiglio di Stato chiude il contenzioso campano, non il problema. Nei prossimi due anni scolastici il piano di dimensionamento scolastico previsto dal DL 1/2025 avanzerà nelle regioni ancora in fase di attuazione. Per le comunità del Mezzogiorno già colpite dai tagli, la sfida non è più giuridica: è capire fino a dove si può ridurre una rete scolastica prima che il servizio smetta di essere accessibile per chi vive lontano dai centri urbani.

Pubblicato il: 20 maggio 2026 alle ore 13:59