Dai frammenti della Sindone prelevati nel 1978 e rianalizzati con tecniche di sequenziamento moderne emergono quattro lignaggi di DNA mitocondriale umano distinti. Il più abbondante, pero, coincide con quello del medico legale che raccolse i campioni quasi cinquant'anni fa, senza guanti.
Sette frammenti, quattro lignaggi umani
Lo studio internazionale pubblicato su Scientific Reports, guidato da Alessandro Achilli dell'Università di Pavia e Gianni Barcaccia dell'Università di Padova con la partecipazione dell'Ateneo di Torino, ha estratto sequenze genomiche da sette dei frammenti disponibili. I ricercatori hanno identificato quattro linee mitocondriali distinte: K1a1b1a, H2a2, H1b (diffuso nell'Eurasia occidentale) e H33, un profilo raro presente nel Vicino Oriente.
Accanto al DNA umano, il tessuto conserva un microbioma complesso: batteri della pelle umana, archei tipici di ambienti salini, funghi e muffe. Sono state trovate anche tracce genetiche di carota, grano, mais, banane e arachidi, di bovini, suini, polli, cani e gatti e di corallo rosso endemico del Mediterraneo. Non tutte queste specie erano coltivate o presenti in Europa al momento in cui la tradizione colloca l'origine del lenzuolo, il che indica una lunga storia di contaminazioni successive stratificate sul tessuto.
Il DNA piu abbondante e quello di chi tocco il tessuto nel 1978
Il primo dei quattro lignaggi, K1a1b1a, non è un profilo qualunque: è caratteristico degli ebrei ashkenaziti e corrisponde esattamente al mitogenoma di Pierluigi Baima Bollone, il medico legale torinese che nel 1978 effettuò il prelievo dei campioni. L'analisi delle proteine cutanee rilevate sui frammenti confermerebbe inoltre che la manipolazione avvenne senza guanti, in condizioni non sterili, e la firma biologica del prelevatore si è così impressa sul tessuto.
Il risultato ribalta la logica dell'indagine. Come spiegano gli autori, le contaminazioni del 1978 hanno coperto molte delle tracce genetiche precedenti, e sui lignaggi H1b e H33 non è possibile stabilire quando siano finiti sul tessuto. Il terzo profilo umano identificato, H2a2, corrisponde alla sequenza rCRS usata come standard nei laboratori di sequenziamento in tutto il mondo, un ulteriore indizio di quanta contaminazione moderna sia entrata nell'analisi.
Nemmeno il radiocarbonio riesce a puntare al primo secolo. La datazione di due fili prelevati dalla teca, riportata nello stesso studio, li colloca a 1534 e 1694 CE, coerente con gli interventi di riparazione noti in quelle date. La Sindone che il DNA riesce a raccontare oggi è quella dei restauratori e dei ricercatori, non quella del primo secolo. Un problema che riguarda anche altri campi della genetica moderna, dove un 47% di topi di laboratorio ha un DNA che non torna rispetto ai profili di riferimento attesi.
Cosa cambia per la genetica dei reperti storici
Il paper diventa un caso di scuola. Ogni volta che un reperto viene manipolato senza protocolli sterili, la firma di chi lo tocca finisce nel campione e diventa il segnale più forte alle successive analisi genomiche. Sui frammenti della Sindone questo effetto è amplificato dal fatto che il DNA umano originario, dopo secoli di esposizione, era già estremamente degradato e frammentato: bastano poche cellule fresche di un operatore per surclassare quantitativamente le tracce antiche.
Il valore dello studio sta proprio nell'aver ricostruito da quantità minime e di qualità bassa sequenze utilizzabili, un lavoro tecnicamente affine a quello con cui il pangenoma italiano legge sequenze del DNA finora scartate. La conseguenza pratica per musei, laboratori e sovrintendenze è chiara: senza guanti, mascherine e archiviazione controllata, la prossima analisi troverà più tracce del conservatore che dell'oggetto. E su reperti già contaminati, come questi, ogni nuovo prelievo aggiunge rumore invece di rimuoverlo.
Il lavoro di Pavia e Padova non risolve la domanda sull'età del lenzuolo, ma stabilisce un punto fermo metodologico: i reperti storici vanno trattati come scene forensi, perchè ogni contatto lascia una firma leggibile per decenni.