{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Metasuperfici e onde: chi finanzia il futuro delle telecomunicazioni

Il progetto WePhICom finanziato con 10 milioni dal Consiglio europeo della ricerca ha sedi a Berlino, Parigi, New York e Zurigo. In Italia nessuna.

Il progetto che promette di riportare le telecomunicazioni all'analogico, superando il paradigma degli 0 e 1, vale 10 milioni di euro e ha sedi a Berlino, Parigi, New York e Zurigo. Nessuna in Italia, benché il coordinatore, Marco Di Renzo, sia cresciuto scientificamente all'Aquila, dove ha presentato la ricerca il 7 settembre 2026 alla XXVI Riunione Nazionale di Elettromagnetismo.

Le onde tornano a fare i calcoli al posto dei chip

Il progetto si chiama WePhICom (Waves, Physics, Information and Computation) ed è uno dei 66 team vincitori dei Synergy Grants 2025 del Consiglio europeo della ricerca, annunciati il 6 novembre 2025. In quel round l'ERC ha distribuito 684 milioni di euro complessivi, con un tetto di 10 milioni e sei anni di durata per ciascun progetto.

L'idea è tecnicamente radicale. Oggi ogni comunicazione wireless spende energia per trasformare un'onda elettromagnetica in una sequenza di 0 e 1, elaborarla nei chip digitali e poi riconvertirla in onda quando raggiunge il destinatario. WePhICom vuole saltare quel passaggio usando metasuperfici: fogli sottili in cui migliaia di antenne e sensori miniaturizzati vengono modulati per manipolare direttamente le onde, senza convertirle in bit. Le prime prove in ambiente reale, riportate da Di Renzo, sono state effettuate a Wuhan, in Cina.

Berlino, New York, Parigi, Zurigo: la mappa senza l'Italia

Le quattro sedi di WePhICom raccontano dove oggi si concentra il capitale scientifico sulle telecomunicazioni post-digitali. Con Di Renzo coordinano il progetto Giuseppe Caire della Technische Universität Berlin, Andrea Alù dell'Advanced Science Research Center della City University of New York e Christoph Studer dell'ETH di Zurigo. Nessuna delle quattro istituzioni è italiana.

Eppure il curriculum del capofila italiano parte da qui: Marco Di Renzo ha ottenuto laurea e dottorato all'Università dell'Aquila, nel 2003 e nel 2007, poi si è trasferito in Francia al CNRS, dove oggi dirige il gruppo Intelligent Physical Communications al Laboratoire des signaux et systèmes di Paris-Saclay. Da gennaio 2025 è anche Professor of Telecommunications Engineering al King's College di Londra. È a lui che l'ERC ha affidato il coordinamento europeo, ma il grant seguirà l'affiliazione, non la biografia.

Il caso non è isolato. Nel round Starting Grants 2026 dell'ERC 50 ricercatori italiani hanno vinto un finanziamento, ma solo 22 hanno scelto di portarlo in un'istituzione italiana: significano circa 42 milioni di euro di grant ERC che escono dall'Italia in un solo bando. L'Italia risulta seconda in Europa per talento prodotto, sesta per capacità di trattenerlo.

Cosa perde chi fa ricerca in telecomunicazioni in Italia

Un Synergy Grant non è solo denaro. Sono sei anni di infrastrutture condivise, testbed sperimentali, chip prototipali, contratti per dottorandi e postdoc, brevetti che restano dove il progetto è ancorato. Quando la mappa istituzionale non tocca l'Italia, i giovani ricercatori che vogliono lavorare su metasuperfici e 6G devono trasferirsi. È lo stesso schema che emerge tra i quattro ricercatori italiani di Berkeley che si occupano di AI e robotica, divisi tra il desiderio di rientrare e i vincoli concreti: burocrazia, stipendi, competitività dei laboratori.

Il flusso di partenze coincide con la difficoltà crescente della comunità scientifica italiana a fare massa critica su temi di frontiera. Nelle stesse settimane in cui l'ERC pubblicava i vincitori Synergy, il MUR e il Cnr commemoravano la geologa dell'Irpi Paola Reichenbach, ricordata come figura chiave della ricerca italiana sui rischi idrogeologici: un promemoria del fatto che le competenze non si improvvisano in tempi brevi. Nelle telecomunicazioni avanzate un decennio di formazione specialistica è la soglia minima, e la specializzazione dei tremila giovani che ogni anno emigrano nella ricerca non torna con i saldi migratori generali.

Il prossimo bando Synergy si chiuderà nel 2027. La domanda utile per chi guarda al futuro dei fondi europei non è se WePhICom porterà l'analogico dentro il 6G, cosa su cui la comunità scientifica è oggi ottimista, ma quante delle prossime sedi vincenti saranno da questa parte delle Alpi.

Pubblicato il: 8 settembre 2026 alle ore 15:20