Si chiama THInkPen ed è una penna a inchiostro con sensori integrati: scrive su carta normale ma registra pressione sul foglio, fluidità del movimento, inclinazione e frequenza. Il Politecnico di Milano e l'Università dell'Insubria l'hanno testata su oltre 700 bambini di scuola primaria e secondaria di primo grado, e hanno pubblicato i risultati sulla rivista Plos Digital Health.
Come funziona la penna sensorizzata
La sperimentazione è passata dal BVSCO-3, la batteria per la valutazione clinica della scrittura considerata il gold standard italiano. Ogni bambino ha eseguito due prove standard con la penna smart mentre i sensori raccoglievano indicatori nei domini Tempo, Forza, Fluidità, Inclinazione e Frequenza. Gli algoritmi di intelligenza artificiale hanno correlato queste misure con i punteggi clinici del test cartaceo, sulla scia della ricerca italiana attiva anche all'estero, come raccontano le storie dei quattro ricercatori italiani a Berkeley che si occupano di AI e robotica. Rispetto ai tablet usati in altri protocolli, THInkPen mantiene la scrittura su carta: un dettaglio che riduce l'artificiosità del setting di laboratorio e permette di osservare il gesto reale del bambino in classe. I modelli di classificazione binaria hanno distinto con successo gli studenti con difficoltà di scrittura da quelli proficienti, come mostra lo studio pubblicato sulla rivista Plos Digital Health.
Il divario diagnostico che uno screening in aula potrebbe ridurre
La novità clinica ha però una ricaduta più larga. I dati del Ministero dell'Istruzione e del Merito sugli alunni con DSA nel 2022/2023 fotografano un'Italia divisa in due sulle certificazioni: gli alunni con Disturbi Specifici dell'Apprendimento sono il 6% del totale (354.569 in valore assoluto, contro lo 0,9% del 2010/11), ma la percentuale sale al 7,9% al Nord Ovest e crolla al 2,8% nel Mezzogiorno. Valle d'Aosta e Liguria superano l'8%, mentre Calabria e Campania restano sotto il 2%. Il divario non è biologico: misura l'accesso ai servizi di neuropsichiatria infantile, non la reale prevalenza dei disturbi. Cristiano Termine, docente di neuropsichiatria infantile dell'Insubria e coautore dello studio, ricorda che i servizi di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza affrontano una domanda crescente e liste d'attesa lunghe. Uno strumento di screening che vive dentro l'aula, e non dopo mesi di attesa, sposta la prima intercettazione al punto in cui il disturbo si manifesta: durante l'apprendimento della scrittura, in seconda o terza primaria. La sola disgrafia pesa per il 21,5% delle certificazioni DSA, con 110.937 alunni in un anno, senza contare i casi sospetti che al Sud non arrivano mai a essere valutati. È una dinamica che ricorda quella descritta quando anni di difficoltà economiche accelerano l'invecchiamento del cervello: le disuguaglianze territoriali si sedimentano nei percorsi individuali.
Cosa cambia per docenti e famiglie
Per il maestro che segue un alunno con grafia lenta o pressione anomala, oggi il percorso passa da una segnalazione informale alla richiesta di una valutazione clinica, con tempi che in molte regioni si misurano in mesi. Se lo screening con penna smart entra nelle scuole, l'istituto avrà un dato oggettivo da consegnare alla famiglia e al servizio pubblico: non una diagnosi, ma un indicatore misurato in condizioni reali. I ricercatori hanno mostrato che molti indicatori raggiungono un plateau già in terza primaria, il che rende la finestra tra prima e terza il momento più utile per individuare chi resta indietro. Il brevetto è depositato dal Politecnico di Milano insieme all'Università Statale di Milano; la sperimentazione, ora chiusa, apre alla fase in cui lo strumento deve essere industrializzato e reso accessibile alle scuole. Restano da definire costi, formazione degli insegnanti e integrazione con i protocolli clinici, mentre altri fattori ambientali, come l'impatto del caldo e dell'umidità sui bambini a scuola, stanno già modificando le condizioni di apprendimento.
Il passaggio dalla ricerca alla dotazione scolastica richiederà interlocuzione con il Ministero e con le ASL, oltre che tempi diversi tra Nord e Sud. La finestra di intervento, cioè le classi in cui la scrittura si sta ancora consolidando, è stretta.