Dieci recite dall'8 al 27 giugno 2026, nove biglietti già esauriti a quattro giorni dal debutto: la Carmen alla Scala firmata da Damiano Michieletto con Myung-Whun Chung sul podio ha bruciato la disponibilità prima ancora di entrare in cartellone. Resta qualche posto solo per la replica del 25 giugno.
Chung al Piermarini con la coproduzione Royal Opera-Teatro Real
L'allestimento è nuovo ed è frutto di una coproduzione con la Royal Opera House di Covent Garden e il Teatro Real di Madrid. Sul podio Chung dirige Orchestra e Coro scaligeri: una presenza costante dei cartelloni milanesi dal 1989, con oltre 140 concerti diretti fra Piermarini e tournée.
Nel cast si alternano due Carmen: Clémentine Margaine, già protagonista al Metropolitan, a Vienna e a Parigi, recita l'8, il 12, il 16, il 22 e il 25 giugno; Stéphanie d'Oustrac firma le altre cinque date. Don José è Vittorio Grigolo per cinque sere, Matthew Polenzani per quattro. Escamillo è il basso georgiano Giorgi Manoshvili, al debutto scaligero, alternato all'ucraino Andrii Kymach. Per Chung è il passo che precede l'inaugurazione della Stagione 2026/2027, prevista con l'Otello di Verdi.
Il finale di Carmen e i 97 femminicidi del 2025
Michieletto sposta il fuoco sul femminicidio: l'omicidio di Carmen per mano di Don José, scritto nel 1875, oggi si legge come una notizia di cronaca. I numeri italiani aggiornati danno corpo alla rilettura. Secondo il rapporto del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell'Interno pubblicato il 19 gennaio 2026, nel 2025 sono state 97 le donne uccise, contro le 118 del 2024: una contrazione del 18%. Di queste, 85 sono morte in ambito familiare o affettivo, cioè l'87,6% del totale; 62, il 63,9%, per mano del partner o dell'ex.
Il dato che lega Bizet alla cronaca è proprio quel 63,9%: sei donne uccise su dieci muoiono per un legame affettivo non accettato, esattamente la dinamica del quarto atto dell'opera. «Carmen parla anche e soprattutto di libertà», spiega il regista. «La figura femminile incarna l'idea di libertà assoluta, che comporta una vita da esclusa e isolata, come quella di un animale randagio. Dall'altra, la madre di Don José tenta di legare il figlio a sé, costringendolo a obbedire». Il calo complessivo è interamente assorbito dalla riduzione dei delitti familiari, scesi del 16%, non dagli omicidi commessi da estranei: la violenza arretra, ma resta concentrata in casa. Una constatazione che apparenta il libretto del 1875 alle ricostruzioni biografiche più recenti, come le nuove rivelazioni su Maria Seccardi, l'amore giovanile di Pasolini, dove il sentimento amoroso resta inestricabile dal contesto sociale e familiare in cui nasce.
Una Spagna rurale anni Settanta, senza folklore
La regia abbandona l'esotismo da cartolina che ha accompagnato l'opera per centocinquant'anni. Le scene di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti e le luci di Alessandro Carletti collocano la vicenda in una Spagna contadina degli anni Settanta, fra western alla Sergio Leone e neorealismo. Niente nacchere, niente toreri folkloristici: una periferia conformista in cui l'illegalità è l'unica via di fuga e i bambini giocano travestiti da cowboy.
La scelta riconferma il sodalizio fra Michieletto e il team che ha firmato Salome, Médée e Un ballo in maschera. È anche una lettura del libretto in chiave di linguaggio: spogliare i personaggi di ciò che è decorazione per restituirli a quello che dicono. Un esercizio in linea con la proposta Treccani di rimuovere 'minorato' dalla Costituzione, che ricorda quanto le parole condizionino quello che il pubblico vede.
La prossima tappa per Chung e per il Piermarini è l'apertura della Stagione 2026/2027 con l'Otello di Verdi. Fuori dal teatro, il prossimo appuntamento culturale a fascia ampia è la campagna nazionale #ioleggoperché 2025 per le biblioteche scolastiche, in partenza nelle prossime settimane.