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Teatri condominiali dell'Italia centrale da oggi sono patrimonio mondiale dell'Unesco

Il Comitato del Patrimonio mondiale iscrive 10 teatri condominiali dell'Italia centrale: 8 nelle Marche, uno in Umbria e uno in Emilia-Romagna.

Il Comitato del Patrimonio mondiale dell'UNESCO ha iscritto il 26 luglio 2026 il «sistema dei teatri condominiali all'italiana del XVIII e XIX secolo nell'Italia centrale» nella Lista del Patrimonio mondiale. La decisione, adottata nella 48ª sessione riunita a Busan, in Corea del Sud, dal 19 al 29 luglio, porta a 62 il numero di siti italiani riconosciuti dall'organizzazione, confermando il primato mondiale per numero di beni tutelati. Il riconoscimento chiude un percorso di candidatura avviato nel 2021 dalla sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni e sostenuto negli anni successivi dalla Regione Marche.

Otto teatri su dieci sono nelle Marche

Dei dieci teatri iscritti, otto si trovano nelle Marche: il Teatro Pergolesi di Jesi, il Ventidio Basso di Ascoli Piceno, il Serpente Aureo di Offida, il Teatro dell'Aquila di Fermo, il Lauro Rossi di Macerata, il Feronia di San Severino Marche, il Gentile da Fabriano e il Bramante di Urbania. Alla lista si aggiungono il Teatro Angelo Mariani di Sant'Agata Feltria, in Emilia-Romagna, e il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto, in Umbria. La candidatura è stata promossa dalla Regione Marche, guidata dal presidente Francesco Acquaroli, con il coordinamento del Ministero della Cultura tramite il Servizio UNESCO della Direzione generale Affari europei e internazionali. Alle attività hanno collaborato anche le Regioni Umbria ed Emilia-Romagna, i Comuni interessati, numerose realtà locali e il Ministero degli Affari Esteri, che ha curato i rapporti con l'organizzazione internazionale.

Un modello di gestione partecipata nato nell'Ottocento

I teatri condominiali nascono tra XVIII e XIX secolo dalla partecipazione diretta dei cittadini, che si tassavano per costruire l'edificio e ne condividevano proprietà, gestione e fruizione come comproprietari. Il modello, tipico dei borghi e dei piccoli centri dell'Italia centrale, ha permesso a intere generazioni di fruire di opera, musica classica e altre forme di spettacolo dal vivo, diventando un elemento identitario delle comunità locali. Gli edifici, tutti a sala all'italiana, conservano palchi su più ordini, foyer, ridotti e in molti casi impianti scenici storici ancora in uso. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha parlato di «orgoglio e soddisfazione», rilanciando la volontà di sostenere «l'intera rete nazionale dei teatri condominiali nel percorso di valorizzazione avviato con la candidatura». La sottosegretaria Borgonzoni, che ha seguito il dossier dal 2021 in qualità di sottosegretario con delega all'UNESCO, definisce la rete «un modello identitario unico in Europa»; la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha aggiunto che questi teatri «rendono unica l'identità italiana».

Con l'iscrizione, i dieci teatri entrano nei programmi di tutela e valorizzazione previsti dalla Convenzione UNESCO del 1972 e saranno inclusi nei piani di gestione condivisi tra Marche, Umbria ed Emilia-Romagna, con obblighi di monitoraggio periodico sullo stato di conservazione. La scheda ufficiale del sito seriale è consultabile sul portale del World Heritage Centre.

Pubblicato il: 26 luglio 2026 alle ore 15:16