Rete micorrizica: mappata nel 2025 l'immensa rete sotterranea di funghi
La rete micorrizica rappresenta la più vasta infrastruttura biologica terrestre, costituita da filamenti fungini chiamati ife che collegano le radici di circa il 70% delle piante. Questo sistema simbiotico, soprattutto attraverso i funghi micorrizici arbuscolari (Amf), consente uno scambio vitale: le piante cedono carbonio fotosintetico mentre i funghi forniscono acqua e nutrienti essenziali come fosforo e azoto. Un recente studio internazionale pubblicato su Science nel 2025 ha realizzato la prima mappa globale di questa rete, stimandone una lunghezza totale di circa 110 quadrilioni di chilometri, equivalenti a quasi un miliardo di viaggi di andata e ritorno Terra-Sole. Per realizzare questa mappa, sono stati raccolti dati da 322 ricerche e oltre 16.000 campioni di suolo provenienti da diversi ecosistemi, dai tropici alle tundre, utilizzando tecnologie avanzate di sequenziamento genetico, microscopia ad alta risoluzione e algoritmi di apprendimento automatico che hanno permesso di stimare la densità e biomassa della rete su scala planetaria. Questa imponente rete sotterranea è fondamentale per il ciclo del carbonio: una quota significativa del carbonio prodotto dalle piante viene trasferita ai funghi, immobilizzata nelle loro strutture e quindi sottratta all'atmosfera, influenzando direttamente la regolazione climatica globale. Dal punto di vista agricolo, la rete micorrizica migliora l'efficienza di assorbimento di nutrienti essenziali, contribuendo a ridurre il bisogno di fertilizzanti chimici e potenziando la produttività delle coltivazioni, soprattutto in condizioni di stress idrico. La mappa globale offre una base scientifica più robusta per comprendere questi processi e orientare pratiche agronomiche sostenibili. È importante chiarire alcune interpretazioni comuni: le micorrize non sono radici, ma associazioni simbiotiche tra radici e funghi, mentre non tutti i funghi sono micorrizici. Inoltre, la misura della sola lunghezza della rete non descrive pienamente il suo stato funzionale; biomassa, biodiversità e connettività ecologica sono elementi altrettanto determinanti. Lo studio rappresenta un punto di partenza per integrare queste conoscenze nei modelli climatici regionali e per sviluppare strategie agricole innovative, anche se rimane ancora molto da esplorare, soprattutto nelle aree tropicali e polari.