Povertà di raffreddamento: il divario nascosto dietro al caldo estremo
Il fenomeno della povertà di raffreddamento, analizzato da uno studio pubblicato su Nature Sustainability nel 2026, coinvolge oltre tre miliardi di persone in 28 Paesi del Sud globale, denotando una condizione di grave esposizione al caldo dovuta non solo all'assenza di aria condizionata ma anche a molteplici fattori strutturali. Questa deprivazione si articola su cinque dimensioni: l'esposizione climatica, la qualità delle abitazioni, l'accesso ai servizi, le condizioni di lavoro e lo stato di salute. Un ampio segmento della popolazione, circa 600 milioni di persone, vive una doppia o multipla deprivazione severa che aggrava la loro vulnerabilità, soprattutto in Asia meridionale e Africa subsahariana, ma anche in aree urbane di medie economie come il Brasile. Le differenze tra Paesi con condizioni climatiche simili mostrano come infrastrutture e sistemi sanitari più solidi contribuiscano a mitigare il fenomeno. L'area europea non è immune dal problema, come evidenziato dall'estate 2025 in cui ondate di calore estreme hanno causato circa 16.500 morti in eccesso attribuibili al cambiamento climatico. Le quattro dimensioni che alimentano queste disuguaglianze includono l’aumento delle temperature e delle notti tropicali, l’insufficienza di infrastrutture urbane adeguate come tetti isolanti e verde pubblico, la vulnerabilità sanitaria di soggetti fragili e infine la precarietà lavorativa soprattutto all’aperto. Tali fattori interagiscono complessamente e spiegano come la crisi termica sia un problema strutturale più che individuale. Sebbene l’aria condizionata possa rappresentare una soluzione parziale, essa è largamente diffusa solo in Paesi sviluppati e comporta un aumento significativo dei consumi energetici, contribuendo alle emissioni responsabili del riscaldamento globale, e favorendo una spirale di peggioramento delle condizioni climatiche. Interventi urbani come la creazione di spazi verdi, l’ombreggiamento, il miglioramento abitativo, l’accesso ad acqua potabile e le tutele sul lavoro sono fondamentali per rispondere in modo equo e sostenibile a questo problema. La povertà di raffreddamento quindi rappresenta non solo una questione di comfort, ma una mappa delle profonde disuguaglianze nella resilienza ai rischi climatici, su cui si deve intervenire con politiche pubbliche strutturate.