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I giovani non rifiutano la fatica, solo quella che li ricatta

La traccia C della maturità 2026, basata su un testo di Mario Calabresi tratto da "Alzarsi all'alba", è stata la più scelta dagli studenti italiani. Il tema della fatica, presentata non come sofferenza ma come determinazione e passione, ha stimolato un dibattito profondo sul rapporto tra giovani e sforzo, mettendo in luce come la fatica negata o svalutata dalla società contemporanea sia percepita dalle nuove generazioni in modo diverso. Non si tratta di pigrizia, ma di una selezione critica tra fatica che forma e fatica che sfrutta, in un contesto dove l'uso di strumenti come l'intelligenza artificiale modifica la percezione dello sforzo. La scelta degli studenti di discutere la fatica non rappresenta un gesto nostalgico, bensì un segnale della loro consapevolezza critica. La fatica che vedono non è quella tradizionale, incardinata nella sofferenza o nell'accettazione acritica, ma una fatica che costituisce un ancora di salvezza in un'epoca frammentata, in cui trovare senso e direzione è arduo. Il dibattito pubblico spesso fraintende questa dinamica associando l'uso dell'IA e la richiesta di condizioni lavorative dignitose a un rifiuto dello sforzo, ma i dati ISTAT raccontano di una generazione che pretende senso e giusta valorizzazione nel proprio impegno. Gli errori comuni nel discorso pubblico includono la confusione tra strumenti e attitudini, trattare la fatica come un concetto monolitico e confrontare le generazioni senza considerare i diversi contesti socioeconomici. Tuttavia, la questione centrale non è condannare la presunta pigrizia, ma comprendere meglio come riconoscere e valorizzare la fatica che effettivamente forma e promuove autonomia, distinguendola da quella che sfrutta e ricatta i giovani. La risposta a questa sfida spetta agli adulti, per tradurre le domande delle nuove generazioni in politiche e pratiche concrete.

Pubblicato: 25/06/2026