Colloqui deserti in Sardegna: una selezione su tre senza candidati
Il mercato del lavoro italiano nel 2025 presenta un fenomeno preoccupante: circa il 30,2% delle posizioni aperte resta senza candidati, con un picco del 30,8% in Sardegna, superando la media nazionale. Questo fenomeno, in forte crescita dagli anni precedenti (dallo 9,7% del 2017), non deriva da un calo della domanda di lavoro, bensì da una crescente selettività da parte dei candidati. Essi valutano attentamente le offerte considerando fattori come salario, orari e prospettive di crescita, rifiutando quelle che non soddisfano le loro aspettative o necessità. La Sardegna si distingue per un tasso di occupazione inferiore alla media nazionale (59,9% contro 66,3%) e un alto livello di giovani NEET, ma nonostante questo il numero di colloqui deserti resta elevato, segnalando un problema di qualità e adeguatezza delle offerte di lavoro più che una carenza di candidati. Il cambiamento nell'approccio dei lavoratori alle offerte di lavoro è evidente soprattutto tra i giovani under 35, con un record di 1,6 milioni di persone che hanno lasciato volontariamente il lavoro nel 2024, spinti da salari inferiori alla media europea e condizioni lavorative insoddisfacenti. Le ragioni del disallineamento tra domanda e offerta includono salari giudicati inadeguati, orari incompatibili con la vita privata, mancanza di prospettive di carriera e un divario geografico nelle opportunità lavorative. In Sardegna, dove molte PMI non riescono a competere con grandi aziende o con opportunità estere, queste dinamiche si riflettono in un elevato tasso di selezioni senza candidati. Una lettura attenta dei dati sottolinea che non si tratta di un rifiuto del lavoro in sé, ma delle condizioni proposte. Non è un fenomeno limitato ai giovani o alle regioni del Sud, ma diffuso anche in aree a piena occupazione del Nord-Est. Le imprese che migliorano retribuzioni, offrono percorsi formativi e maggiore flessibilità riscontrano maggiore interesse. Infine, la situazione italiana si differenzia da altri Paesi europei per la limitata capacità delle PMI di rispondere efficacemente al mismatch senza interventi esterni. La sfida è quindi duplice: da un lato le imprese devono adattare le offerte per attrarre candidati, dall'altro servono politiche pubbliche che supportino questa trasformazione.