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Giappone, le università femminili scendono da 98 a 66 in 27 anni
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Giappone, le università femminili scendono da 98 a 66 in 27 anni

Sugiyama Jogakuen resta solo per donne mentre Kyoto Notre Dame e Gakushuin chiudono. Il 70% degli atenei femminili è sotto quota.

L'università Sugiyama Jogakuen di Nagoya, fondata nel 1905 come scuola di cucito, ha confermato nel 2026 che resterà aperta solo alle donne. È una scelta controcorrente: in Giappone gli atenei femminili sono passati da 98 nel 1998 a 66 nel 2025, un calo di oltre il 30% in meno di tre decenni, e il 70% di quelli ancora attivi non raggiunge il numero minimo di matricole.

Il modello monosessuale non regge al calo demografico

La contrazione colpisce il sistema che fino agli anni Novanta era il più ampio al mondo per educazione femminile separata. La Keisen University di Tokyo ha chiuso le iscrizioni nel 2024 dopo anni di cali, insieme al Kobe Kaisei College. Nel 2026 anche la Kyoto Notre Dame University e il Gakushuin Women's College hanno sospeso il reclutamento. L'Aichi Shukutoku University, vicina di Nagoya, è passata al modello misto già nel 1995; la Kinjo Gakuin University lo farà a partire dall'anno accademico 2029.

Dietro la trasformazione c'è un dato demografico brutale. Il bacino delle diciottenni giapponesi si è dimezzato dal picco degli anni Novanta e continua a scendere. Nei 29 atenei femminili dell'area metropolitana di Tokyo il tasso di iscrizione è sceso sotto il 90% nel 2024. La Kyoto Women's University, che aveva perso duemila candidate tra il 2022 e il 2023 scendendo a seimila, ha recuperato seicento iscrizioni nel 2026 rilanciando l'identità solo femminile. Oltre la metà degli atenei femminili con corsi post laurea accetta già uomini nei master e nei dottorati, segno che il modello separato si è ridotto ai percorsi triennali e magistrali di primo livello.

Nagoya resiste puntando su cultura pop e industria creativa

Sugiyama Jogakuen è l'unica delle tre grandi università femminili della regione del Tokai a mantenere il modello. Il presidente Yasuo Sugiyama sostiene che negli atenei misti le studentesse interiorizzano ruoli di genere obsoleti, come l'idea che gli uomini debbano essere i leader. Per attrarre matricole, l'ateneo ha annunciato che dal 2028 rafforzerà l'offerta interdisciplinare con corsi su cultura pop e industria dell'intrattenimento.

La strategia dei pochi atenei rimasti punta su percorsi che il sistema generalista giapponese fatica a offrire: scienze della salute, nursing, cosmetologia, moda e culture creative. Alcuni, come la Japan Women's University, hanno aperto facoltà di ingegneria pensate per studentesse, nel tentativo di replicare l'esperienza delle Seven Sisters americane. Le iscrizioni crescono in modo diseguale: dove l'offerta è distintiva arrivano candidate anche dall'estero, altrove il calo prosegue senza freno.

Il paradosso STEM: Italia al 39%, Giappone sotto il 20%

Il dato più contraddittorio arriva dai confronti internazionali. Secondo i dati Eurostat sui laureati universitari UE 2024, nell'Unione europea le donne sono il 33,5% dei laureati in discipline STEM, con l'Italia al 39,3% che si piazza sopra la media. In Giappone la quota di donne tra i laureati nelle materie scientifiche e tecnologiche scende al 18,1% secondo l'OCSE, uno dei valori più bassi tra i paesi industrializzati.

Il modello degli atenei monosessuali era nato per colmare proprio questo divario, ma non è riuscito a reindirizzare la scelta delle matricole verso ingegneria e informatica, dove la quota femminile resta minima. In Italia non esistono università riservate alle donne e il gender gap resta comunque elevato nelle discipline ICT, con il 20,6% di nuove iscritte, ma le studentesse superano il 50% in matematica e scienze naturali, un risultato che l'offerta mista non ha impedito.

Il futuro dei 66 atenei femminili giapponesi dipenderà da quanti riusciranno a trasformare l'identità separata in un'offerta formativa distintiva. L'Education Research Institute della Mukogawa Women's University stima un ulteriore calo del numero di istituzioni nei prossimi cinque anni, soprattutto tra gli atenei privati più piccoli dell'area di Osaka e Kyoto.

Domande frequenti

Perché il numero di università femminili in Giappone è diminuito così drasticamente negli ultimi 27 anni?

Il calo è dovuto principalmente alla diminuzione del numero di giovani donne, conseguenza del declino demografico giapponese, che ha ridotto il bacino di potenziali studentesse e reso insostenibile il modello monosessuale per molte università.

Quali strategie stanno adottando le università femminili giapponesi per attrarre nuove iscritte?

Le università cercano di differenziarsi offrendo corsi innovativi in settori come cultura pop, industria creativa, scienze della salute e ingegneria pensata per donne, puntando su percorsi poco coperti dal sistema generalista e su un'identità distintiva.

Come si sta evolvendo l'accesso degli uomini agli atenei femminili in Giappone?

Oltre la metà delle università femminili consente già agli uomini di accedere ai corsi post laurea, come master e dottorati, mentre il modello separato rimane prevalentemente nei percorsi triennali e magistrali di primo livello.

Il modello delle università femminili ha contribuito a ridurre il divario di genere nelle discipline STEM in Giappone?

Nonostante le intenzioni iniziali, il modello non è riuscito a indirizzare significativamente più donne verso le discipline STEM, dove la quota di laureate resta tra le più basse dei paesi industrializzati, attestandosi al 18,1%.

Quali prospettive future attendono le università femminili giapponesi secondo le stime?

Si prevede un'ulteriore diminuzione del numero di università femminili nei prossimi cinque anni, soprattutto tra gli atenei privati più piccoli nelle regioni di Osaka e Kyoto, a meno che non riescano a rinnovare la loro offerta formativa.

Pubblicato il: 5 ottobre 2026 alle ore 16:20

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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