- La svolta di WhatsApp: account per i minori di 13 anni
- Come funzionano gli account gestiti dai genitori
- Funzioni limitate: cosa possono e cosa non possono fare i bambini
- Il nodo dell'età minima e il quadro normativo europeo
- Sicurezza digitale dei minori: un tema ancora aperto
- Domande frequenti
La svolta di WhatsApp: account per i minori di 13 anni
WhatsApp cambia rotta. Per la prima volta nella sua storia, la piattaforma di messaggistica più usata al mondo — oltre due miliardi di utenti — apre ufficialmente le porte agli under 13, ma a condizioni molto precise. L'annuncio, che arriva direttamente da Meta, riguarda il lancio di un nuovo tipo di account pensato specificamente per i bambini al di sotto della soglia anagrafica finora prevista dai termini di servizio.
Non si tratta, va detto subito, di un liberi tutti. Gli account per minori saranno interamente gestiti da un genitore, con funzionalità drasticamente ridotte rispetto a un profilo standard. Una mossa che prova a rispondere a una domanda sempre più pressante: come gestire la presenza digitale dei più piccoli in un'epoca in cui lo smartphone arriva spesso prima della scuola media.
Come funzionano gli account gestiti dai genitori
Il meccanismo è piuttosto lineare. Per attivare un account WhatsApp per un minore di 13 anni, il genitore deve collegare fisicamente il telefono del bambino al proprio dispositivo. Senza questo passaggio, l'account non può essere creato — o, se l'utente dichiara un'età inferiore ai 13 anni, viene automaticamente bloccato.
Stando a quanto emerge dalle prime informazioni disponibili, il genitore mantiene il controllo su diversi aspetti chiave:
- Chi può contattare il minore: è il genitore a decidere quali numeri o contatti possono inviare messaggi o effettuare chiamate verso l'account del figlio.
- Supervisione continua: il collegamento tra i due dispositivi consente al genitore di monitorare e modificare le impostazioni in qualsiasi momento.
- Blocco automatico: se il collegamento con l'account del genitore viene interrotto, il profilo del minore risulta inutilizzabile.
È un modello di parental control integrato direttamente nella piattaforma, diverso dalle soluzioni esterne — app di terze parti, filtri a livello di sistema operativo — a cui molte famiglie si sono affidate finora.
Funzioni limitate: cosa possono e cosa non possono fare i bambini
Qui sta il punto più significativo della novità. Gli account per under 13 non sono versioni in miniatura di WhatsApp. Sono qualcosa di radicalmente diverso.
I bambini potranno utilizzare esclusivamente messaggi e chiamate. Tutto il resto è escluso:
- Niente canali: la funzione lanciata nel 2023, che permette di seguire aggiornamenti pubblici da creator, testate giornalistiche e organizzazioni, non sarà accessibile.
- Niente chatbot o intelligenza artificiale: le integrazioni con Meta AI e i chatbot conversazionali, sempre più presenti nella piattaforma, restano fuori dal perimetro degli account per minori.
- Niente funzioni avanzate: sticker personalizzati, community, aggiornamenti di stato e altre feature sono assenti o fortemente limitate.
Una scelta che appare deliberata: ridurre al minimo l'esposizione a contenuti non controllabili, mantenendo solo la funzione comunicativa di base. WhatsApp diventa, per i più piccoli, poco più di un telefono digitale — con la crittografia end-to-end a proteggere le conversazioni.
Il nodo dell'età minima e il quadro normativo europeo
La decisione di WhatsApp si inserisce in un dibattito che in Europa — e in Italia in particolare — è tutt'altro che risolto. Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) fissa a 16 anni l'età per il consenso autonomo al trattamento dei dati personali, ma consente ai singoli Stati membri di abbassare la soglia fino a 13 anni. L'Italia ha scelto i 14 anni come limite.
Finora, WhatsApp richiedeva un'età minima di 16 anni nell'Unione Europea per creare un account (13 in altri Paesi). Con questa novità, Meta sembra voler aggirare il problema offrendo una soluzione tecnica: il minore non acconsente autonomamente al trattamento dei propri dati, perché è il genitore a farlo per lui, attraverso il collegamento obbligatorio tra dispositivi.
Resta da capire come questa architettura verrà valutata dalle autorità di regolazione europee, a partire dal Garante per la protezione dei dati personali italiano, che in passato ha già dimostrato di saper intervenire con decisione sulle piattaforme social — basti ricordare il caso TikTok nel 2021.
Il tema della sicurezza online dei minori, del resto, non riguarda solo la messaggistica. Anche Google Introduce la Rilevazione delle Truffe nei Messaggi di Testo: Un Passo Avanti nella Sicurezza Digitale sta lavorando su strumenti pensati per proteggere gli utenti più vulnerabili dalla crescente sofisticazione delle minacce digitali.
Sicurezza digitale dei minori: un tema ancora aperto
La mossa di WhatsApp arriva in un momento in cui la sicurezza dei minori online è al centro dell'agenda politica e istituzionale, in Italia e non solo. Il disegno di legge italiano sulla sicurezza dei minori nel mondo digitale, le nuove regole europee del Digital Services Act, le pressioni bipartisan del Congresso americano: tutto converge verso una stretta che le big tech non possono più ignorare.
Non mancano, però, le perplessità. I critici osservano che il collegamento con il telefono del genitore presuppone un livello di competenza digitale che non tutte le famiglie possiedono. E che la vera sfida non è tanto limitare le funzionalità di un'app, quanto educare i più piccoli a un uso consapevole della tecnologia.
C'è poi una questione di sicurezza più ampia che riguarda WhatsApp nel suo complesso. Come emerso nei mesi scorsi con il caso dello spyware Graphite, la piattaforma non è immune da vulnerabilità anche gravi. L'Allerta in Italia: il pericolo dello spyware Graphite su WhatsApp ha evidenziato come nemmeno la crittografia end-to-end possa considerarsi una garanzia assoluta, un aspetto che assume un peso ancora maggiore quando si parla di utenti minorenni.
La questione, insomma, resta aperta. WhatsApp ha fatto un passo — probabilmente inevitabile — verso il riconoscimento di una realtà di fatto: milioni di bambini sotto i 13 anni usano già la piattaforma, spesso con account registrati con date di nascita false. Meglio, ragiona Meta, offrire un ambiente controllato piuttosto che lasciare i minori in uno spazio progettato per gli adulti.
Sarà sufficiente? Difficile dirlo oggi. Ma è un segnale che anche a Menlo Park hanno capito che la regolamentazione, se non arriva dall'interno, finirà per arrivare dall'esterno. E in quel caso, le condizioni le detteranno altri.