- La scommessa pugliese sulla Physical AI
- 3,5 milioni per trasformare il mare in un'infrastruttura digitale
- Blue Economy italiana: un patrimonio da 216 miliardi
- Veicoli autonomi sottomarini: applicazioni civili, industriali e militari
- Il contesto europeo e la corsa alla robotica avanzata
- Domande frequenti
La scommessa pugliese sulla Physical AI
C'è una startup nel Mezzogiorno che vuole cambiare il modo in cui guardiamo al mare. Non come paesaggio, non come risorsa da sfruttare in modo tradizionale, ma come spazio operativo da digitalizzare. Si chiama Mirai Robotics, ha sede in Puglia e debutta nel settore della cosiddetta Physical AI — quell'area dell'intelligenza artificiale che non si limita al software ma governa macchine fisiche nel mondo reale — con un'ambizione dichiarata: costruire il primo hub europeo per i veicoli a guida autonoma marini.
Il nome non è casuale. Mirai in giapponese significa futuro. E il futuro, stando alla visione del fondatore e CEO Luciano Belviso, passa per gli oceani.
3,5 milioni per trasformare il mare in un'infrastruttura digitale
Il primo passo concreto è già stato compiuto. Mirai Robotics ha chiuso un round pre-seed da 3,5 milioni di euro, una cifra significativa per una realtà che si affaccia ora sul mercato, soprattutto se si considera il panorama italiano del venture capital, storicamente meno generoso rispetto ad altri ecosistemi europei.
I fondi raccolti serviranno a sviluppare veicoli autonomi destinati a operare in ambiente marino per missioni di natura diversa: civile, industriale e militare. L'obiettivo, come ha dichiarato lo stesso Belviso, è chiaro e ambizioso: «Vogliamo trasformare il mare in un'infrastruttura monitorata». Una frase che racchiude un programma tecnologico e, insieme, una visione strategica.
Se oggi monitoriamo con satelliti le foreste — come nel caso del nuovo satellite europeo Biomass per il monitoraggio ambientale — gli oceani restano in larga parte un territorio opaco, difficile da presidiare con continuità. Mirai Robotics intende colmare proprio questo vuoto.
Blue Economy italiana: un patrimonio da 216 miliardi
Il terreno su cui si muove la startup pugliese non è affatto marginale. La Blue Economy italiana — l'insieme delle attività economiche legate al mare, dalla pesca alla cantieristica, dalla logistica portuale al turismo costiero — ha un valore stimato in 216,7 miliardi di euro. Una cifra che colloca l'Italia tra i principali attori europei del settore, anche grazie a oltre 8.000 chilometri di costa e a una tradizione marittima millenaria.
Eppure, la digitalizzazione di questo comparto procede a rilento. La cosiddetta Ocean Economy — termine che indica la trasformazione tecnologica delle attività marine — rappresenta una frontiera ancora largamente inesplorata nel nostro Paese. Mentre settori come l'agricoltura e la manifattura hanno già avviato percorsi significativi di automazione e raccolta dati, il mare resta un ambiente in cui le operazioni si svolgono spesso con tecnologie datate, costi elevati e rischi considerevoli per gli operatori umani.
È qui che l'intelligenza artificiale applicata alla robotica marina può fare la differenza. E non si tratta solo di efficienza economica: il monitoraggio costante delle acque ha ricadute dirette sulla sicurezza nazionale, sulla tutela ambientale e sulla gestione delle emergenze.
Veicoli autonomi sottomarini: applicazioni civili, industriali e militari
Il cuore dell'attività di Mirai Robotics ruota attorno allo sviluppo di veicoli autonomi sottomarini e di superficie in grado di operare senza equipaggio. Le applicazioni potenziali sono molteplici:
- Monitoraggio ambientale: rilevamento dell'inquinamento marino, mappatura dei fondali, controllo dello stato di salute degli ecosistemi costieri.
- Sorveglianza e difesa: pattugliamento di aree sensibili, protezione di infrastrutture critiche sottomarine come cavi e oleodotti.
- Operazioni industriali: ispezione di piattaforme offshore, supporto alla cantieristica navale, raccolta dati per il settore energetico.
- Ricerca scientifica: esplorazione di aree marine profonde, raccolta di campioni, monitoraggio a lungo termine.
La Physical AI — l'intelligenza artificiale che agisce nel mondo fisico attraverso robot e veicoli — è il paradigma tecnologico su cui si fonda l'intera strategia dell'azienda. Un ambito in cui, a livello globale, i colossi tech stanno investendo cifre enormi: basti pensare a quanto sta facendo Google con il programma Gemini Robotics, che punta a integrare modelli di intelligenza artificiale generativa direttamente nei sistemi robotici.
Mirai Robotics si inserisce in questa traiettoria con un focus verticale sull'ambiente marino, una nicchia che poche realtà europee presidiano con competenze ingegneristiche proprietarie.
Il contesto europeo e la corsa alla robotica avanzata
La nascita di un hub di robotica marina in Puglia non è un fatto isolato, ma si colloca dentro una dinamica più ampia. L'Unione Europea ha identificato l'economia blu come uno dei pilastri della crescita sostenibile, e diversi programmi di finanziamento — da Horizon Europe al Fondo Europeo per gli Affari Marittimi — incentivano l'innovazione tecnologica nel settore.
L'Italia, tuttavia, sconta un ritardo strutturale. Se Paesi come la Norvegia, i Paesi Bassi e la Francia hanno già ecosistemi consolidati nella robotica subacquea e nei droni marini, il nostro Paese ha finora espresso il proprio potenziale soprattutto nella cantieristica tradizionale e nella ricerca accademica, senza riuscire a trasferire adeguatamente le competenze al tessuto imprenditoriale.
Mirai Robotics potrebbe rappresentare un punto di svolta. Il fatto che la sede sia nel Meridione aggiunge un ulteriore elemento di interesse: il Sud Italia ospita importanti basi navali, centri di ricerca marina e infrastrutture portuali che potrebbero fungere da ecosistema naturale per lo sviluppo e il test di veicoli autonomi.
La partita, naturalmente, è appena iniziata. Tre milioni e mezzo di euro sono una dotazione iniziale, non un traguardo. Ma la direzione intrapresa — portare l'intelligenza artificiale fuori dai data center e dentro il mondo fisico, a partire dal mare — intercetta una domanda tecnologica destinata a crescere nei prossimi anni. In un'epoca in cui la frontiera dell'innovazione non è più solo digitale ma sempre più capace di interagire con la realtà materiale, il progetto di Belviso merita attenzione. E, soprattutto, di essere seguito nel tempo.