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Chattare con i morti: la Grief Technology vale 30 miliardi, ma il prezzo psicologico resta un'incognita
Tecnologia

Chattare con i morti: la Grief Technology vale 30 miliardi, ma il prezzo psicologico resta un'incognita

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L'intelligenza artificiale permette di ricreare avatar digitali dei defunti per continuare a interagire con loro. Un mercato in espansione che divide esperti tra benefici terapeutici e rischi di dipendenza emotiva.

Sommario

Sembra la trama di un episodio di Black Mirror, eppure è cronaca. Nel 2025 il mercato della cosiddetta Grief Technology, la tecnologia applicata al lutto, ha superato i 30 miliardi di dollari di valore globale. Applicazioni basate sull'intelligenza artificiale consentono già oggi di ricreare l'avatar di una persona defunta, parlarci al telefono, scambiarci messaggi, persino vederla muoversi sullo schermo con espressioni facciali riconoscibili. La promessa è seducente: nessun addio deve essere definitivo. Ma dietro questa promessa si apre un territorio inesplorato, dove psicologia, etica e tecnologia si intrecciano in modi che nessun legislatore ha ancora saputo governare. Il fenomeno non riguarda una nicchia di appassionati. Coinvolge milioni di persone in lutto, famiglie che cercano conforto, e un'industria tecnologica che fiuta nel dolore umano un'opportunità commerciale senza precedenti.

Come funziona l'immortalità digitale

Creare il doppio digitale di chi non c'è più è, dal punto di vista tecnico, di una semplicità disarmante. All'intelligenza artificiale bastano i dati che già risiedono nei nostri smartphone: fotografie, video, conversazioni WhatsApp, note vocali. In pochi minuti il sistema incamera queste informazioni e genera una replica capace di imitare accenti, toni di voce, espressioni del viso. Più materiale viene fornito, più la simulazione risulta convincente. Il processo, va detto, funziona anche in prima persona: chi lo desidera può registrare oggi i propri dati per lasciare in eredità un avatar interattivo a figli e nipoti, una sorta di testamento digitale parlante. La potenza di calcolo necessaria per queste operazioni è resa possibile dall'evoluzione rapidissima dei processori dedicati all'AI, un settore dove la leadership nel mercato dei chip continua a crescere a ritmi impressionanti. Il risultato finale può essere sconvolgente: una videochiamata con un volto familiare che risponde, sorride, reagisce. Non è la persona amata. Ma la somiglianza è sufficiente a ingannare il cuore, se non la ragione.

Il costo di riportare in vita un avatar

Sul mercato operano già diverse piattaforme specializzate. ReliveAble permette di costruire un memoriale vocale del defunto, con pacchetti che oscillano tra i 100 e i 1.000 dollari. Seance AI offre simulazioni testuali gratuite, simili a una chat. HereAfter AI consente di registrare storie e ricordi mentre si è ancora in vita, creando un Life Story Avatar. Poi c'è App2Wai, co-fondata dall'ex star Disney Calum Worthy, che genera un avatar conversazionale partendo da soli tre minuti di video della persona in vita. Tre minuti: il tempo di un messaggio vocale un po' lungo. L'accessibilità economica di questi servizi ne accelera la diffusione. Non servono competenze tecniche particolari, non servono investimenti proibitivi. Basta uno smartphone e il desiderio, comprensibilissimo, di sentire ancora una volta quella voce. Questa democratizzazione, però, solleva interrogativi. Chi controlla la qualità delle risposte generate? Chi garantisce che l'avatar non produca frasi mai pronunciate dal defunto, creando falsi ricordi? Le aziende del settore, per ora, rispondono con termini di servizio generici e poche garanzie concrete.

Tra conforto temporaneo e dipendenza emotiva

Il dibattito tra gli esperti di salute mentale è tutt'altro che risolto. Alcuni psicologi riconoscono che queste applicazioni possono offrire un aiuto temporaneo nella fase più acuta del lutto, permettendo di gestire il rimpianto per le parole non dette, di elaborare un distacco graduale. Tuttavia, sull'uso prolungato le perplessità sono forti e documentate. Simulare la presenza di un morto attraverso l'AI potrebbe impedire l'accettazione della perdita, ritardando quel processo di adattamento alla vita senza la persona cara che la psicologia considera fondamentale. Il rischio di dipendenza emotiva dal bot è concreto, specialmente nei soggetti più fragili: anziani soli, adolescenti, persone con disturbi depressivi preesistenti. C'è poi un pericolo più sottile: la confusione tra memorie reali e memorie generate dall'algoritmo. Col tempo, chi interagisce regolarmente con l'avatar potrebbe non distinguere più ciò che la persona ha davvero detto da ciò che la macchina ha inventato. Infine, le reazioni imprevedibili dell'AI restano un problema irrisolto. Un avatar potrebbe pronunciare frasi fuori contesto, generare conflitti familiari o ferire involontariamente chi cerca solo conforto.

Il vuoto normativo e la minaccia deepfake

Al centro della Grief Technology si annida un problema etico enorme: il consenso. A meno che il processo non venga avviato dalla persona stessa prima del decesso, l'avatar viene creato senza alcuna autorizzazione del diretto interessato. La facilità con cui oggi si clona l'identità di qualcuno apre inoltre le porte a truffe sofisticate. I numeri sono eloquenti: i deepfake online sono passati dai 500.000 del 2023 agli 8 milioni nel 2025. Tra i casi più clamorosi, la truffa di Hong Kong del 2024, dove un dipendente ha bonificato 25 milioni di dollari dopo una videochiamata con colleghi che erano, in realtà, avatar generati dall'AI. Le frodi telefoniche con voci clonate di familiari in finto pericolo si moltiplicano. In Italia esiste una tutela sui dati delle persone defunte, gestiti dagli eredi, ma manca una legge specifica che regoli la creazione di avatar e chatbot post-mortem. Il diritto, come spesso accade, rincorre la tecnologia. E mentre le istituzioni europee iniziano a interrogarsi sugli impatti dell'AI anche in altri ambiti, come quello dell'editoria e delle ricerche online, il settore della Grief Technology resta sostanzialmente privo di regole.

Cimiteri digitali e il diritto al silenzio dei morti

Facebook si sta trasformando nel più grande cimitero digitale del pianeta. Con circa 50 milioni di decessi annui tra i suoi utenti, si stima che tra il 2070 e il 2098 gli account commemorativi supereranno quelli attivi. Ma vedere un defunto "rivivere" sullo schermo può essere devastante per chi resta. Lo sa bene Zelda Williams, figlia dell'attore Robin Williams, scomparso nel 2014. Zelda ha dovuto chiedere pubblicamente agli utenti di smettere di generare e diffondere video del padre ricreati con l'AI. Quello che qualcuno considera un omaggio, per i familiari è un'intrusione dolorosa su cui, oggi, non esiste alcun potere di veto legale. La domanda di fondo resta aperta e scomoda. Il dolore per una perdita è un problema da risolvere con la tecnologia, oppure un'esperienza umana necessaria? Il lutto ci rende vulnerabili, certo. Ma ci spinge anche verso gli altri, allena l'empatia, costringe a cercare conforto in relazioni autentiche. L'idea di lasciare una versione digitale di noi stessi che parli e interagisca con i nostri cari senza alcun controllo su ciò che dirà è, a seconda dei punti di vista, la più grande consolazione o la più inquietante eredità che la tecnologia possa offrire.

Pubblicato il: 15 aprile 2026 alle ore 09:16

Domande frequenti

Come funziona la creazione di un avatar digitale di una persona defunta?

La creazione di un avatar digitale avviene tramite intelligenza artificiale che elabora dati come foto, video, messaggi vocali e conversazioni digitali della persona defunta. Più materiale viene fornito, più l'avatar sarà realistico e capace di imitare voce, espressioni e comportamenti.

Quali sono i principali rischi psicologici legati all'uso della Grief Technology?

L'uso prolungato di avatar digitali può ostacolare l'elaborazione del lutto e creare dipendenza emotiva, specialmente nei soggetti più fragili. Inoltre, si rischia di confondere memorie reali con quelle generate dall'algoritmo, alterando il ricordo della persona scomparsa.

Quali sono i costi e l’accessibilità dei servizi di Grief Technology?

I servizi variano da piattaforme gratuite come Seance AI a soluzioni come ReliveAble, che offre memoriali vocali tra i 100 e i 1.000 dollari. La crescente accessibilità economica e tecnica ha contribuito alla diffusione di queste tecnologie.

Esistono normative che regolano la creazione di avatar digitali post-mortem?

Attualmente manca una normativa specifica che regoli la creazione di avatar e chatbot post-mortem. In Italia, solo la gestione dei dati dei defunti è affidata agli eredi, ma non esistono leggi che tutelino il consenso o il diritto al silenzio dei defunti.

Quali sono i principali rischi etici e legali associati alla Grief Technology?

La mancanza di consenso del defunto e la possibilità di uso improprio dell'identità digitale aumentano il rischio di truffe e deepfake. In assenza di regole chiare, familiari e utenti sono esposti a potenziali abusi e violazioni della privacy.

Cosa rappresentano i cimiteri digitali e quali problematiche sollevano?

I cimiteri digitali, come gli account commemorativi su Facebook, pongono interrogativi sul rispetto del dolore dei familiari e sul diritto al silenzio dei morti. La possibilità di vedere un defunto 'rivivere' online può risultare dolorosa e oggi non esiste un reale potere di veto da parte degli eredi.

Simona Alba

Articolo creato da

Simona Alba

Giornalista Pubblicista Simona Alba è una professionista dell’editoria, giornalista ed esperta in comunicazione con una solida specializzazione nella gestione di processi culturali e innovazione digitale. Laureata in Progettazione e gestione di eventi e imprese culturali a Firenze, ha proseguito il suo percorso accademico a Roma, presso l’Università La Sapienza, dove ha conseguito la laurea magistrale in Editoria e Giornalismo, focalizzandosi sull'analisi del panorama informativo contemporaneo e sul giornalismo d’inchiesta. Attualmente redattrice presso Edunews24, dove sviluppa contenuti focalizzati su istruzione, formazione, ricerca e nuove tecnologie. Nella sua attività professionale, coniuga il rigore dell'approfondimento giornalistico con le più avanzate strategie di analisi SEO e dinamiche del web, con l'obiettivo di rendere la divulgazione scientifica e culturale uno strumento accessibile per lo sviluppo dello spirito critico. Nel corso della sua carriera ha maturato esperienza all'interno di redazioni giornalistiche, distinguendosi per la capacità di interpretare la cultura come motore di cambiamento sociale e organizzativo.

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