- Il cambio al vertice della divisione AI di Apple
- Chi è Amar Subramanya, il nuovo uomo forte dell'AI di Cupertino
- La nuova Siri all'orizzonte: cosa cambia per Apple Intelligence
- Un segnale per il mercato del lavoro nell'intelligenza artificiale
- Domande frequenti
Il cambio al vertice della divisione AI di Apple
John Giannandrea non è più il capo dell'intelligenza artificiale di Apple. La notizia, anticipata nei mesi scorsi e ora ufficializzata, segna un passaggio di consegne che va ben oltre il semplice avvicendamento dirigenziale. Al suo posto, con il ruolo di Vice President della divisione AI, arriva Amar Subramanya, che riporterà direttamente a Craig Federighi, Senior Vice President del Software Engineering.
È un cambio che dice molto. Giannandrea, arrivato in Apple nel 2018 dopo una lunga carriera in Google dove aveva guidato il team di machine learning e ricerca, ha traghettato Cupertino nella prima fase della corsa all'AI generativa. Sotto la sua guida è nato il brand Apple Intelligence, lanciato con grande enfasi alla WWDC 2024. Ma stando a quanto emerge dal riassetto organizzativo, la dirigenza di Apple ha ritenuto necessario un cambio di passo, soprattutto in vista di un appuntamento cruciale: il debutto della nuova versione di Siri.
Chi è Amar Subramanya, il nuovo uomo forte dell'AI di Cupertino
Il profilo scelto da Apple non è casuale. Amar Subramanya porta con sé sedici anni di esperienza in Google, dove ha lavorato a stretto contatto con i team che hanno sviluppato Gemini, il modello di intelligenza artificiale multimodale di Mountain View. Un curriculum che parla da solo: non si tratta di un manager generalista, ma di un tecnico di altissimo livello con una conoscenza profonda dei large language model e delle architetture AI più avanzate.
La scelta di posizionarlo sotto la supervisione diretta di Federighi, e non in un ramo separato dell'organigramma, suggerisce una volontà precisa: integrare l'intelligenza artificiale nel cuore del software Apple, dai sistemi operativi alle applicazioni. Non più un reparto a sé stante, ma un motore trasversale.
La nuova Siri all'orizzonte: cosa cambia per Apple Intelligence
Il tempismo del cambio dirigenziale non è affatto neutro. Apple si prepara al lancio di quella che viene descritta come una Siri profondamente rinnovata, capace finalmente di competere ad armi pari con gli assistenti AI di Google e OpenAI. Le critiche alla versione attuale sono note: risposte troppo rigide, scarsa capacità conversazionale, integrazione limitata con le app di terze parti.
Con l'arrivo di Subramanya, l'aspettativa è che Apple possa accelerare sull'implementazione di modelli linguistici più sofisticati, mantenendo però quell'attenzione alla privacy che resta il marchio di fabbrica dell'ecosistema di Cupertino. Una sfida tutt'altro che banale, perché le AI più potenti richiedono tipicamente elaborazioni in cloud, mentre Apple ha sempre privilegiato il processing on-device.
La partita, insomma, si gioca su un equilibrio delicato: potenza computazionale da un lato, protezione dei dati dall'altro. E il fatto che Apple abbia scelto un veterano di Gemini per guidare questa fase la dice lunga sulla complessità della sfida.
Un segnale per il mercato del lavoro nell'intelligenza artificiale
Questo avvicendamento al vertice racconta anche qualcosa di più ampio sul mercato del lavoro nel settore dell'intelligenza artificiale. Le figure con esperienza diretta sui modelli generativi sono oggi le più contese al mondo, e i passaggi da un colosso tech all'altro sono ormai all'ordine del giorno. Non è un caso che Apple sia andata a pescare proprio nell'ecosistema Google per trovare il profilo giusto.
Si tratta di una dinamica che conferma un trend già evidente: le competenze digitali valgono più della laurea? Il mercato del lavoro si trasforma, e nel settore AI questa trasformazione è ancora più radicale. L'esperienza pratica con i sistemi di frontiera, come Gemini o GPT, vale oggi più di qualsiasi titolo accademico tradizionale. I profili in grado di coniugare competenze tecniche avanzate e visione strategica sono merce rarissima, e le aziende sono disposte a stravolgere i propri organigrammi per accaparrarseli.
Per chi guarda al proprio futuro professionale, il messaggio è chiaro: l'intelligenza artificiale non è più un settore di nicchia riservato ai ricercatori. È diventata il terreno su cui si giocano le carriere dirigenziali di primo piano, con compensi e responsabilità che fino a pochi anni fa erano riservati a ruoli completamente diversi.
Resta da vedere se la mossa di Apple si tradurrà in un prodotto all'altezza delle aspettative. La nuova Siri, con ogni probabilità, sarà il banco di prova definitivo. Se Subramanya riuscirà dove il suo predecessore non è arrivato, Cupertino potrebbe finalmente colmare il divario con la concorrenza nel campo dell'AI. In caso contrario, il cambio di guida rischia di restare poco più di un rimpasto cosmetico. La risposta arriverà, con tutta probabilità, entro la fine del 2026.