Il DDL 1990, già incardinato in commissione Affari costituzionali del Senato, assegna alle scuole il ruolo di nodo stabile nella rete territoriale dell'alleanza educativa per le famiglie. L'articolo 7 chiude il Capo II dedicato al disagio giovanile: le famiglie possono sottrarsi all'adesione, gli istituti no.
Cosa prevede l'articolo 7
La rete ruota attorno ai Centri per la famiglia e mette in collegamento rappresentanti delle famiglie, figure individuate dalle istituzioni scolastiche e operatori del mondo della scuola e dello sport. Nelle intenzioni dichiarate dalla relazione illustrativa serve a sostenere le capacità educative dei genitori senza sostituirsi alla loro responsabilità.
Il comma 4 aggiunge una seconda funzione: gli istituti potranno promuovere, nell'autonomia organizzativa, interventi per prevenire emarginazione e povertà educativa. Il testo richiama in modo esplicito le scuole dei programmi Agenda Sud e Agenda Nord e quelle che operano in contesti vulnerabili. Il patto di corresponsabilità educativa diventa lo strumento operativo per legare famiglie e istituti dentro la rete, ma la prima bozza non quantifica il numero di figure di riferimento per istituto né le ore da dedicare al coordinamento.
La rete viaggia su due binari di finanziamento
Il meccanismo nasce con un'asimmetria di cassa. Il Fondo per le politiche per la famiglia 2025 - Dipartimento politiche della famiglia, con decreto della ministra Roccella del 27 giugno 2025, ha stanziato 87,2 milioni complessivi: di questi, 32 milioni sono andati a Regioni ed enti locali proprio per rafforzare i Centri per la famiglia su cui si appoggia la nuova rete territoriale. Per il 2026 il capitolo sale a 35 milioni, sempre destinati ai Centri.
Sul fronte scolastico il DDL 1990 non prevede alcun capitolo di spesa dedicato. L'unico perimetro quantificato è quello aperto dai decreti ministeriali 175 e 176 del 9 settembre 2025, che hanno distribuito 500 milioni a 4.264 scuole di Agenda Sud e Agenda Nord, con assegnazioni comprese tra 42.000 e 150.000 euro per istituto. Risorse però vincolate a progetti PNRR da chiudere entro il 30 settembre 2026 e rendicontare entro il 15 ottobre successivo. Nessun euro aggiuntivo entra invece dagli articoli del provvedimento nelle casse degli istituti chiamati a presidiare la rete.
Il risultato è una divisione netta: il nodo famiglia della rete ha un fondo stabile e crescente, il nodo scuola lavora con risorse già impegnate su altri obiettivi, e in più deve adempiere a un obbligo che per le famiglie resta volontario.
Cosa cambia nelle 4.264 scuole Agenda Sud e Nord
Il perimetro operativo del comma 4 coincide proprio con quelle 4.264 scuole, distribuite tra le otto regioni di Agenda Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia) e le aree del Centro-Nord inserite in Agenda Nord. Sono gli istituti che oggi lavorano sul divario territoriale certificato dall'ultima rilevazione ISTAT sui livelli di istruzione - anno 2024: nel 2024 l'abbandono formativo precoce dei 18-24enni è sceso al 9,8% a livello nazionale, ma al Mezzogiorno resta al 12,4% contro l'8,4% del Nord e l'8,0% del Centro.
A questi istituti verrà chiesto di designare figure di riferimento per i Centri per la famiglia, di gestire la cooperazione con operatori sportivi e di promuovere progetti contro la povertà educativa. Compiti che si sommano a quelli già previsti dai decreti PNRR, senza nuove assunzioni né distacchi orari. Nella pratica il docente che oggi coordina un modulo di recupero su Agenda Sud dovrà farsi carico anche del raccordo con il Centro per la famiglia del territorio, in continuità con una funzione di presidio che la scuola già svolge spesso prima dei servizi, come abbiamo raccontato per i segnali di disagio alimentare intercettati in aula.
L'esame in commissione nelle prossime settimane dirà se il Senato correggerà l'asimmetria di cassa o se la rete partirà con un capitolo di spesa per i Centri e un impegno a titolo gratuito per gli istituti. Dall'esito dipende quanta parte del tempo scuola delle 4.264 Agenda Sud e Nord finirà sul coordinamento territoriale invece che in classe.
Domande frequenti
Cosa prevede l'articolo 7 del DDL 1990 per le scuole?
L'articolo 7 assegna alle scuole il ruolo di nodo stabile nella rete territoriale dell'alleanza educativa per le famiglie, con particolare attenzione al supporto delle capacità educative dei genitori e alla prevenzione di emarginazione e povertà educativa.
Quali sono le principali differenze di finanziamento tra scuole e Centri per la famiglia nella nuova rete?
I Centri per la famiglia ricevono fondi dedicati e crescenti (dal Fondo per le politiche per la famiglia), mentre il DDL 1990 non prevede risorse aggiuntive per le scuole, che devono operare con budget già vincolati ad altri progetti, come quelli del PNRR.
Quante e quali scuole rientrano nei programmi Agenda Sud e Agenda Nord?
Sono coinvolte 4.264 scuole distribuite tra otto regioni del Sud Italia e alcune aree del Centro-Nord, selezionate per agire sul divario territoriale nei livelli di istruzione, in particolare dove il tasso di abbandono formativo è più elevato.
Quali nuovi obblighi avranno le scuole Agenda Sud e Nord con la nuova rete territoriale?
Dovranno designare figure di riferimento per i Centri per la famiglia, gestire la cooperazione con operatori sportivi e promuovere progetti per contrastare la povertà educativa, senza nuove risorse o personale aggiuntivo.
Le famiglie sono obbligate a partecipare alla rete educativa prevista dal DDL 1990?
No, la partecipazione delle famiglie è volontaria, mentre per gli istituti scolastici l'adesione alla rete è obbligatoria.
Cosa cambierà concretamente per i docenti delle scuole coinvolte?
I docenti dovranno assumere ulteriori compiti di coordinamento con i Centri per la famiglia e altri operatori, oltre alle attività già previste dai progetti PNRR, senza nuovi riconoscimenti economici o riduzione del carico orario.