- La composizione delle commissioni: cosa sappiamo finora
- Il nodo delle materie e i ritardi del Ministero
- Licei internazionali: il caso della terza prova scritta
- Tempi stretti e scuole in attesa
- Domande frequenti
Il tempo stringe, e le scuole hanno bisogno di risposte. È questo, in estrema sintesi, il messaggio che il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha affidato al proprio parere del 16 marzo 2026, sollecitando il Ministero dell'Istruzione e del Merito a pubblicare quanto prima le disposizioni annuali per l'organizzazione delle commissioni d'esame della Maturità 2026. Un richiamo che, stando a quanto emerge dal documento, non è di mera cortesia istituzionale: dietro la richiesta c'è la preoccupazione concreta di dirigenti scolastici e docenti, ancora privi di un quadro operativo definito a pochi mesi dall'avvio degli esami di Stato.
La composizione delle commissioni: cosa sappiamo finora
Sul fronte della struttura delle commissioni, il modello confermato per il 2026 ricalca l'impianto ormai consolidato negli ultimi anni. Ogni commissione sarà presieduta da un presidente esterno, figura di garanzia chiamata a sovrintendere ai lavori di due classi. Accanto al presidente opereranno due membri esterni, anch'essi comuni alle due classi abbinate, e due membri interni, scelti tra i docenti del consiglio di classe.
Una formula mista, dunque, che punta a bilanciare la conoscenza diretta del percorso degli studenti — assicurata dai commissari interni — con l'oggettività e la terzietà garantite dalle componenti esterne. Chi ha seguito l'evoluzione dell'esame di Stato negli ultimi anni sa bene quanto la questione della composizione delle commissioni sia stata oggetto di continui aggiustamenti, tra le fasi emergenziali legate alla pandemia e il successivo ritorno alla normalità.
Va ricordato che già lo scorso anno le modalità di svolgimento delle prove avevano subito modifiche significative, come emerso nel dibattito sulle Maturità 2025: Nuove Regole per le Seconde Prove. L'auspicio di molti addetti ai lavori è che per il 2026 si proceda con maggiore anticipo e chiarezza.
Il nodo delle materie e i ritardi del Ministero
Uno dei punti più delicati sollevati dal Cspi riguarda l'individuazione delle materie oggetto della seconda prova scritta. La normativa vigente prevede che il Ministero le comunichi entro il mese di gennaio dell'anno in cui si svolge l'esame. Eppure, nel parere, il Consiglio lascia intendere che i tempi non siano stati rispettati con il rigore necessario, generando incertezza nelle scuole.
Per gli studenti, sapere con largo anticipo quale disciplina caratterizzante sarà al centro della seconda prova è tutt'altro che un dettaglio: significa poter orientare la preparazione, concordare simulazioni con i propri docenti, affrontare i mesi finali dell'anno scolastico con un obiettivo chiaro. Per le scuole, invece, l'indicazione delle materie è il presupposto indispensabile per organizzare il lavoro delle commissioni e predisporre il documento del 15 maggio.
Il Cspi, nel suo ruolo consultivo, non ha potere di imporre scadenze al Ministero. Può però — e lo ha fatto — segnalare con forza l'urgenza di una comunicazione tempestiva. Un richiamo che suona come un campanello d'allarme per Viale Trastevere.
Licei internazionali: il caso della terza prova scritta
Accanto alle questioni generali, il parere del 16 marzo dedica un passaggio specifico ai licei internazionali, un segmento dell'offerta formativa italiana che, pur riguardando un numero contenuto di istituti, presenta peculiarità normative non trascurabili.
Per questi percorsi, infatti, è tuttora prevista una terza prova scritta, ormai abolita da anni per tutti gli altri indirizzi di studio. Il Cspi ha espresso preoccupazione in merito, chiedendo chiarimenti sulle modalità di svolgimento e sulla coerenza di questa prova aggiuntiva con il nuovo impianto dell'esame di Stato. La questione resta aperta: servono indicazioni ministeriali specifiche che tengano conto delle convenzioni internazionali sottoscritte dall'Italia e, al tempo stesso, garantiscano equità di trattamento rispetto agli altri candidati.
Si tratta di un tema di nicchia, certo, ma che tocca un principio più ampio: quello della coerenza del sistema. Se l'esame di Stato è stato riformato per renderlo più snello e centrato sulle competenze, mantenere eccezioni poco regolamentate rischia di creare zone grigie difficili da gestire.
Tempi stretti e scuole in attesa
Il quadro che emerge dal parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione è quello di un sistema che, pur avendo un'architettura normativa consolidata, fatica a tradurla in disposizioni operative nei tempi previsti. Le scuole, come ogni anno, si trovano a navigare tra circolari attese e scadenze incalzanti.
Il contesto, peraltro, non è dei più sereni. Il mondo della scuola italiana attraversa una fase di fermento su più fronti: dalle polemiche legate alle prove Invalsi, sfociate nello Sciopero Nazionale della Scuola il 7 Maggio: Prove Invalsi e Indicazioni Nazionali sotto Accusa, al dibattito acceso sulle Nuove Indicazioni Nazionali in Arrivo: Rivoluzione nella Didattica della Lingua Italiana. Tutti tasselli di un mosaico in cui la Maturità 2026 si inserisce come banco di prova decisivo per la credibilità delle istituzioni scolastiche.
Ora la palla passa al Ministero dell'Istruzione e del Merito. Le settimane che separano dalla fine dell'anno scolastico non sono molte, e ogni giorno di ritardo nella pubblicazione delle disposizioni si traduce in difficoltà organizzative concrete per presidenti di commissione, commissari esterni e interni, segreterie scolastiche. Il parere del Cspi, in questo senso, è un atto formale che porta con sé un messaggio sostanziale: le scuole non possono più aspettare.