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La discussa introduzione dell’arabo come lingua curricolare in un liceo romano: Sasso presenta un’interrogazione parlamentare
Scuola

La discussa introduzione dell’arabo come lingua curricolare in un liceo romano: Sasso presenta un’interrogazione parlamentare

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Dibattito acceso nella Capitale sulla novità didattica segnalata dal gruppo MuRo27, tra opportunità formative e polemiche sulla presunta islamizzazione della scuola

La discussa introduzione dell’arabo come lingua curricolare in un liceo romano: Sasso presenta un’interrogazione parlamentare

Indice dei paragrafi

  • Premessa: l’arabo tra innovazione e polemica
  • La decisione: l’arabo lingua curricolare in un liceo di Roma
  • Il ruolo del gruppo MuRo27 nell’annuncio della novità
  • Le reazioni della politica: Sasso e l’interrogazione parlamentare
  • Il dibattito sull’islamizzazione della scuola
  • L’importanza dell’insegnamento dell’arabo nei licei italiani
  • Le esperienze simili in Europa e nel mondo
  • Linguaggi, società e globalizzazione: opportunità per i giovani
  • Normativa e quadro istituzionale: chi decide le lingue curricolari?
  • Gli scenari futuri tra innovazione didattica e tensioni culturali
  • Sintesi finale e riflessioni sul percorso intrapreso

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Premessa: l’arabo tra innovazione e polemica

L’introduzione dell’arabo come lingua curricolare in un liceo di Roma ha scatenato, come prevedibile, un dibattito acceso, sia a livello mediatico che politico. La notizia veicolata dal gruppo MuRo27 e l’immediata reazione del deputato Rossano Sasso – che ha annunciato la presentazione di una interrogazione parlamentare – hanno acceso i riflettori sul tema, proiettando la questione dal microcosmo scolastico al confronto pubblico nazionale.

Le questioni affrontate, inoltre, hanno riportato al centro la più ampia discussione sulle lingue straniere nei licei italiani, tra esigenze di apertura all’internazionalizzazione e timori legati all’identità culturale e religiosa. Parole chiave come arabo lingua curricolare liceo, introduzione arabo scuola Roma e polemiche arabo liceo Roma sono diventate rapidamente centrali sia nella cronaca educazionale che in quella politica.

La decisione: l’arabo lingua curricolare in un liceo di Roma

La notizia principale riguarda l’introduzione dell’arabo come disciplina curricolare in un liceo romano – una novità assoluta per la Capitale e un unicum, al momento, nel panorama scolastico italiano. L’iniziativa, che si colloca nell’alveo delle innovazioni linguistiche della scuola di Roma, è stata ufficializzata all’inizio di gennaio 2026 e ha subito generato un vivace scambio di opinioni.

La scelta del liceo, il cui nome non è stato ancora divulgato sulle fonti ufficiali, si inserisce nella volontà di ampliare l’offerta formativa e proporre agli studenti nuove opportunità di apprendimento, in linea con le sfide del contesto globale. L’insegnamento dell’arabo – una delle lingue più parlate al mondo – si configura così come una novità significativa, in grado di arricchire l’esperienza didattica e fornire competenze linguistiche utili sia in ambito universitario che lavorativo.

Il ruolo del gruppo MuRo27 nell’annuncio della novità

Il gruppo MuRo27, attivo nell’ambito delle politiche scolastiche e della valorizzazione delle nuove generazioni nella Capitale, ha svolto un ruolo da protagonista nell’annunciare la novità dell’arabo come lingua curricolare liceo Roma. Secondo le dichiarazioni ufficiali, la scelta mira a "dialogare con il futuro" e offrire agli studenti strumenti interpretativi per comprendere e interagire con i molteplici orizzonti linguistici e culturali del Mediterraneo.

Il gruppo ha sottolineato inoltre che la proposta non si limita a una dimensione linguistica, ma vuole favorire la crescita personale e sociale degli studenti, attribuendo all’esperienza scolastica un respiro sempre più internazionale. MuRo27 ha ricordato come molti licei abbiano già introdotto lingue come il cinese o il russo, senza troppe polemiche, e che l’arabo rappresenti oggi una delle lingue strategiche per l’Italia – sia sotto il profilo economico che diplomatico.

Le reazioni della politica: Sasso e l’interrogazione parlamentare

Tra le prime voci della politica nazionale è emersa quella di Rossano Sasso, già sottosegretario all’Istruzione e oggi deputato, che ha dichiarato pubblicamente l’intenzione di presentare un’interrogazione parlamentare sull’introduzione dell’arabo come lingua curricolare nel liceo romano.

Secondo Sasso, la scelta rappresenterebbe un rischio di "islamizzazione" della scuola italiana, ponendo dubbi sulle finalità educative e sul rispetto dei principi laici del sistema scolastico nazionale. La polemica è stata subito raccolta da alcuni gruppi politici di opposizione, che hanno rilanciato il tema sui social media e nei dibattiti pubblici, associandolo ora alla questione dell’islamizzazione scuola polemiche, ora a quella più ampia delle lingue curricolari nei licei italiani.

Resta tuttavia da chiarire – come evidenziato anche dagli esperti accademici – che l’introduzione di una lingua straniera non implica in automatico un favore o una promozione di valori religiosi. La scuola, come presidio democratico, ha infatti il compito di offrire strumenti di conoscenza e dialogo, senza connotazioni ideologiche.

Il dibattito sull’islamizzazione della scuola

Uno degli aspetti più discussi riguarda la presunta islamizzazione della scuola dovuta all’introduzione dell’arabo. È importante ricordare che la lingua araba, pur essendo ufficiale in molti paesi a maggioranza musulmana, è una lingua antica e ricca, con una tradizione letteraria, filosofica e scientifica secolare. Insegnare l’arabo a scuola, come insegnare qualsiasi altra lingua straniera, rappresenta dunque un tassello per l’apertura culturale e non necessariamente un segnale identitario o confessionale.

Va inoltre sottolineato che nel panorama dei licei italiani con lingue curricolari innovative, l’arabo rappresenta una novità certo controversa, ma in linea con processi già avviati per altre lingue considerate strategiche. La polarizzazione del dibattito rischia, in questo senso, di ridurre la complessità del fenomeno a logiche esclusivamente ideologiche e politiche.

L’importanza dell’insegnamento dell’arabo nei licei italiani

In un’ottica di innovazione didattica e competenze globali, introdurre l’arabo nei licei si dimostra una scelta di lungimiranza. Secondo i dati UNESCO, oltre 300 milioni di persone parlano arabo nel mondo e l’Italia mantiene intensi rapporti economici, culturali e diplomatici con regioni del Maghreb, Medio Oriente e Penisola Arabica.

L’arabo figura tra le sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite e il suo insegnamento si sta diffondendo anche nei principali sistemi scolastici europei. Insegnare l’arabo in una scuola superiore significa contribuire a formare giovani cittadini capaci di affrontare le sfide di una società sempre più connessa e multiculturale. L’offerta formativa delle scuole dovrebbe, infatti, rispecchiare i bisogni e le opportunità del mercato globale, anche attraverso l’inserimento di lingue meno tradizionali.

Le esperienze simili in Europa e nel mondo

L’esperienza romana trova esempi paralleli in numerosi altri paesi europei. In Francia, ad esempio, l’insegnamento dell’arabo è attivo da decenni nei licei pubblici e privati, spesso con ottimi risultati sia in termini di apprendimento che di integrazione.

Nel Regno Unito e in Germania, molte scuole secondarie offrono l’arabo come lingua facoltativa o curricolare, con il supporto di associazioni culturali e istituti di lingua ufficiali. Anche in Spagna ed in Olanda la presenza dell’arabo è in crescita, sostenuta da progetti educativi mirati e dall’impegno per la valorizzazione delle competenze linguistiche come chiave d’accesso al mondo del lavoro internazionale.

Linguaggi, società e globalizzazione: opportunità per i giovani

Il dibattito sulle novità insegnamento arabo Roma si inserisce nel più ampio contesto delle trasformazioni sociali e culturali che caratterizzano l’Europa contemporanea. L’apprendimento di lingue come l’arabo apre agli studenti nuove prospettive di studio e impiego: dall’interpretariato alle relazioni internazionali, dal turismo alle nuove tecnologie, le soft skills linguistiche costituiscono un asset prezioso per le generazioni future.

Gli esperti di pedagogia sottolineano come la conoscenza di una lingua scritta e parlata in regioni a grande dinamismo economico e demografico, come i paesi arabi, possa rappresentare una marcia in più per i nostri giovani in un mercato del lavoro globalizzato.

Normativa e quadro istituzionale: chi decide le lingue curricolari?

L’introduzione di una lingua curricolare extra-europea nei licei italiani deve sottostare a precisi criteri dettati dal Ministero dell’Istruzione e dalle autonomie scolastiche. Ogni liceo ha la facoltà, nel proprio piano triennale dell’offerta formativa, di proporre nuove lingue in accordo con famiglie, studenti e organi collegiali, previa autorizzazione delle autorità competenti.

In questo caso sembra che sia stata seguita tutta la procedura regolamentare, come avviene per altre lingue come il cinese, il russo e il giapponese già presenti in alcune scuole italiane. La novità insegnamento arabo Roma rappresenta quindi un caso di esercizio dell’autonomia scolastica, soggetta alle verifiche di qualità e coerenza didattica richieste dalla normativa nazionale.

Gli scenari futuri tra innovazione didattica e tensioni culturali

L’esperienza del liceo romano potrebbe aprire la strada a nuove sperimentazioni in altre città italiane. Tuttavia, il nodo centrale rimane quello della gestione delle paure e della necessità di informare correttamente l’opinione pubblica.

Per evitare derive polemiche e strumentalizzazioni, molti esperti invitano a valorizzare il dibattito come occasione di crescita collettiva e confronto sereno sulle opportunità e sui limiti dell’innovazione linguistica nella scuola pubblica. Il ruolo delle istituzioni, delle associazioni e dei media sarà fondamentale nel promuovere una discussione equilibrata e nel garantire trasparenza sulle scelte didattiche, fugando ogni timore di infiltrazione ideologica.

Sintesi finale e riflessioni sul percorso intrapreso

In un’epoca segnata da forti cambiamenti demografici, culturali e sociali, l’introduzione dell’arabo come lingua curricolare in un liceo romano rappresenta una novità che va oltre la cronaca e tocca snodi strategici della scuola italiana contemporanea.

Se da un lato la polemica sull’“islamizzazione” rischia di oscurare gli aspetti di innovazione e apertura culturale, dall’altro emerge con chiarezza l’esigenza di dotare i giovani delle competenze linguistiche e interculturali richieste dal nuovo scenario globale.

Risulterà pertanto decisivo costruire percorsi di confronto pubblico e di formazione alla cittadinanza globale, in cui la scuola sia protagonista di un’educazione fondata sulla conoscenza e sul rispetto, non sulle paure. L’esperienza del liceo romano, in questo senso, potrebbe segnare l’avvio di un dialogo costruttivo su come la scuola italiana debba rispondere alle sfide del futuro. Resta infine ora alla politica e alle istituzioni il compito di garantire vigilanza normativa, ma anche di sostenere le innovazioni linguistiche capaci di proiettare il nostro sistema educativo verso orizzonti sempre più internazionali e inclusivi.

Pubblicato il: 14 gennaio 2026 alle ore 16:18

Redazione EduNews24

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