Loading...
Intelligenza divergente e creatività nella scuola: la sfida lanciata da Umberto Galimberti al sistema educativo italiano
Scuola

Intelligenza divergente e creatività nella scuola: la sfida lanciata da Umberto Galimberti al sistema educativo italiano

Dai limiti della valutazione tradizionale alle opportunità della creatività: viaggio nel pensiero divergente e nel ruolo della scuola secondo Umberto Galimberti

Intelligenza divergente e creatività nella scuola: la sfida lanciata da Umberto Galimberti al sistema educativo italiano

Indice dei contenuti

  • Introduzione: La questione della creatività nella scuola italiana
  • Cos’è l’intelligenza divergente? Origini e definizioni
  • Umberto Galimberti e la provocazione: "I creativi disturbano"
  • La scuola italiana tra intelligenza convergente e creatività repressa
  • J. P. Guilford e il Pensiero Divergente: Un nuovo paradigma negli anni Cinquanta
  • I Torrance Tests of Creative Thinking: Come si misura la creatività
  • Creatività e voti scolastici: perché la correlazione è debole
  • OCSE e valutazione delle competenze: Il rischio delle competenze riproduttive
  • Tecnologie digitali e creatività: ostacolo o opportunità?
  • Criticità e prospettive di riforma del sistema educativo italiano
  • Conclusioni: Verso una scuola della creatività e del pensiero divergente

Introduzione: La questione della creatività nella scuola italiana

Il dibattito sulla creatività nella scuola italiana si fa sempre più acceso, e assume un ruolo centrale nel confronto contemporaneo su educazione e formazione. In una società in rapida trasformazione, il tema del rapporto tra apprendimento e sviluppo personale non può più prescindere dalla considerazione della creatività scolastica e del cosiddetto pensiero divergente. In questo scenario, le riflessioni di Umberto Galimberti, filosofo e psicoanalista, rappresentano uno dei punti di partenza più critici e autorevoli per analizzare il nodo della intelligenza divergente all’interno dei nostri sistemi educativi.

Galimberti sottolinea le profonde contraddizioni insite in una scuola che, anziché premiare la creatività, tende a soffocarla, favorendo esclusivamente l'intelligenza convergente, cioè quella che riproduce e applica procedure predefinite. Partendo da queste osservazioni, questo articolo intende indagare la natura dell’intelligenza divergente, le sue origini teoriche, i limiti dell’attuale sistema educativo, le modalità di valutazione della creatività e le prospettive di riforma suggerite dagli esperti.

Cos’è l’intelligenza divergente? Origini e definizioni

La intelligenza divergente è la capacità di generare risposte molteplici, originali e non necessariamente collegate in modo lineare a una domanda o a un problema. Diversamente dalla intelligenza convergente, che ricerca la singola soluzione corretta tra quelle fornite, il pensiero divergente si muove su un piano più libero, creativo e flessibile.

Il termine “pensiero divergente” fu coniato negli anni Cinquanta da J. P. Guilford, psicologo americano che per primo propose una distinzione tra le due forme di intelligenza. Secondo Guilford, la creatività non è un fenomeno di nicchia né un talento straordinario, ma una componente essenziale dell’intelligenza umana, spesso trascurata dai sistemi educativi tradizionali.

Questo approccio si manifesta attraverso varie abilità quali l’originalità, la fluidità, la flessibilità e l’elaborazione dei concetti.

Umberto Galimberti e la provocazione: "I creativi disturbano"

Umberto Galimberti pone l’accento su una delle più grandi contraddizioni della scuola moderna: la difficoltà nel riconoscere e valorizzare gli studenti dotati di intelligenza divergente. Nel corso di alcune sue recenti interviste e conferenze, Galimberti ha affermato con forza: «I creativi disturbano».

Questa affermazione, sebbene provocatoria, getta luce sullo spazio ristretto che la creatività trova negli ambienti scolastici. Secondo Galimberti, la scuola italiana – come molte altre nel mondo occidentale – tende a favorire un modello di pensiero lineare, orientato alla correttezza, alla riproduzione fedele dell’insegnamento e all’applicazione di protocolli e conoscenze preconfezionate. Gli studenti creativi risultano spesso "scomodi", perché portatori di idee non conformi, difficilmente inquadrabili nei parametri tradizionali e meno prevedibili durante le valutazioni.

Questa visione riduttiva rischia di generare frustrazione negli studenti dotati di intelligenza divergente e, di conseguenza, un impoverimento dell’intero tessuto sociale e produttivo, che avrebbe invece bisogno di menti capaci di innovazione.

La scuola italiana tra intelligenza convergente e creatività repressa

L’attuale sistema educativo italiano – ma il fenomeno è riscontrabile anche in altri Paesi – privilegia chiaramente l’intelligenza convergente. Gli strumenti valutativi, i programmi ministeriali, le modalità di gestione della lezione e della disciplina scolastica sono tutti orientati al controllo, alla verifica delle conoscenze acquisite e alla riproduzione fedele dei saperi.

Raramente esistono spazi autentici di espressione dove la creatività nella scuola venga valorizzata al pari delle competenze logico-matematiche o linguistiche. Le materie umanistiche e artistiche rimangono spesso marginalizzate, e comunque soggette a metro di giudizio standardizzati. Solo in rare eccezioni – laboratori, progetti interdisciplinari, esperienze teatrali – la creatività trova un terreno fertile.

La conseguenza è che molti studenti, pur dotati di potenzialità creative, finiscono per sentirsi inadeguati o disinteressati, visti i continui insuccessi nel rispondere ai criteri di valutazione tradizionali. Una dinamica che mina la crescita personale e sociale di un’intera generazione e riduce il capitale innovativo del Paese.

J. P. Guilford e il Pensiero Divergente: Un nuovo paradigma negli anni Cinquanta

Il contributo di J. P. Guilford rappresenta una svolta fondamentale negli studi sull’intelligenza. Negli anni Cinquanta, Guilford criticherà per la prima volta l’approccio monolitico ai test di intelligenza (ad esempio il QI), che secondo lui misurano solo la capacità convergente, ossia la rapidità nell’individuare la soluzione più ovvia e corretta fra quelle possibili.

Proponendo una nuova taxonomia delle capacità cognitive, Guilford distinguerà chiaramente fra pensiero convergente e pensiero divergente. Il pensiero divergente, secondo lo psicologo, è alla base della creatività scolastica e dell’innovazione in ogni campo, dalla scienza all’arte.

Tra le manifestazioni più evidenti di pensiero divergente vi sono:

  • Generare molteplici risposte a una domanda aperta
  • Adottare punti di vista originali o inusuali
  • Ristrutturare un problema ponendolo in nuovi termini
  • Integrare conoscenze provenienti da ambiti diversi
  • Elaborare soluzioni inattese, ma funzionali

Questo approccio ha cambiato radicalmente il modo di intendere la valutazione dell’intelligenza e, almeno a livello teorico, ha introdotto la necessità di promuovere anche a scuola il pensiero creativo e non solo quello logico e riproduttivo.

I Torrance Tests of Creative Thinking: Come si misura la creatività

Nel solco degli studi di Guilford, uno dei maggiori contributi pratici alla valutazione delle competenze creative è dato dai Torrance Tests of Creative Thinking (TTCT), messi a punto dallo psicologo E. Paul Torrance negli anni Sessanta.

I Torrance Tests of Creative Thinking sono strumenti psicometrici ancora oggi utilizzati per misurare alcune componenti fondamentali della creatività, quali:

  • Fluency (capacità di produrre numerose idee)
  • Originality (capacità di proporre idee nuove e non convenzionali)
  • Flexibility (capacità di cambiare approccio dinanzi a un problema)
  • Elaboration (capacità di arricchire e sviluppare le idee in profondità)

Questi test, proposti in versione verbale e figurativa, consistono ad esempio nel chiedere agli studenti di elencare tutti gli usi possibili di un oggetto comune, oppure di disegnare scene originali partendo da forme semplici. Nonostante i limiti insiti in qualunque strumento standardizzato, i TTCT hanno il merito di evidenziare come la creatività sia una capacità misurabile, allenabile, e soprattutto distinta dall’intelligenza convenzionale.

Creatività e voti scolastici: perché la correlazione è debole

Numerosi studi scientifici portano alla luce una realtà allarmante: la correlazione tra creatività e voti scolastici è estremamente debole. Questo dato, confermato da ricerche condotte a livello internazionale, dimostra che gli studenti più creativi non sono necessariamente quelli che ottengono i migliori risultati secondo le metriche scolastiche tradizionali.

Le ragioni sono molteplici:

  1. Valutazione standardizzata: Gli strumenti di valutazione premiano la ripetizione fedele delle conoscenze, penalizzando risposte alternative o fuori dagli schemi.
  2. Scarsa valorizzazione della creatività: Le materie creative dispongono di meno ore, risorse e spazi dedicati rispetto a quelle “di base”.
  3. Pregiudizi cognitivi: Insegnanti e valutatori possono essere inconsapevolmente orientati a riconoscere solo certi tipi di talento o competenza.
  4. Mancanza di ambienti stimolanti: Senza la presenza di ambienti che incentivino il pensiero laterale, la creatività tende a essere soffocata.

Questa discrepanza rischia di creare malcontento e perdita di autostima negli studenti più innovativi, i quali si sentono spesso "fuori luogo" nel contesto scolastico.

OCSE e valutazione delle competenze: Il rischio delle competenze riproduttive

Anche l’OCSE, tra i più autorevoli enti internazionali in campo educativo, ha sottolineato la tendenza dei sistemi scolastici a valutare prevalentemente competenze "riproduttive". Le prove standardizzate a livello mondiale, come quelle PISA, spesso premiano gli studenti che meglio sanno applicare schemi e procedure già apprese.

Questo paradigma valutativo lascia poco spazio a forme di pensiero alternativo, come il pensiero divergente. Secondo i rapporti dell’OCSE, la valutazione delle competenze creative viene spesso relegata ai margini, in quanto difficile da misurare con test oggettivi e standardizzati.

La conseguenza di questo approccio è un livellamento verso il basso delle capacità realmente utili nel mondo del lavoro moderno, dove la capacità di innovare e problem solving sono invece essenziali.

Tecnologie digitali e creatività: ostacolo o opportunità?

Un’ulteriore questione cruciale emersa nel dibattito su creatività e tecnologie digitali riguarda l’impatto che l’uso diffuso di piattaforme informatiche e dispositivi connessi sta avendo sulle nuove generazioni di studenti. Se da un lato la tecnologia può offrire opportunità straordinarie di apprendimento personalizzato e collaborazione creativa, dall’altro rischia di inibire la creatività, soprattutto quando utilizzata in modo passivo e acritico.

Galimberti evidenzia come, nelle pratiche quotidiane scolastiche e domestiche, l’iperstimolazione tecnologica e la sovrabbondanza di informazioni possano ostacolare lo sviluppo di un pensiero realmente autonomo e divergente. Inoltre, la facilità di accesso a soluzioni “preconfezionate” su Internet riduce la necessità di inventare, sperimentare, cercare nuove prospettive.

Come favorire invece l’uso creativo delle tecnologie?

  • Promuovere progetti di digital storytelling
  • Incentivare coding e pensiero computazionale creativo
  • Utilizzare dispositivi per la produzione di contenuti originali, non solo per il consumo

Solo in questo modo la tecnologia può trasformarsi da ostacolo a potente alleato nel potenziamento della creatività scolastica.

Criticità e prospettive di riforma del sistema educativo italiano

Alla luce delle riflessioni di Galimberti e delle evidenze scientifiche, appare urgente una riforma della scuola italiana orientata alla valorizzazione del pensiero divergente. Le principali criticità da affrontare sono:

  • Eccessiva rigidità dei programmi
  • Modelli valutativi basati su criteri univoci e inflessibili
  • Mancanza di intersezione tra discipline
  • Pochi spazi di espressione per le intelligenze "non canoniche"
  • Formazione degli insegnanti spesso ancorata a vecchi modelli

Le prospettive di innovazione passano attraverso:

  • Sviluppo di metodologie didattiche attive
  • Creazione di laboratori interdisciplinari
  • Introduzione sistematica di strumenti di valutazione della creatività (tra cui i Torrance Tests of Creative Thinking)
  • Incentivazione del lavoro di gruppo e del problem solving reale
  • Valorizzazione delle competenze artistiche e progettuali su pari livello rispetto a quelle "tradizionali"

Conclusioni: Verso una scuola della creatività e del pensiero divergente

Il dibattito sollevato da Umberto Galimberti sulla creatività nella scuola tocca uno dei temi cardine dell’educazione contemporanea. Riconoscere e valorizzare l’intelligenza divergente, investire su una valutazione delle competenze creative, formare insegnanti in grado di accogliere la diversità degli stili cognitivi sono obiettivi non più procrastinabili per il futuro della scuola italiana.

In un mondo in continua trasformazione, la capacità di pensare “oltre” gli schemi e di innovare rappresenta una risorsa irrinunciabile tanto per i singoli quanto per l'intera collettività. Riformare l’educazione per promuovere la creatività scolastica e il pensiero divergente può apparire una sfida ardua, ma è l’unica via per garantire la crescita di individui liberi, autonomi, e pronti ad affrontare i cambiamenti della società complessa.

Pubblicato il: 2 febbraio 2026 alle ore 14:46

Redazione EduNews24

Articolo creato da

Redazione EduNews24

Articoli Correlati