Sulla carta sono 32 giorni di ferie l'anno per quasi tutti gli oltre 989mila lavoratori del comparto scuola, tra 614.572 cattedre comuni, 128.036 posti di sostegno e 196.477 ATA stimati dal MIM per l'organico 2025/2026. Nella pratica, docenti e personale ATA si muovono in due regimi opposti: gli stessi giorni di riposo si traducono in finestre temporali molto diverse, con effetti concreti sulla programmazione di viaggi, famiglia e malattie lunghe.
Per i docenti il calendario scolastico è una gabbia
La regola per il personale docente a tempo indeterminato è fissata dall'art. 13 del CCNL Scuola 2006-2009 e rafforzata dalla Legge 228/2012, articolo 1 comma 54, in Gazzetta Ufficiale: le ferie si fruiscono solo nei giorni di sospensione delle lezioni stabiliti dai calendari regionali, esclusi scrutini, esami di Stato e altre attività valutative. Le finestre utili si riducono a quattro: i giorni di settembre prima dell'avvio delle lezioni, le pause di Natale e Pasqua, lo spazio tra la fine delle lezioni e il 30 giugno e, solo per docenti di ruolo o supplenti annuali fino al 31 agosto, i mesi di luglio e agosto.
Durante l'anno scolastico il margine reale è strettissimo: massimo 6 giorni di ferie possono essere chiesti mentre si fa lezione, e sono subordinati alla disponibilità di colleghi che coprano gratuitamente le ore, senza generare costi per la scuola. Per i soli docenti di ruolo quei 6 giorni possono essere convertiti in permessi per motivi personali o familiari, da sommare ai 3 giorni di permesso retribuito già previsti dal contratto.
ATA, flessibilità annuale ma 15 giorni continuativi obbligatori
Per il personale ATA a tempo indeterminato valgono i commi 10 e 11 dello stesso art. 13 del CCNL Comparto Scuola 2006-2009 pubblicato dal MIM, con un impianto molto più aperto: i giorni si possono fruire lungo tutto l'anno scolastico, anche frazionati, d'intesa con le esigenze organizzative dell'istituto. L'unico vincolo programmatico è che tra il 1 luglio e il 31 agosto vengano garantiti almeno 15 giorni lavorativi di riposo continuativo, in modo che assistenti amministrativi e collaboratori scolastici stacchino davvero in estate.
Il calcolo è altrettanto particolare. Se l'orario è articolato su cinque giorni, il sabato resta contato come lavorativo per il monte ferie; quando le ferie vengono chieste a frazioni inferiori alla settimana, ogni giorno richiesto vale 1,2 giorni sui 30 o 32 annuali. I 30 giorni spettano nei primi tre anni di servizio, poi si passa stabilmente a 32, già comprensivi delle due giornate di legge.
Cosa cambia davvero per chi insegna e per chi lavora in segreteria
L'asimmetria pesa soprattutto sulla forza maggiore. Se ragioni di servizio, congedo di maternità, infortunio o malattia impediscono di consumare le ferie entro il 31 agosto, i docenti recuperano i giorni residui nell'anno scolastico successivo ma sempre e solo nei periodi di sospensione delle lezioni: di fatto, le stesse quattro finestre dell'anno precedente. Il personale ATA, invece, può recuperare i giorni rimasti entro aprile dell'anno successivo, previo parere del DSGA, e in caso di cause prolungate può andare anche oltre, fermo restando il potere dell'amministrazione di assegnarle d'ufficio se il dipendente non presenta richiesta. Le stesse regole interne ridisegnano, di anno in anno, anche i diritti dei docenti e ATA nelle graduatorie interne in caso di difficoltà.
Per le 614.572 cattedre comuni e le 128.036 di sostegno significa pianificare tutto entro pochi blocchi fissi del calendario, mentre per i 196.477 ATA il punto critico diventa il negoziato a inizio anno con il DSGA per coprire le sostituzioni estive. A questo si sommano le tensioni economiche che già attraversano il comparto, dalle riduzioni in busta paga contro cui i sindacati protestano alle ricadute, per chi entra ora nei ruoli, delle nuove normative sulla formazione iniziale dei docenti approvate nel Milleproroghe, che condizionano l'ingresso nel ruolo e dunque l'accesso pieno al regime contrattuale delle ferie.
La conseguenza operativa è chiara: chi insegna conviene presenti la domanda con largo anticipo per i 6 giorni dentro le lezioni, perchè senza colleghi disposti a coprire gratuitamente le ore la concessione salta; per gli ATA il piano ferie va impostato già a primavera, in modo da blindare i 15 giorni continuativi estivi senza trovarsi assegnati d'ufficio in periodi scomodi.
Domande frequenti
Quanti giorni di ferie spettano annualmente a docenti e personale ATA nella scuola?
Sia ai docenti che al personale ATA spettano generalmente 32 giorni di ferie l'anno, sebbene per gli ATA nei primi tre anni di servizio siano 30 giorni, poi salgono a 32.
Quali sono le principali differenze tra i regimi di ferie di docenti e ATA?
I docenti possono usufruire delle ferie solo durante i periodi di sospensione delle lezioni e solo in finestre temporali precise, mentre il personale ATA può distribuire le ferie lungo tutto l’anno scolastico, con l'obbligo di almeno 15 giorni continuativi tra luglio e agosto.
Cosa succede se un docente o un ATA non riesce a usufruire delle ferie entro il 31 agosto?
I docenti possono recuperare le ferie residue solo nei periodi di sospensione delle lezioni dell’anno successivo, mentre gli ATA possono recuperarle fino ad aprile dell’anno successivo, con possibili proroghe in caso di cause prolungate.
Come vengono calcolati i giorni di ferie per il personale ATA con orario su cinque giorni?
Per il personale ATA con orario articolato su cinque giorni, il sabato è comunque contato come lavorativo per il monte ferie; se si richiedono ferie inferiori alla settimana, ogni giorno richiesto vale 1,2 giorni sul totale annuale.
Quali sono le raccomandazioni operative per la richiesta di ferie per docenti e ATA?
Ai docenti conviene presentare con largo anticipo la domanda per i 6 giorni durante le lezioni, poiché serve la copertura gratuita dei colleghi; per gli ATA il piano ferie va organizzato già in primavera per garantirsi i 15 giorni consecutivi in estate senza rischiare un’assegnazione d’ufficio.