- Chi deve sostenere l'esame e perché
- I tre requisiti per l'ammissione
- Il monte ore: quanto si deve frequentare
- Prove INVALSI obbligatorie
- Il voto di comportamento e la soglia del sei
- Il quadro normativo di riferimento
- Cosa cambia per chi sceglie l'istruzione parentale
- Domande frequenti
Si avvicina la stagione degli esami e, come ogni anno, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha aggiornato la pagina dedicata all'esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione con tutte le informazioni utili per il 2026. Nessuna rivoluzione rispetto agli anni passati, ma vale la pena fare chiarezza su requisiti e procedure, soprattutto per le famiglie che affrontano questo passaggio per la prima volta.
Chi deve sostenere l'esame e perché
L'esame di terza media non è un optional. Rappresenta lo snodo obbligatorio che separa il primo ciclo di istruzione dal secondo: senza il suo superamento, non si accede né alla scuola secondaria di secondo grado né al sistema di istruzione e formazione professionale regionale. Riguarda tutti gli studenti italiani, nessuno escluso.
Un punto che spesso sfugge: l'obbligo vale anche per chi segue percorsi di istruzione parentale, una scelta che negli ultimi anni ha registrato numeri in crescita. Ma su questo torneremo più avanti.
I tre requisiti per l'ammissione
Stando a quanto emerge dalla documentazione ministeriale, per essere ammessi all'esame nel 2026 gli studenti devono soddisfare tre condizioni ben precise. Non si tratta di novità, ma la loro applicazione resta rigorosa e lascia poco spazio a interpretazioni.
Vediamoli nel dettaglio.
Il monte ore: quanto si deve frequentare
Primo paletto: la frequenza scolastica. Gli studenti devono aver frequentato almeno i tre quarti del monte ore annuale personalizzato. È una soglia che non ammette troppe eccezioni, pensata per garantire che chi si presenta all'esame abbia effettivamente seguito un percorso didattico sostanziale.
In termini pratici, per una scuola con un monte ore standard di 990 ore annuali, significa non poter accumulare più di circa 248 ore di assenza. Superata quella soglia, salvo deroghe deliberate dal collegio dei docenti per casi eccezionali e documentati — motivi di salute, gravi situazioni familiari —, l'ammissione viene negata.
È un aspetto che le famiglie tendono a sottovalutare, salvo poi trovarsi di fronte a brutte sorprese a fine anno. Un consiglio: tenere d'occhio il registro elettronico con regolarità.
Prove INVALSI obbligatorie
Secondo requisito: aver partecipato alle prove nazionali INVALSI di italiano, matematica e inglese. Attenzione al verbo: partecipato, non necessariamente superato. La normativa richiede che lo studente sostenga le prove, ma il loro esito non incide sul voto finale dell'esame né costituisce di per sé motivo di non ammissione.
Le prove INVALSI restano comunque un elemento centrale nella valutazione di sistema. I risultati, comunicati in forma individuale a famiglie e studenti, offrono un quadro delle competenze raggiunge rispetto agli standard nazionali. Per il 2026, le rilevazioni seguiranno il calendario stabilito dall'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo, generalmente collocato tra aprile e maggio.
Sul fronte degli esami di fine ciclo successivo, peraltro, il Ministero ha introdotto aggiornamenti significativi anche per la scuola superiore: chi fosse interessato può approfondire le Maturità 2025: Nuove Regole per le Seconde Prove.
Il voto di comportamento e la soglia del sei
Terzo e ultimo requisito: il voto di ammissione nel comportamento deve essere almeno 6/10. Tradotto: uno studente con un cinque in condotta non viene ammesso all'esame, indipendentemente dai risultati nelle singole discipline.
Non è una formalità. Il voto di comportamento tiene conto del rispetto delle regole scolastiche, della partecipazione alla vita della comunità educativa e, più in generale, della maturità dimostrata nel corso dell'anno. Il consiglio di classe lo attribuisce in sede di scrutinio finale, valutando l'intero percorso annuale dello studente.
Va ricordato che il consiglio di classe può deliberare l'ammissione anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti in una o più discipline, purché il comportamento sia almeno sufficiente. In questi casi, la scuola provvede a segnalare alla famiglia le carenze riscontrate.
Il quadro normativo di riferimento
Le regole che governano l'esame di terza media non nascono dal nulla. Il riferimento principale resta il decreto legislativo 62 del 2017, che ha riformato la valutazione e la certificazione delle competenze nel primo ciclo, e il successivo decreto ministeriale 741/2017, che ne ha definito i dettagli operativi.
Questa architettura normativa, ormai rodata da quasi un decennio, ha introdotto tra le altre cose la certificazione delle competenze al termine del primo ciclo, l'obbligatorietà delle prove INVALSI come requisito di ammissione e un nuovo schema per le prove d'esame, che comprende:
- una prova scritta di italiano
- una prova scritta relativa alle competenze logico-matematiche
- una prova scritta per le competenze nelle lingue straniere studiate
- un colloquio orale finalizzato a valutare il livello di maturità raggiunto
Il voto finale è espresso in decimi, con possibilità di lode per gli studenti che ottengono il dieci. Non è prevista la bocciatura all'esame se non in casi di manifesta e grave insufficienza.
Cosa cambia per chi sceglie l'istruzione parentale
Come accennato, l'obbligo dell'esame riguarda anche gli studenti che seguono percorsi di istruzione parentale (homeschooling). Per loro, la procedura prevede la presentazione annuale di domanda per sostenere l'esame di idoneità presso una scuola statale o paritaria, e al termine del percorso triennale l'esame di Stato conclusivo del primo ciclo.
Anche questi studenti devono partecipare alle prove INVALSI, iscrivendosi come candidati esterni. Un aspetto burocratico che richiede attenzione e tempistiche precise.
Il panorama scolastico italiano, del resto, è attraversato da numerosi aggiornamenti anche su altri fronti: dai percorsi di formazione per i docenti — come i recenti sviluppi sull'avvio corsi di specializzazione per il sostegno: il Ministero incontra i sindacati — alle novità sulle adozione libri di testo: nuove regole e scadenze per i dirigenti scolastici. Un sistema in continuo movimento, dove restare aggiornati non è mai superfluo.