- Il sondaggio: numeri e campione
- Docenti spaccati: chi dice no e chi dice sì per necessità
- Collegi docenti online: il vero plebiscito
- Gli studenti non ci stanno
- La crisi energetica entra in classe
- Un malessere che viene da lontano
- Domande frequenti
Il sondaggio: numeri e campione
La didattica a distanza torna a far discutere. Non per un'emergenza sanitaria, questa volta, ma per una questione che ha poco a che fare con i virus e molto con il portafoglio. Un sondaggio che ha coinvolto 1.655 persone tra docenti, genitori, studenti e dirigenti scolastici restituisce l'immagine di una scuola italiana lacerata tra la consapevolezza che la Dad penalizzi la qualità dell'insegnamento e la constatazione, amara, che raggiungere ogni giorno il proprio istituto è diventato un lusso.
Il campione è composto in larga parte da insegnanti (1.403, pari all'84,7%), seguiti da 142 genitori, 45 studenti e 17 dirigenti scolastici. Numeri che, pur non avendo la pretesa di una rilevazione statistica certificata, offrono uno spaccato significativo del sentire di chi la scuola la vive ogni giorno.
Docenti spaccati: chi dice no e chi dice sì per necessità
Il dato che colpisce di più è la frattura interna al corpo docente. Il 52,82% degli insegnanti si dichiara contrario al ritorno della didattica a distanza nel mese di maggio. La Dad, sostengono, impoverisce la relazione educativa, riduce la partecipazione degli studenti, rende impossibili verifiche attendibili. Argomenti noti, già ampiamente dibattuti durante la pandemia.
Eppure, il 46,40% dei docenti si dice favorevole. Non per pigrizia, non per comodità. Il motivo è uno solo: il caro benzina. Quasi la metà degli insegnanti italiani interpellati ammette che i costi di trasporto per raggiungere la sede di servizio sono diventati insostenibili, al punto da rendere preferibile una soluzione che loro stessi riconoscono come didatticamente inferiore.
Una percentuale che, stando a quanto emerge dai commenti liberi raccolti nel sondaggio, è destinata a crescere se la situazione dei prezzi al distributore non dovesse migliorare nelle prossime settimane. Chi insegna a decine di chilometri da casa, magari in una sede ottenuta dopo anni di graduatoria, sa bene cosa significa spendere 200 o 300 euro al mese solo per il carburante, su stipendi che restano tra i più bassi d'Europa per la categoria.
Collegi docenti online: il vero plebiscito
Se sulla Dad le opinioni sono divise, c'è un punto su cui il consenso è schiacciante. L'88,95% degli insegnanti si dichiara favorevole allo svolgimento dei collegi docenti in modalità online. Otto su dieci, senza esitazioni.
Il dato non sorprende chi conosce le dinamiche interne della scuola. I collegi docenti, spesso convocati in orari pomeridiani, costringono molti insegnanti a un secondo viaggio verso l'istituto, con costi aggiuntivi di trasporto e tempi di percorrenza che, nelle aree meno servite dal trasporto pubblico, possono superare le due ore complessive. La riunione stessa dura talvolta meno del tragitto per raggiungerla.
Durante il periodo pandemico, la modalità telematica per gli organi collegiali era diventata prassi consolidata. Molte scuole hanno poi mantenuto la possibilità di riunioni miste, ma la normativa non ha mai recepito in modo organico questa opzione, lasciando la decisione alla discrezionalità dei singoli dirigenti. Un sondaggio della Gilda degli Insegnanti sulle richieste dei docenti in materia di contratto e welfare aveva già evidenziato come la flessibilità organizzativa fosse tra le priorità più sentite dalla categoria.
Gli studenti non ci stanno
Dal lato degli studenti, il fronte del no alla Dad è più compatto. Il 65% dei ragazzi interpellati si oppone al ritorno della didattica a distanza. Per loro la scuola in presenza significa socialità, confronto diretto con i compagni, un ritmo di vita che la pandemia aveva già spezzato per troppo tempo.
Resta però quel 35% che, anche tra gli studenti, vede nella Dad un'opportunità di risparmio. Sono soprattutto i pendolari, quelli che ogni mattina prendono treni regionali e autobus con abbonamenti sempre più cari, a riconoscere il peso economico della frequenza in presenza. Un terzo degli studenti che valuta la didattica a distanza come opzione accettabile non è un segnale da ignorare.
La crisi energetica entra in classe
Il tema di fondo, quello che attraversa trasversalmente tutti i dati del sondaggio, è l'impatto della crisi energetica sulla vita scolastica quotidiana. Non si tratta più soltanto delle bollette degli edifici scolastici o del riscaldamento delle aule. La questione si è spostata a monte: la sostenibilità economica del semplice recarsi a scuola.
Per un docente con sede di servizio a 40 chilometri da casa, il costo mensile del solo carburante può incidere per il 10-15% dello stipendio netto. Se si aggiungono pedaggi autostradali e manutenzione del veicolo, la percentuale sale ancora. È un problema strutturale che nessun bonus una tantum può risolvere davvero.
Il nuovo decreto per la continuità didattica, che stanzia 30 milioni per sostenere i docenti, rappresenta un tentativo di intervento, ma le risorse appaiono insufficienti rispetto alla portata del fenomeno. Trentamila euro distribuiti sull'intero territorio nazionale bastano a coprire una frazione minima dei costi reali sostenuti dal personale scolastico.
Un malessere che viene da lontano
Questi numeri vanno letti dentro un contesto più ampio di disagio professionale. Il fatto che quasi la metà dei docenti sia disposta ad accettare una modalità didattica che ritiene inferiore pur di contenere le spese di trasporto racconta qualcosa di profondo sulle condizioni di lavoro nella scuola italiana.
Non è un caso che per il prossimo 7 maggio sia stato proclamato uno sciopero nazionale della scuola, con rivendicazioni che toccano nodi irrisolti da anni: dal trattamento economico alla valorizzazione professionale, dalle condizioni contrattuali al carico burocratico.
La Dad a maggio, in fondo, non è una proposta didattica. È il sintomo di un sistema che scarica sui singoli, docenti e famiglie, costi che dovrebbero essere governati a livello istituzionale. E finché il dibattito resterà confinato alla scelta binaria tra presenza e distanza, senza affrontare le cause strutturali che lo alimentano, la questione è destinata a ripresentarsi puntualmente, ogni volta che il prezzo al litro supera una soglia di tolleranza che per molti insegnanti italiani è già stata abbondantemente superata.