Consenso informato a scuola: approvato il Ddl in Commissione Cultura al Senato tra polemiche e divisioni
Indice dei paragrafi
- Introduzione: il contesto politico e sociale
- Il disegno di legge 1735 e le sue principali disposizioni
- Le posizioni dei partiti politici e delle opposizioni
- Il ruolo della Commissione Cultura e il lavoro sugli emendamenti
- Il giudizio della sottosegretaria Paola Frassinetti
- Le dure critiche di Elisabetta Piccolotti
- Il tema del consenso informato nell’educazione sessuale a scuola
- L’importanza dell’informazione e della partecipazione delle famiglie
- Il dibattito pubblico: favorevoli e contrari
- Impatti concreti nelle scuole dal 2026
- Prospettive future e possibili scenari
- Conclusioni
Introduzione: il contesto politico e sociale
Il 3 febbraio 2026 rappresenta una data spartiacque per il dibattito sull’educazione sessuale nelle scuole italiane. In quella giornata, infatti, la Commissione Istruzione e Cultura del Senato ha concluso l’esame del disegno di legge n. 1735, noto come Ddl consenso informato scuola. Questo provvedimento introduce significative novità nel panorama scolastico italiano, stabilendo che per qualsiasi iniziativa di educazione sessuale, è obbligatorio il consenso informato dei genitori. La decisione della Commissione ha subito suscitato un acceso dibattito politico, con le opposizioni che hanno definito la norma un rallentamento rispetto agli standard europei e fonte di ulteriore tensione sociale.
Gli sviluppi legislativi in materia toccano temi di notevole rilevanza pubblica: dalla tutela dei diritti dei minori, alla promozione di una scuola laica, all’equilibrio tra libertà educativa delle famiglie e obblighi costituzionali dello Stato. Il 2026 potrebbe segnare una svolta nell’approccio italiano all’educazione affettiva e sessuale: è quindi essenziale approfondire i contenuti, le motivazioni e le prospettive aperte dal disegno di legge 1735 consenso informato scuola.
Il disegno di legge 1735 e le sue principali disposizioni
Il disegno di legge 1735 si propone di regolamentare con maggior rigore l’accesso degli alunni a percorsi di educazione affettiva e sessuale nelle scuole pubbliche e paritarie. La misura centrale del ddl prevede che nessuna attività legata all’educazione sessuale possa essere proposta agli studenti senza previa autorizzazione scritta dei genitori. Il provvedimento nasce da un crescente dibattito relativo all’opportunità di un maggiore coinvolgimento delle famiglie sulle tematiche sensibili affrontate in ambito scolastico.
Tra i punti salienti del testo:
- Obbligatorietà del consenso informato dei genitori per l’accesso ai programmi di educazione affettiva e sessuale.
- Divieto di partecipazione per gli studenti ai moduli senza autorizzazione, anche in caso di maggiore età compiuta durante l’ultimo anno scolastico.
- Obbligo per le scuole di fornire periodicamente alle famiglie un’informativa dettagliata sui contenuti e sulle metodologie didattiche previste.
- Prevedibilità di sanzioni amministrative in caso di inosservanza delle disposizioni.
Il documento relega quindi alla sfera familiare il potere decisionale sull’accesso dei minori alle iniziative inerenti la sfera intima e identitaria. Un impianto che, secondo i proponenti, «potenzia la collaborazione scuola-famiglia»; secondo le opposizioni, rappresenta invece un freno alla prevenzione delle discriminazioni e dei rischi per la salute degli adolescenti.
Le posizioni dei partiti politici e delle opposizioni
Nella fase di discussione in Commissione Cultura Senato scuola, il clima politico si è subito surriscaldato. Il nuovo ddl consenso informato è stato votato favorevolmente dalla maggioranza di governo: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno sostenuto il testo respingendo le accuse di voler censurare o ostacolare la diffusione di informazioni scientifiche.
Si sono invece nettamente opposti i gruppi di opposizione, in particolare:
- Partito Democratico (PD): fortemente contrario, ha denunciato il rischio di una deriva oscurantista e il «tradimento della missione educativa pubblica».
- Movimento 5 Stelle (M5S): ha criticato il provvedimento come «una legge che toglie strumenti ai ragazzi e depotenzia la scuola».
- Italia Viva (IV): ha votato contro parlando di «involuzione culturale».
La contestazione si è materializzata anche in una raffica di emendamenti presentati soprattutto dai partiti di minoranza, miranti a reintrodurre la possibilità di una partecipazione libera agli studenti o a incentivare percorsi inclusivi rivolti anche alle famiglie meno sensibilizzate. Tuttavia, la Commissione ha respinto tutti questi emendamenti: il testo iniziale è rimasto pressoché invariato.
Il ruolo della Commissione Cultura e il lavoro sugli emendamenti
La Commissione Cultura del Senato ha avuto un ruolo determinante nella definizione degli ultimi dettagli normativi sul consenso informato scuola, affrontando un intenso confronto durato settimane. Sono stati esaminati dozzine di emendamenti, proposti in particolare dall’opposizione per:
- eliminare l’obbligo del consenso scritto familiare;
- prevedere modalità alternative di informazione ai genitori meno presenti;
- introdurre commissioni paritetiche scuola-famiglia per stilare i programmi;
- rafforzare il ruolo del personale scolastico nella gestione
Tuttavia, la maggioranza ha sempre espresso parere contrario, motivando la scelta in nome della «primazia educativa delle famiglie». La sottosegretaria Paola Frassinetti (FdI) ha ribadito la determinazione del governo nel difendere la centralità della famiglia nei percorsi di crescita e sviluppo degli adolescenti. Alla fine del lungo iter, tutti gli emendamenti di opposizione sono stati respinti, lasciando sostanzialmente invariato il testo originario del disegno di legge 1735.
Il giudizio della sottosegretaria Paola Frassinetti
Uno degli elementi chiave della discussione è stato il ruolo della sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, particolarmente attiva nella difesa del ddl. Nel corso dei lavori, ha espresso con decisione il parere contrario dell’Esecutivo su ogni tentativo di modifica, motivando tale chiusura come imprescindibile per garantire una vera corresponsabilità educativa.
Secondo Frassinetti, la crescita degli studenti e la loro formazione su temi delicati come l’affettività e la sessualità non possono prescindere dalla condivisione e dall’assenso pieno delle famiglie, sottolineando che il ddl risponde anche a numerose richieste di associazioni di genitori preoccupate per «l’eccessiva invasività dello Stato» nei programmi scolastici. La sua posizione è così diventata emblematica del nuovo orientamento che punta a rafforzare il ruolo della famiglia come primo soggetto educativo.
Le dure critiche di Elisabetta Piccolotti
Il clima teso nei lavori della Commissione è stato evidenziato dalle dichiarazioni di Elisabetta Piccolotti (Alleanza Verdi e Sinistra), tra le più attive nel denunciare la natura del provvedimento. Piccolotti ha definito il ddl una «porcheria» e ha accusato i sostenitori di essere «da fan della X mas», richiamando alla memoria il rischio di derive antidemocratiche e di censura.
La deputata ha inoltre sottolineato che il provvedimento sarebbe un attacco frontale sia all’autonomia scolastica sia ai diritti fondamentali degli studenti, paventando lo spettro di un’Italia sempre più lontana dai modelli europei e dalla reale inclusione delle diversità. Piccolotti, unendo la sua voce a quella di altre forze dell’opposizione, ha assicurato che la battaglia contro l’approvazione definitiva proseguirà sia in Parlamento sia con iniziative pubbliche e mobilitazioni.
Il tema del consenso informato nell’educazione sessuale a scuola
Al centro del provvedimento e delle polemiche resta il tema del consenso informato scuola applicato in particolare all’educazione sessuale. La richiesta di coinvolgimento formale dei genitori in ogni percorso rappresenta una svolta rispetto alle precedenti prassi di molte scuole, che spesso informavano le famiglie ma non sempre prevedevano un vero e proprio consenso scritto preventivo.
Le ragioni di chi sostiene il ddl possono essere così sintetizzate:
- Tutela del diritto dei genitori alla primazia educativa, in linea con l’articolo 30 della Costituzione italiana.
- Necessità di prevenire il rischio di interferenze rispetto ai valori familiari, specie su materie considerate sensibili e controverse.
Sul fronte opposto, chi si oppone al provvedimento lo giudica come:
- Un ostacolo alla piena realizzazione dei diritti degli studenti alla salute e al benessere, inclusi quelli dell’informazione scientifica e della prevenzione.
- Un rischio di esclusione per chi proviene da contesti familiari poco attenti o addirittura ostili a determinati percorsi formativi.
L’importanza dell’informazione e della partecipazione delle famiglie
Uno dei concetti sottolineati dai promotori del ddl consenso informato senato è quello dell’informazione trasparente alle famiglie. In base al nuovo testo, le scuole saranno obbligate a:
- comunicare per iscritto il calendario delle attività di educazione sessuale;
- fornire dettagli sulle metodologie, i docenti e le finalità dei singoli moduli;
- offrire alle famiglie la possibilità di incontrare gli esperti coinvolti nei percorsi.
Questa scelta, secondo i sostenitori, garantisce una maggiore consapevolezza dei genitori e rafforza il dialogo scuola-famiglia, che viene visto come cardine nella promozione di una crescita sana e armoniosa. Dall’altro lato, però, molti osservatori denunciano il rischio che questo meccanismo limiti drasticamente la possibilità, proprio per gli studenti più fragili, di ricevere contenuti aggiornati su prevenzione, salute sessuale e riconoscimento delle differenze.
Il dibattito pubblico: favorevoli e contrari
A pochi giorni dall’approvazione in Commissione, il dibattito sull’educazione sessuale consenso genitori vede in campo moltissime associazioni, intellettuali, operatori e famiglie. Da una parte, realtà associative di ispirazione cattolica e gruppi genitoriali accolgono con favore la novità normativa, condividendo la preoccupazione per l’intromissione di esperti esterni prima di un confronto diretto con la famiglia.
Dall’altra, numerose organizzazioni della società civile, tra cui Amnesty International, Save the Children e Cgil scuola, hanno già annunciato campagne di sensibilizzazione per chiedere una revisione del ddl. Nel loro documento congiunto, si sottolinea come le giovani generazioni abbiano diritto all’accesso diretto a conoscenze attualizzate e scientifiche, soprattutto in un’epoca nella quale la disinformazione online rappresenta un problema serio.
Impatti concreti nelle scuole dal 2026
Se il provvedimento, come probabile, diventerà legge, nelle scuole italiane dal 2026 cambieranno diversi aspetti pratici:
- tutte le attività a carattere educativo-affettivo richiederanno la raccolta del consenso firmato dalle famiglie;
- in assenza di tale consenso, gli studenti non potranno partecipare a moduli o iniziative extracurricolari in tema di educazione sessuale;
- dirigenti scolastici, docenti e personale amministrativo dovranno predisporre informative dettagliate, moduli di consenso e incontri di presentazione con le famiglie.
Questo scenario richiede un grande sforzo organizzativo e solleva la questione dei minori non accompagnati o di quanti vivono in contesti familiari assenti, creando nella pratica una linea di divisione tra studenti in base alle scelte familiari, con rischi di discriminazione e di aumento delle disparità sociali.
Prospettive future e possibili scenari
Il percorso del ddl consenso informato scuola non è certamente concluso: l’esame dovrà ora passare in Aula al Senato e successivamente alla Camera, dove è probabile che il tema resti caldo e al centro dell’agenda politica. Esistono già annunciate modifiche e correggendo premesse della Commissione potrebbero essere oggetto di ulteriori scontri tra i vari gruppi parlamentari.
A livello sociale, è probabile che il tema resti polarizzante. Da una parte le campagne delle associazioni che chiedono una scuola aperta, laica e inclusiva; dall’altra una parte rilevante del mondo genitoriale che reclama più potere sulle scelte educative dei propri figli. Saranno determinanti, in vista dell’applicazione dal prossimo anno scolastico, gli interventi regolamentari sui casi complessi e sulla gestione delle eventuali esclusioni.
Conclusioni
In conclusione, la conclusione dell’esame in Commissione Istruzione Senato del disegno di legge 1735 sul consenso informato nelle scuole rappresenta una svolta decisa nel rapporto tra scuola, famiglia e società su un tema, quello dell’educazione sessuale, che tocca la sensibilità di milioni di cittadini. Favorevoli e contrari si confrontano sul modello di scuola più adatto a rispondere alle sfide del presente: maggiore partecipazione delle famiglie o apertura incondizionata ai diritti degli studenti? La legge, se approvata in via definitiva, impatterà profondamente sulla didattica dal 2026, ponendo nuovi interrogativi sulla tutela dei minori, dei diritti delle famiglie e della stessa autonomia scolastica. Solo il dibattito dei prossimi mesi potrà chiarire se prevarrà il principio di tutela della famiglia o quello della promozione dei diritti degli studenti, in un campo tanto delicato quanto decisivo per il futuro della scuola italiana.