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Ricerca italiana 'solida' secondo Anvur, ma i fondi restano fermi al 2013
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Ricerca italiana 'solida' secondo Anvur, ma i fondi restano fermi al 2013

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Il rapporto Anvur 2020-2024 valuta 132 istituzioni e 76mila ricercatori: la qualita' cresce, ma l'Italia resta all'1,33% del Pil contro media UE del 2,2%.

Il rapporto Anvur sulla Valutazione della Qualita' della Ricerca 2020-2024, presentato il 28 maggio a Roma, fotografa una ricerca italiana "solida e dinamica" con 199.816 prodotti scientifici valutati su 75.869 ricercatori in 132 istituzioni. Negli ultimi vent'anni le differenze di qualita' fra atenei ed enti si sono ridotte e il quadro e' piu' omogeneo del passato. Resta pero' un nodo che il rapporto non risolve, quello della spesa pubblica in ricerca e sviluppo.

Il bilancio della VQR Anvur in cifre

La valutazione ha coinvolto 132 istituzioni: 100 universita', 13 enti pubblici di ricerca vigilati dal MUR e 19 istituzioni che hanno aderito su base volontaria. I 199.816 prodotti scientifici esaminati, fra articoli, monografie e contributi in volume, sono circa il 10% in piu' rispetto ai 182mila della tornata 2015-2019. A questi si aggiungono 858 casi studio, 6.802 progetti competitivi internazionali e 11 infrastrutture di ricerca. Il lavoro e' stato coordinato da 19 Gruppi di esperti (GEV), con 723 esperti disciplinari e 6.740 revisori esterni. Sulla produttivita' individuale emerge un'asimmetria: i ricercatori neoassunti o promossi nel periodo hanno conferito in media 2,7 prodotti a testa, contro i 2,1 dei colleghi gia' stabili nelle istituzioni.

Qualita' in crescita, spesa in R&S al palo da dieci anni

Mentre l'Anvur certifica un sistema scientifico nazionale piu' omogeneo e qualitativamente solido, il finanziamento del settore racconta un'altra storia. Secondo i Dati Eurostat sulla spesa R&S nell'Unione europea 2023, l'Italia ha destinato a ricerca e sviluppo l'1,33% del Pil, contro una media UE del 2,2%. Il dato italiano e' quasi identico a quello del 2013 (1,29%), mentre nello stesso decennio la media UE e' cresciuta di oltre un decimo di punto percentuale, trainata da Svezia (3,6%), Belgio e Austria (entrambe al 3,3%). Il divario assoluto con la media UE e' oggi di quasi un punto di Pil, una distanza strutturale che il rapporto Anvur, per sua natura, non puo' colmare.

Il sistema scientifico italiano ha quindi imparato a fare di piu' con meno: piu' articoli con meno ricercatori valutati e con risorse pubbliche fra le piu' basse dei 27 Stati membri. Interventi recenti come il contratto di ricerca 2025 da 375 milioni di euro puntano a stabilizzare le posizioni precarie e a riconoscere uno status contrattuale unitario, ma non colmano lo iato strutturale con i partner europei ne' garantiscono nuove assunzioni in misura comparabile a Germania o Francia.

Cosa cambia per atenei e ricercatori

I risultati VQR pesano sulla quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario, oggi pari a circa un terzo delle risorse statali destinate al sistema universitario. Un quadro piu' omogeneo, come segnalato dall'Anvur, puo' ridurre la divaricazione fra atenei storicamente forti e istituzioni periferiche, ma con una torta complessiva ferma o in crescita marginale i benefici si trasformano in redistribuzione, non in risorse aggiuntive. Per i ricercatori il segnale e' ambivalente: la qualita' premiata vale come riconoscimento, non come garanzia di carriere stabili o di laboratori meglio finanziati.

La presentazione dei risultati per area disciplinare apre ora una fase delicata. In aree come fisica, scienze biologiche e ingegneria, dove l'Italia continua a produrre eccellenze, dagli studi sugli elementi della vita scoperti sull'asteroide Bennu alle ricerche internazionali sulla salute mentale materna con la musica come strumento di supporto, la competizione per i fondi europei resta il vero termometro della tenuta del sistema. Senza un riallineamento delle risorse domestiche, anche un sistema valutato come piu' omogeneo rischia di restare strutturalmente piu' povero.

La vicepresidente Anvur Alessandra Celletti ha annunciato che la prossima VQR potrebbe inserire fra i criteri il valore sociale, culturale ed economico della ricerca e l'uso dell'intelligenza artificiale. Restano pero' fuori dal perimetro della valutazione le scelte di bilancio: e su quelle, finora, il segnale italiano non e' cambiato di segno.

Domande frequenti

Cosa emerge dal rapporto Anvur sulla qualità della ricerca italiana?

Il rapporto Anvur evidenzia una ricerca italiana solida e dinamica, con una crescente omogeneità tra istituzioni e una qualità in miglioramento rispetto al passato.

Come si è evoluta la spesa pubblica italiana in ricerca e sviluppo negli ultimi dieci anni?

La spesa pubblica italiana in ricerca e sviluppo è rimasta sostanzialmente ferma dal 2013, attestandosi all'1,33% del PIL, ben al di sotto della media UE del 2,2%.

Quali istituzioni e quanti ricercatori sono stati coinvolti nella VQR 2020-2024?

La valutazione ha coinvolto 132 istituzioni tra università, enti pubblici di ricerca e istituzioni aderenti volontariamente, con un totale di 75.869 ricercatori valutati.

In che modo i risultati della VQR influenzano il finanziamento alle università?

I risultati della VQR incidono sulla quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario, determinando come vengono distribuite circa un terzo delle risorse statali tra le università.

Quali sono le principali criticità evidenziate dal rapporto Anvur?

Nonostante i miglioramenti qualitativi, il rapporto sottolinea che il finanziamento pubblico resta basso e non allineato agli standard europei, limitando le opportunità di crescita e stabilizzazione per ricercatori e istituzioni.

Quali novità potrebbero essere introdotte nella prossima VQR?

La prossima VQR potrebbe includere nuovi criteri di valutazione, come il valore sociale, culturale ed economico della ricerca e l'utilizzo dell'intelligenza artificiale.

Pubblicato il: 28 maggio 2026 alle ore 16:49

Redazione EduNews24

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