Il ritorno della cometa di Halley: quarant’anni fa l’Italia con la sonda Giotto, tra scienza e mito
La cometa di Halley rappresenta uno degli oggetti celesti più discussi, iconici e misteriosi dell’intera storia dell’astronomia. Il suo passaggio vicino alla Terra, avvenuto il 9 febbraio 1986, segnò un evento epocale non solo per gli astronomi, ma anche per la comunità internazionale della ricerca spaziale. In questa ricorrenza dei quarant’anni, facciamo il punto su ciò che è successo allora, sulle imprese della sonda Giotto e sulle prospettive aperte dal prossimo incontro atteso nel 2061. Un viaggio tra storia, scienza e suggestioni culturali, in un caleidoscopio di fatti, curiosità e analisi approfondite.
Indice dei contenuti
- La cometa di Halley nella storia: una presenza avvistata nei secoli
- Il passaggio del 1986: una febbre globale attorno a un fenomeno raro
- La missione Giotto: l’Europa protagonista nell’esplorazione spaziale
- Le immagini storiche: il nucleo della cometa e le nuove scoperte
- Il ruolo delle altre sonde e la cooperazione internazionale
- Cosa abbiamo imparato sulle comete da Halley
- Il prossimo passaggio del 2061: speranze e nuove sfide scientifiche
- Fatti curiosi sulla cometa di Halley: miti, scienza e cultura pop
- Sintesi finale: l’eredità culturale e scientifica della cometa di Halley
La cometa di Halley nella storia: una presenza avvistata nei secoli
La storia della cometa di Halley si intreccia profondamente con le cronache dell’umanità. È la cometa periodica più famosa, visibile dalla Terra ogni 76 anni circa. Documenti cinesi, babilonesi, europei e arabi riportano il suo avvistamento già dal 240 a.C. La sua ciclicità divenne oggetto di speculazione solo molti secoli dopo, quando l’astronomo inglese Edmond Halley, nel 1705, ne predisse con accuratezza il ritorno, immortalando il suo nome nella storia dell’astronomia.
Nel corso dei secoli, l’avvistamento della cometa di Halley è stato spesso interpretato come un segno divino o un presagio di eventi epocali. Opere d’arte e scritti letterari ne sono pervasi, come testimonia anche il celebre arazzo di Bayeux, che raffigura la cometa nel 1066 in corrispondenza dell’invasione normanna dell’Inghilterra. La storia della cometa Halley è dunque anche storia culturale, specchio delle paure, delle speranze e delle credenze dell’uomo.
Il passaggio del 1986: una febbre globale attorno a un fenomeno raro
La cometa di Halley 1986 fu protagonista di un interesse planetario. L’attesa cresceva da decenni tra astronomi, istituti di ricerca e semplici appassionati. Alcuni preparavano telescopi e binocoli, mentre molti osservatori pubblici programmarono serate divulgative dedicate proprio al passaggio cometa Halley.
Il suo transito ravvicinato, nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 1986, fu meno spettacolare del previsto a occhio nudo: la cometa apparve meno luminosa, penalizzata anche dalla posizione rispetto al Sole e all’orbita terrestre. Tuttavia, le immagini raccolte dagli strumenti professionali furono di altissimo valore scientifico. La sua distanza minima dalla Terra fu di circa 63 milioni di chilometri, e il passaggio fu seguito in contemporanea dalle principali agenzie spaziali mondiali.
La copertura mediatica rese la febbre Halley un fenomeno collettivo. In moltissime scuole italiane si organizzavano nottate di osservazione, concorsi di disegno, si distribuivano dispense scientifiche, contribuendo a una significativa diffusione della cultura astronomica.
La missione Giotto: l’Europa protagonista nell’esplorazione spaziale
Tra le protagoniste indiscusse del passaggio della cometa di Halley 1986, la sonda Giotto dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) rappresentò un vero e proprio punto di svolta. Ideata con la collaborazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e altri partner internazionali, fu la prima missione europea destinata a un oggetto del Sistema Solare diverso dalla Luna o dai pianeti interni.
La sonda Giotto, dal peso di circa 960 kg, fu lanciata il 2 luglio 1985 da Kourou, nella Guyana Francese. Dotata di una suite strumentale all’avanguardia, aveva come obiettivo la raccolta di dati composizionali, morfologici e fotografici sul nucleo cometa Halley e sulla struttura della sua chioma. La missione fu pianificata per arrivare il più vicino possibile al cuore della cometa, nonostante l’ambiente estremamente ostile fatto di polveri ad altissima velocità e intensi campi elettromagnetici.
Le immagini storiche: il nucleo della cometa e le nuove scoperte
Uno dei risultati più spettacolari della missione sonda Giotto fu la fotografia ravvicinata del nucleo della cometa. Alle 00:03 UTC del 14 marzo 1986, Giotto passò a soli 596 chilometri dal nucleo, inviando una serie di immagini che ancora oggi rappresentano un patrimonio unico.
Le foto della cometa di Halley rivelarono un corpo scuro, allungato e irregolare, lungo circa 15 km e largo 8, dalla forma sorprendentemente simile ad un’arachnide, come dissero molti scienziati dell’epoca. La superficie, ricoperta di materiali carboniosi, appariva macchiata e “sporca”, ben distante dall’immagine romantica delle comete come «palle di neve sporca». Questo contribuì pesantemente a ridefinire i modelli di composizione cometaria.
Le osservazioni permisero anche di dettagliare i getti di gas e polveri che evaporavano dal nucleo, confermando la presenza di numerosi composti organici e di acqua ghiacciata. Queste informazioni hanno avuto un impatto duraturo sulla scienza planetaria e sulla comprensione dell’origine delle comete.
Il ruolo delle altre sonde e la cooperazione internazionale
Il passaggio del 1986 vide impegnate ben cinque sonde spaziali in rotta verso la cometa di Halley, un record assoluto. Oltre alla sonda ESA Giotto, presero parte all’avventura tre veicoli sovietici (Vega 1, Vega 2), giapponesi (Sakigake e Suisei).
Le sonde Vega 1 e Vega 2 furono lanciate dall’Unione Sovietica e giunsero poche settimane prima della Giotto, contribuendo con studi sulla coda e la composizione dell’involucro gassoso. Le sonde giapponesi, più distanti dal nucleo, fornirono preziosi dati sull’attività cometaria e sui suoi effetti sulle particelle interplanetarie. Questa collaborazione internazionale ha segnato un nuovo standard nelle missioni condivise e nella raccolta simultanea di dati da più livelli di distanza e prospettiva.
Cosa abbiamo imparato sulle comete da Halley
Il passaggio cometa Halley 1986 segnò la fine di un’epoca basata sulle sole osservazioni terrestri e inaugurò l’era dell’esplorazione in situ delle comete. Tra le principali scoperte risultate dalle analisi delle immagini e dei dati delle missioni:
- La superficie dei nuclei cometari è molto più scura delle aspettative, riflettendo poco la luce solare.
- Le comete sono costituite da un mix di ghiacci, polveri e materiali organici complessi, inclusi composti prebiotici.
- I getti di gas che formano la coda sono il risultato del riscaldamento solare, che provoca la sublimazione dei ghiacci superficiali.
- I nuclei non sono omogenei, ma presentano una notevole variabilità chimica e morfologica a livello locale.
Queste scoperte hanno stimolato il ripensamento dell’origine delle comete come primitive testimoni della formazione planetaria e custodi di materiali degli albori del sistema solare. Oggi la storia della cometa Halley è alla base della programmazione di tutte le nuove missioni cometarie, come la famosa missione Rosetta della ESA sul 67P/Churyumov–Gerasimenko.
Il prossimo passaggio del 2061: speranze e nuove sfide scientifiche
Ma quando torna la cometa di Halley? Il prossimo passaggio cometa Halley è previsto per il 2061. Mancano, dunque, 36 anni al nuovo incontro ravvicinato, che suscita già adesso grande attesa tra astronomi e appassionati di tutto il mondo. Gli osservatori ritengono che il passaggio del 2061 sarà più favorevole dal punto di vista della visibilità, dato che la cometa attraverserà il cielo notturno in condizioni ottimali nell’emisfero nord.
L’arrivo della prossima generazione di telescopi terrestri e di missioni robotiche potrebbe inaugurare nuove frontiere di studio. Tra gli obiettivi principali:
- Analizzare in dettaglio la composizione isotopica e molecolare del nucleo.
- Sviluppare tecnologie per l’atterraggio su nuclei cometari irregolari.
- Studiare la connessione tra le comete e l’apporto di acqua sulla Terra.
- Osservare in tempo reale i processi di formazione e dissoluzione della chioma cometaria.
Le agenzie spaziali, incluse ESA, NASA e partner asiatici, stanno già lavorando a progetti congiunti per nuovi lander automatici e sonde di prossimità. La missione sonda Giotto, che nel 1986 rappresentò un punto di non ritorno, resterà il modello cui ispirarsi.
Fatti curiosi sulla cometa di Halley: miti, scienza e cultura pop
La cometa di Halley ha ispirato non solo scienziati ma anche artisti, scrittori, registi e persino studiosi di astrologia. Negli ultimi due secoli, il suo passaggio è stato associato a grandi eventi storici, a movimenti culturali e, spesso, oggetto di superstizione.
Tra i fatti curiosi più noti, va ricordato che Mark Twain nacque e morì in corrispondenza di due passaggi della cometa (1835 e 1910), di cui scrisse: “Sono venuto con la cometa di Halley e me ne andrò con essa”.
Durante il passaggio del 1910, false notizie e timori irrazionali sulla fine del mondo crearono un clima di panico in alcune regioni: si pensava che la Terra sarebbe stata investita dalla "pericolosa coda velenosa" della cometa. In realtà, nulla di drammatico accadde, dimostrando ancora una volta il potere delle fake news, già allora.
Negli ultimi decenni, la cometa di Halley è apparsa in film di fantascienza, romanzi e canzoni, diventando simbolo ciclico del tempo che passa e della capacità dell’uomo di osservare, studiare e meravigliarsi del cosmo.
Sintesi finale: l’eredità culturale e scientifica della cometa di Halley
La febbre della cometa di Halley, esplosa quarant’anni fa, fu più di un semplice evento astronomico: segnò un momento di unione globale tra scienza, cultura e collettività. La missione sonda Giotto e il contributo europeo furono la scintilla di una nuova fase dell’esplorazione spaziale, modificando per sempre la nostra conoscenza dei piccoli corpi del Sistema Solare.
Proiettare una prospettiva verso il prossimo passaggio cometa Halley del 2061 significa impegnarsi oggi nello sviluppo di nuove tecnologie, nella formazione delle giovani generazioni e nell’approfondimento di una scienza capace di integrare la ricerca con una narrazione capace di affascinare ed emozionare.
Sarà ancora la cometa di Halley – insieme alle sue meraviglie e ai misteri irrisolti – a ricordarci quanto sia infinita la nostra sete di conoscenza e la capacità della scienza di abbattere antiche barriere. Prepariamoci, dunque: il viaggio è appena all’inizio.