Le 'cellule zombie' che si accumulano nei tessuti anziani ora hanno un codice a barre chimico che le rende identificabili senza doverle distruggere. Il team guidato dal Massachusetts Institute of Technology, dal Massachusetts General Hospital e dalla Harvard Medical School ha pubblicato il 21 settembre 2026 su Nature Aging la tecnica RamanOmics, che combina microscopia laser e apprendimento automatico su singola cellula.
Come funziona il codice a barre a laser
Le cellule senescenti smettono di dividersi ma non muoiono. Il sistema immunitario dovrebbe eliminarle, ma con l'avanzare dell'età il meccanismo perde efficienza e le cellule zombie si accumulano nei tessuti contribuendo a debolezza muscolare, rilassamento della pelle e patologie croniche. Fino a oggi gli unici marcatori affidabili, le proteine p16 e p21, si potevano individuare solo con procedure che uccidono la cellula analizzata: buono per il laboratorio, inutile per una diagnosi nel paziente vivo.
La microscopia Raman colpisce il tessuto con un laser a luce visibile o vicino infrarosso e ne restituisce la composizione chimica senza danneggiarlo. I ricercatori del MIT l'hanno combinata con il sequenziamento spaziale dell'RNA su campioni di pelle e polmoni di topi di 2 e 26 mesi. Le firme spettrali associate a specifici legami chimici sono state incrociate con l'attività dei geni cellula per cellula, generando il codice a barre distintivo dello stato di senescenza.
Le cellule anziane analizzate mostrano tre segnali ricorrenti:
- accumulo di lipidi rispetto alle controparti giovani, in entrambi i tessuti analizzati
- nella pelle, alterazione dei processi legati alla contrazione muscolare e al rimodellamento del collagene
- nei polmoni, attivazione dei geni infiammatori, uno dei meccanismi che alimenta le patologie croniche dell'apparato respiratorio
Perché è una notizia italiana
L'Italia ha la popolazione più anziana d'Europa. Secondo gli indicatori demografici ISTAT pubblicati il 31 marzo 2026, al 1° gennaio le persone di 65 anni e più sono 14,8 milioni, il 25,1% del totale, con 2,5 milioni di ultraottantacinquenni. Le proiezioni ISTAT portano questa quota al 34,5% entro il 2050. La diagnosi precoce delle patologie da senescenza cellulare qui è prima di tutto una questione di sanità pubblica.
I dati epidemiologici dell'Istituto superiore di sanità confermano il carico assistenziale. L'artrosi colpisce il 16,4% della popolazione italiana, con una prevalenza che sale al 68,2% tra le donne oltre i 75 anni e al 48,7% tra gli uomini della stessa fascia. Il diabete di tipo 2 riguarda oltre 3,5 milioni di persone, ma tra gli ultra 75enni la prevalenza tocca il 21%. Sono proprio le patologie che, secondo lo studio, l'accumulo di cellule senescenti alimenta più direttamente.
Dai topi all'endoscopio: cosa manca
Jeon Woong Kang, ricercatore del Laser Biomedical Research Center del MIT, ha dichiarato che l'obiettivo di lungo periodo è arrivare a un endoscopio capace di identificare le cellule senescenti direttamente in vivo. Lo studio fa parte del Cellular Senescence Network dei National Institutes of Health, il programma federale statunitense che coordina la ricerca sui senolitici, i farmaci sperimentali che eliminano in modo selettivo le cellule zombie senza toccare quelle sane.
Prima di arrivare in clinica, il team deve adattare la tecnica dai tessuti murini a quelli umani, un passaggio ancora tutto da compiere. Senza una diagnosi non distruttiva restava impossibile misurare l'accumulo delle cellule anziane nei pazienti reali e valutare l'efficacia dei senolitici già in sperimentazione. La biologia dell'invecchiamento è un fronte di ricerca attivo anche su altri versanti, dal caso dei centenari in cui le cellule anti-cancro quadruplicano fino ai difetti congeniti che nascono nell'antenna delle cellule, due filoni recenti che mostrano quanto ricco sia il livello di dettaglio ora accessibile.
L'Italia però resta spesso ai margini delle grandi partite scientifiche internazionali, come mostra la recente missione CubeSat europea partita senza atenei italiani. Con 14,8 milioni di over 65 già oggi, chi finanzierà e chi userà per primo la tecnica RamanOmics non è una scelta astratta.
Domande frequenti
Che cosa sono le cellule senescenti e perché sono chiamate 'cellule zombie'?
Le cellule senescenti sono cellule che smettono di dividersi ma non muoiono, accumulandosi nei tessuti con l'età. Sono chiamate 'cellule zombie' perché il sistema immunitario perde efficienza nel rimuoverle, contribuendo a debolezza e patologie croniche.
In cosa consiste la tecnica RamanOmics e come funziona il codice a barre chimico?
La tecnica RamanOmics combina microscopia laser Raman e apprendimento automatico per identificare la composizione chimica delle cellule senza danneggiarle. Incrociando le firme spettrali con l'attività genica, permette di generare un codice a barre chimico che distingue le cellule senescenti in vivo.
Quali sono i principali segnali individuati nelle cellule senescenti grazie a questa tecnica?
Le cellule anziane mostrano accumulo di lipidi, alterazioni nella contrazione muscolare e rimodellamento del collagene nella pelle, e attivazione di geni infiammatori nei polmoni. Questi segnali sono associati a patologie croniche legate all'invecchiamento.
Perché questa scoperta è particolarmente rilevante per l'Italia?
L'Italia ha la popolazione più anziana d'Europa, con il 25,1% di over 65 e una crescente incidenza di patologie legate alla senescenza cellulare, come artrosi e diabete. Una diagnosi precoce di queste condizioni rappresenta una priorità di sanità pubblica nazionale.
Quali sono i prossimi passi per l'applicazione clinica della tecnica RamanOmics?
I ricercatori devono adattare la tecnica dai modelli animali ai tessuti umani e sviluppare strumenti, come endoscopi, per identificare le cellule senescenti direttamente nei pazienti. Solo così sarà possibile valutare l'efficacia di nuovi farmaci senolitici in sperimentazione.