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Il 51% dei giovani preferisce l'IA allo psicologo: in Italia perché
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Il 51% dei giovani preferisce l'IA allo psicologo: in Italia perché

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Il 51% dei giovani europei preferisce l'IA allo psicologo (37%). Solo il 32% sa cosa succede ai propri dati: la ricerca CNIL, 3.800 ragazzi in 4 paesi.

Il 51% dei giovani europei trova più facile parlare di salute mentale con un chatbot di IA che con uno psicologo (37%). Lo mostra un sondaggio su 3.800 ragazzi tra gli 11 e i 25 anni in quattro paesi europei, commissionato dall'autorità francese per la privacy CNIL e dall'assicuratore Groupe VYV.

La ricerca CNIL: i numeri su giovani e IA

Il sondaggio Ipsos BVA, svolto a gennaio 2026 in Francia, Germania, Svezia e Irlanda, registra che il 48% dei giovani usa l'IA conversazionale per parlare di argomenti personali o intimi. Il 90% aveva già usato strumenti di IA prima del sondaggio. Disponibilità continua e assenza di giudizio sono i motivi più citati. Più di tre utenti su cinque descrivono i chatbot come "consiglieri di vita" o "confidenti".

Il contesto psicologico è rilevante: il 28% degli intervistati raggiunge la soglia per un sospetto disturbo d'ansia generalizzata. Per questi ragazzi, la quota di chi si rivolge all'IA per argomenti intimi sale al 46%. Il chatbot supera lo psicologo (37%) e si avvicina ai medici (49%) e agli amici (68%), con il vantaggio di essere disponibile a qualunque ora, gratuito e senza lista d'attesa. I risultati dell'indagine CNIL su giovani e IA conversazionale sono consultabili sul sito ufficiale.

Il caso italiano: un vuoto che l'IA sta riempiendo

L'Italia non era tra i quattro paesi del sondaggio. Ma i dati 2025 raccolti da Telefono Azzurro con Ipsos Doxa mostrano uno scenario compatibile: il 35% degli adolescenti tra i 12 e i 18 anni usa chatbot di IA tra le attività online più frequenti. Il 14% dichiara di rivolgersi spesso a un chatbot per consigli personali, il 34% lo ha fatto almeno qualche volta. L'uso cresce con l'età ed è più diffuso tra i ragazzi rispetto alle ragazze.

Dietro questa tendenza c'è una carenza strutturale. I dati 2022 del Ministero della Salute indicano che gli psicologi rappresentano appena il 6,9% del personale nei Dipartimenti di salute mentale pubblici. Le liste d'attesa per accedere al supporto psicologico nel SSN possono durare mesi, con differenze significative tra regioni. Il Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030, approvato a luglio 2025, introduce lo psicologo di primo livello nelle cure primarie, con 80 milioni stanziati per il 2026, ma la copertura resta incompleta.

La ricerca tecnologica avanza in ambiti molto diversi: dall'asfalto autoriparante sviluppato con IA di Google al satellite europeo BIOMASS per monitorare le foreste. Questi sviluppi mostrano quanto rapidamente l'IA si stia integrando nella vita quotidiana. Nel supporto emotivo, però, i margini di errore sono diversi: un'applicazione inadeguata può avere conseguenze dirette sulla salute dei ragazzi che la usano.

Il paradosso: 69% si fida dell'IA, solo il 32% capisce cosa succede ai propri dati

La ricerca CNIL segnala un divario critico. Il 69% dei giovani ritiene che l'IA possa dare consigli affidabili sulla salute mentale. Ma solo il 32% dichiara di sapere cosa succede ai dati che condivide durante quelle conversazioni. Paure, stati d'animo, difficoltà familiari: informazioni archiviate ed elaborate da sistemi privati, spesso senza che l'utente sappia quali dati vengono conservati, per quanto tempo o con chi vengono condivisi.

Il 34% di chi si è confidato con un chatbot ha dichiarato di essersi sentito a disagio dopo una risposta. L'85% vorrebbe più informazioni sui rischi e sulle buone pratiche. Fiducia alta e comprensione bassa è una combinazione che riguarda l'IA in molti ambiti: anche davanti a innovazioni come il quantum computing di Microsoft il pubblico fa fatica a separare i fatti concreti dalle aspettative. Con la salute mentale dei ragazzi in gioco, il costo di un'aspettativa sbagliata è più alto.

Il Piano Nazionale 2025-2030 prevede percorsi più accessibili, figure di supporto nelle cure primarie e interventi di prevenzione nelle scuole. Se ridurrà le liste d'attesa prima che i chatbot diventino l'unico punto di ascolto disponibile per molti ragazzi, dipende dalla velocità con cui i fondi verranno effettivamente distribuiti agli enti locali e alle strutture sul territorio.

Domande frequenti

Perché i giovani preferiscono parlare di salute mentale con un chatbot di IA piuttosto che con uno psicologo?

I giovani trovano i chatbot di IA più accessibili grazie alla disponibilità continua, all'assenza di giudizio e alla gratuità. Inoltre, non ci sono liste d'attesa e il supporto è immediato.

Qual è la situazione specifica in Italia riguardo l’uso dei chatbot di IA per il supporto emotivo?

In Italia, il 35% degli adolescenti utilizza chatbot di IA tra le attività online più frequenti e il 14% li consulta spesso per consigli personali. Questo trend è favorito dalla carenza di psicologi nel servizio pubblico e dalle lunghe liste d’attesa.

Quali sono i rischi legati all’uso dei chatbot di IA per la salute mentale dei giovani?

Un uso inadeguato dei chatbot può avere conseguenze dirette sulla salute emotiva dei giovani, soprattutto se le risposte non sono appropriate. Inoltre, il 34% degli utenti ha riportato disagio dopo aver ricevuto una risposta dal chatbot.

Cosa prevede il Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030 per migliorare il supporto psicologico ai giovani?

Il Piano prevede percorsi più accessibili, la presenza dello psicologo di primo livello nelle cure primarie e interventi di prevenzione nelle scuole. Tuttavia, la copertura rimane parziale e l'efficacia dipenderà dalla tempestiva distribuzione dei fondi agli enti locali.

Quanto sono consapevoli i giovani dei rischi per la privacy quando usano chatbot di IA?

Solo il 32% dei giovani dichiara di sapere cosa succede ai dati che condivide con i chatbot, nonostante il 69% si fidi delle risposte dell’IA. C’è quindi un divario tra la fiducia riposta e la consapevolezza sui rischi legati alla privacy.

Pubblicato il: 7 maggio 2026 alle ore 14:31

Michele Monaco

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Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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