A Laufenburg, nel cantone svizzero di Argovia, è in corso lo scavo di una struttura sotterranea profonda 27 metri e lunga oltre due campi da calcio. Dentro ci andrà la batteria redox-flow più potente mai costruita: 1,2 gigawattora di capacità, operativa dal 2029. Il progetto, guidato dal gruppo privato FlexBase, viene presentato come un passo storico per l'accumulo di energia rinnovabile in Europa. C'è però un dato che gli annunci ufficiali non mettono al centro: il vanadio, la materia prima su cui tutta la tecnologia si regge, è prodotto per oltre il 60% in Cina.
Come funziona la batteria redox-flow
A differenza delle batterie agli ioni di litio, i sistemi redox-flow immagazzinano energia sotto forma chimica. Due serbatoi separati contengono elettroliti liquidi a base di vanadio: il passaggio di ioni attraverso una membrana genera corrente elettrica. Il vantaggio rispetto al litio è concreto: nessun rischio di incendio, durata operativa superiore ai 25 anni senza degrado significativo, e un ciclo chimico completamente reversibile.
Il sistema di FlexBase potrà assorbire o immettere fino a 1,2 GWh in pochi millisecondi, una capacità paragonabile a quella della centrale nucleare svizzera di Leibstadt. Swissgrid, il gestore della rete nazionale, collegherà l'impianto. L'investimento, interamente privato, è compreso tra 1 e 5 miliardi di franchi svizzeri. Entro il 2029 l'infrastruttura darà lavoro a circa 300 persone.
Il 60% del vanadio viene dalla Cina
Il vanadio non è distribuito uniformemente nel sottosuolo del pianeta: si concentra in zone geologiche specifiche, formate da processi millenari come attività vulcanica e impatti cosmici - gli stessi fenomeni che la scienza continua a indagare, come nel caso del cratere di impatto più antico mai identificato sulla Terra. Secondo i dati del Geological Survey degli Stati Uniti (USGS), la Cina produce oltre 60.000 tonnellate metriche di vanadio all'anno su una produzione globale di circa 100.000 tonnellate: una quota superiore al 60%. La Russia è il secondo produttore con 21.000 tonnellate. L'Europa non figura tra i grandi fornitori.
Per una tecnologia destinata a diventare un pilastro dell'accumulo energetico europeo, questa concentrazione geografica è un rischio strutturale. Il parallelo con il gas naturale russo è chiaro: dipendere da una singola nazione per una risorsa critica può rivelarsi costoso. Il progetto FlexBase è ambizioso, ma la sua catena di fornitura parte da Pechino.
La leadership cinese sulle risorse e i materiali strategici non si limita al vanadio: i ricercatori cinesi hanno sviluppato un diamante sintetico più duro del naturale, confermando un vantaggio crescente su tecnologie dei materiali avanzati.
La Cina ha già impianti operativi, l'Europa arriva dopo
Il vantaggio cinese non è solo nelle materie prime. Mentre a Laufenburg proseguono gli scavi, la Cina ha già costruito e connesso alla rete sistemi di accumulo a flusso di vanadio su scala industriale. La Rongke Power ha collegato un impianto da 100 MW e 400 MWh alla rete di Dalian nel maggio 2022, primo al mondo a quella scala. A dicembre 2024 ha completato un secondo impianto a Wushi: 175 MW e 700 MWh, attuale record mondiale.
FlexBase, con i suoi 1,2 GWh, supererà quel record quando entrerà in funzione nel 2029. Ma sarà il primo grande impianto di batteria redox-flow europeo a quella scala quando la Cina avrà già sette anni di esperienza operativa su questa tecnologia e una capacità produttiva ulteriormente ampliata.
Secondo SolarPower Europe, nel 2025 l'Unione Europea ha installato 27,1 GWh di nuova capacità di accumulo (tutte le tecnologie), arrivando a 77,3 GWh cumulativi. Per centrare l'obiettivo europeo di 750 GWh entro il 2030, mancano ancora 673 GWh da installare in meno di cinque anni. L'urgenza è reale.
Il progetto FlexBase vale come segnale di cambio di scala: l'Europa prova a competere sull'ampiezza degli impianti. La struttura di Laufenburg potrà bilanciare la produzione variabile delle rinnovabili e la domanda crescente legata ai data center per l'intelligenza artificiale. La ricerca sulle interazioni tra attività solare e movimenti sismici terrestri ricorda quanto le forze naturali incidano sulle infrastrutture sotterranee progettate per decenni. Ma la variabile più decisiva per il futuro del progetto è geopolitica: la capacità europea di costruire filiere del vanadio indipendenti da Pechino.
Domande frequenti
Che cos'è la batteria redox-flow di FlexBase e quali sono le sue caratteristiche principali?
La batteria redox-flow di FlexBase, in costruzione a Laufenburg (Svizzera), sarà la più potente mai realizzata, con una capacità di 1,2 GWh e operativa dal 2029. Utilizza elettroliti liquidi a base di vanadio e offre vantaggi come sicurezza, durata superiore ai 25 anni e ciclo chimico reversibile.
Quali sono i vantaggi delle batterie redox-flow rispetto a quelle agli ioni di litio?
Le batterie redox-flow non presentano rischi di incendio, hanno una durata operativa superiore ai 25 anni senza degrado significativo e il loro ciclo chimico è completamente reversibile. Queste caratteristiche le rendono particolarmente adatte per l'accumulo di energia su larga scala.
Perché il vanadio è centrale in questa tecnologia e quali sono i rischi legati alla sua fornitura?
Il vanadio è l'elemento chiave degli elettroliti nelle batterie redox-flow e la sua disponibilità è essenziale per questa tecnologia. Oltre il 60% della produzione mondiale proviene dalla Cina, creando una forte dipendenza geopolitica che rappresenta un rischio strutturale per l'Europa.
Come si posiziona l'Europa rispetto alla Cina nello sviluppo di sistemi di accumulo a flusso di vanadio?
L'Europa sta realizzando il suo primo grande impianto a Laufenburg, ma la Cina ha già diversi impianti operativi da anni e detiene il primato sia nella produzione di vanadio sia nell'esperienza tecnologica. Il progetto FlexBase rappresenta il tentativo europeo di colmare il gap, ma arriva con anni di ritardo.
Qual è l'obiettivo europeo per l'accumulo energetico e quanto manca per raggiungerlo?
L'obiettivo dell'Unione Europea è di raggiungere 750 GWh di capacità di accumulo entro il 2030. Attualmente mancano ancora 673 GWh da installare in meno di cinque anni, secondo i dati di SolarPower Europe.