La Mayo Clinic ha analizzato campioni fecali di 1.364 pazienti oncologici e li ha confrontati con quelli di 287 persone sane: dopo aver tenuto conto delle altre condizioni di salute, i ricercatori hanno isolato 341 specie batteriche associate a cinque gruppi di tumori, con pattern propri dei casi diagnosticati sotto i 50 anni. Lo studio è stato pubblicato il 29 settembre 2026 sulla rivista Cell e firmato dalla coorte Mayo Clinic Cancer Microbiome, che recluta pazienti negli ospedali Mayo di Arizona, Florida e Minnesota con provenienza da 40 stati americani.
Cinque gruppi, cinque impronte batteriche distinte
La prima lettura dei dati smonta l'idea di una generica firma del cancro. Le 341 specie non descrivono il tumore in sé, ma lo distinguono per gruppo. I tumori neuroendocrini mostrano una perdita diffusa dei batteri intestinali comuni associati alla salute. Fegato e dotti biliari intraepatici hanno livelli più alti di diversi batteri, tra cui Enterococcus faecalis. L'esofago si distingue per sei specie, con una forte presenza di Streptococcus. Segnali propri emergono anche per la leucemia linfoide e per il mieloma multiplo con i tumori delle plasmacellule correlati.
Nei tumori di fegato e dotti biliari i ricercatori hanno trovato anche un collegamento con la sopravvivenza: Bifidobacterium longum si associa a una prognosi migliore, Blautia A massiliensis a una peggiore. Un secondo filone riguarda la tolleranza alla chemioterapia: tra i pazienti trattati con 5-fluorouracile quelli che hanno sviluppato diarrea avevano, già prima della cura, meno geni batterici capaci di degradare il farmaco, un contributo che arriva soprattutto da Anaerostipes hadrus. Nessun segnale analogo si vede con il carboplatino, segno che l'effetto è specifico del 5-FU.
Sotto i 50 anni il microbioma racconta un'altra storia
L'angolo originale dello studio è l'analisi per età. Nei pazienti con tumore del colon-retto sotto i 50 anni compaiono livelli più alti di lattato e una presenza maggiore di Veillonella parvula, un batterio intestinale che si nutre proprio di lattato. Nel tumore al seno a esordio precoce i ricercatori hanno visto cambiamenti su 64 specie batteriche e livelli ridotti di acidi biliari primari, tra cui una minore presenza di Clostridium scindens, coinvolto nel metabolismo di acidi biliari e steroidi. Lo stesso confronto per età nei tumori cerebrali non ha prodotto differenze: dove non c'è legame diretto con il tratto digestivo, l'impronta batterica scompare.
Il quadro arriva mentre l'American Cancer Society segnala negli Stati Uniti un aumento del 3% all'anno dei casi di tumore del colon-retto fra i 20 e i 49 anni e dell'1,4% all'anno del tumore al seno nelle donne sotto i 50. In Italia il percorso è diverso: secondo l'AIRTUM e il rapporto AIOM I numeri del cancro in Italia 2024 l'incidenza complessiva nella fascia 20-49 anni resta stabile, con il colon-retto in lieve calo in entrambi i sessi. È un contrasto che rende il dato Mayo utile non come allarme ma come mappa biologica da verificare sulla nostra popolazione.
Perché conta per la ricerca italiana
La specificità dei pattern cambia il modo in cui si può lavorare sul microbiota. Finora i progetti italiani sostenuti dalla Fondazione AIRC si sono concentrati soprattutto sul tumore del colon: il programma quinquennale DiaMOnD coordinato all'Università del Piemonte Orientale ha studiato il triangolo microbiota-obesità-cancro del colon, mentre nel 2026 l'Università del Salento ha ricevuto 500 mila euro per il progetto Iron-Sequestration, che punta a sottrarre il ferro in eccesso nel lumen intestinale per favorire un microbiota sano. L'elenco di 341 specie fornito dalla Mayo offre a questi gruppi un bersaglio molto più selettivo di quello finora disponibile.
La direzione è la stessa di altri filoni di ricerca che usano il microbiota come leva clinica, come la pista terapeutica sui batteri intestinali per la distrofia di Duchenne, o che leggono nelle comunità batteriche segnali anticipatori, come lo studio sui batteri di alghe e coralli che precedono il collasso degli ecosistemi marini. Resta aperto il nodo scientifico centrale: le differenze osservate sono una conseguenza della malattia o una delle sue cause? Il prossimo passo annunciato dai ricercatori Mayo è proprio verificare se queste firme hanno un ruolo causale, oltre che diagnostico.
Nel frattempo, chi fa prevenzione o segue pazienti giovani con tumore del colon-retto o del seno guarda al comunicato ufficiale della Mayo Clinic con due priorità: capire se Veillonella parvula e il lattato possono entrare in un pannello di screening, e se la caratterizzazione del microbioma prima della chemioterapia aiuterà a personalizzare la terapia riducendo gli effetti collaterali.
Domande frequenti
Qual è l'obiettivo principale dello studio della Mayo Clinic sulle firme batteriche nei tumori?
Lo studio mira a identificare specie batteriche specifiche associate a diversi tipi di tumore, analizzando campioni fecali di pazienti oncologici rispetto a persone sane, per capire se esistono pattern distinti utili per diagnosi, prognosi o terapia personalizzata.
Come variano le firme batteriche tra i diversi gruppi di tumori analizzati?
Le 341 specie batteriche identificate non descrivono una firma generica del cancro, ma distinguono i tumori in cinque gruppi, ognuno con un'impronta batterica specifica, come la perdita di batteri intestinali nei tumori neuroendocrini o la presenza di Streptococcus nei tumori dell'esofago.
Esistono differenze nel microbioma tra pazienti giovani e adulti con tumore?
Sì, nei pazienti sotto i 50 anni con tumore del colon-retto e tumore al seno sono stati riscontrati pattern batterici diversi rispetto agli adulti, come livelli più alti di lattato e presenza di Veillonella parvula, mentre nei tumori cerebrali la differenza non è stata osservata.
Quali implicazioni ha lo studio per la ricerca e la prevenzione dei tumori in Italia?
Lo studio offre una mappa dettagliata delle specie batteriche che può aiutare la ricerca italiana a essere più selettiva nello studio del microbiota, favorendo lo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e strategie preventive, in particolare per il tumore del colon-retto e del seno nei giovani.
In che modo il microbioma può influenzare la risposta alla chemioterapia?
La presenza o assenza di specifici geni batterici, come quelli di Anaerostipes hadrus, può influenzare la tolleranza al 5-fluorouracile, con i pazienti carenti più soggetti a effetti collaterali come la diarrea, suggerendo la possibilità di personalizzare le terapie oncologiche.
Le differenze nelle firme batteriche sono causa o conseguenza dei tumori?
Non è ancora chiaro se le alterazioni del microbioma siano una causa o una conseguenza dei tumori; il prossimo obiettivo dei ricercatori sarà proprio quello di chiarire il ruolo causale, oltre che diagnostico, delle firme batteriche individuate.