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Censis 2026: vietare a scuola il telefono che si dà a 9 anni
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Censis 2026: vietare a scuola il telefono che si dà a 9 anni

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Il 66,7% dei genitori vuole smartphone vietati in classe ma lo ha consegnato al figlio prima dei 10 anni. I dati Censis 2026 sul paradosso italiano.

Due genitori su tre vogliono lo smartphone vietato in classe. Gli stessi che lo hanno già consegnato al figlio prima dei 10 anni. E' la contraddizione documentata dal Rapporto Censis 2026 Essere genitori oggi, presentato il 7 maggio.

Il paradosso certificato dal Censis

Il 66,7% dei genitori con figli in età scolare ritiene che lo smartphone a scuola debba essere proibito. Un orientamento netto, trasversale per fascia d'eta e ordine scolastico.

Eppure la gestione domestica racconta una storia diversa. Il 46,4% degli stessi genitori ha consegnato il primo telefono al figlio entro i 9 anni di vita. Il 90,4% lo ha fatto entro i 12 anni. La quasi totalità di chi oggi chiede regole ferme in classe ha già introdotto il dispositivo in famiglia durante la scuola primaria.

Il Censis chiama questo fenomeno "spostamento di responsabilità": le famiglie concedono libertà digitale tra le mura domestiche e delegano poi alla scuola i limiti che non riescono a fissare autonomamente. Sul fronte dell'intelligenza artificiale il dato è altrettanto rivelatore: il 32,5% dei genitori riferisce che i propri figli usano ChatGPT o Gemini per fare i compiti a casa. Una percentuale in crescita, che riduce l'utilità del lavoro scolastico autonomo e apre nuove domande sul valore dell'apprendimento indipendente.

Il modello europeo che l'Italia non ha ancora seguito

Se il 67% delle famiglie italiane chiede regole più severe, vale la pena guardare cosa hanno già fatto i paesi vicini.

La Francia ha approvato per legge il divieto di smartphone nelle scuole elementari e medie nel luglio 2018. La legge impone il deposito obbligatorio dei dispositivi all'ingresso prima dell'inizio delle lezioni e vieta qualsiasi utilizzo durante l'orario scolastico, pause incluse. Dal 2025, il divieto è stato esteso anche agli spazi comuni degli istituti superiori, con l'obiettivo esplicito di ridurre le distrazioni e limitare i comportamenti a rischio online.

La Spagna ha adottato misure simili, con molte comunità autonome che hanno introdotto restrizioni all'uso dei cellulari nelle classi. Anche il Regno Unito ha rafforzato le proprie linee guida ministeriali, citando ricerche sull'impatto negativo dei dispositivi sulla concentrazione degli studenti.

In Italia non esiste ancora una legge nazionale specifica. Il Ministero dell'Istruzione ha emesso circolari con raccomandazioni, ma senza obbligo vincolante su tutto il territorio. Il risultato è un sistema frammentato, dove ogni istituto fissa le proprie regole, spesso diverse da scuola a scuola e da comune a comune.

Il compito che la scuola non puo svolgere da sola

Il 43% dei genitori geolocalizza già i figli durante la giornata scolastica tramite lo smartphone. Il controllo a distanza rassicura - serve a sapere dove si trovano i figli - ma non scioglie il nodo educativo: come si costruisce un rapporto sano con la tecnologia se il dispositivo è presente nella vita dei bambini fin dall'infanzia più precoce?

Il Censis mette in guardia contro il rischio di trasformare le aule in un "contenitore sottovuoto": un ambiente che esclude la tecnologia senza preparare gli studenti a gestirla. La soluzione suggerita non è la de-digitalizzazione forzata, ma una responsabilizzazione progressiva degli studenti, sostenuta da un'alleanza tra insegnanti e famiglie.

I genitori italiani portano alla scuola richieste su fronti sempre piu diversi: dalla sicurezza degli edifici scolastici dopo episodi di crollo alla revisione del calendario per esigenze familiari. Sullo sfondo resta aperto anche il confronto sulle priorità didattiche, come lo sciopero del 7 maggio su prove INVALSI e indicazioni nazionali ha reso evidente.

L'Italia ha il consenso popolare per regole piu severe sullo smartphone a scuola. Ha esempi europei rodati a cui guardare. Quello che manca, per ora, è la volontà di trasformare quel 67% in una norma che valga per tutti gli istituti, dal nord al sud del paese.

Domande frequenti

Perché molti genitori italiani chiedono il divieto degli smartphone a scuola?

Il 66,7% dei genitori ritiene che lo smartphone debba essere proibito a scuola per evitare distrazioni e promuovere un ambiente più favorevole all'apprendimento.

Come si spiega la contraddizione tra l'uso domestico e il divieto richiesto a scuola?

Molti genitori danno ai figli lo smartphone già prima dei 10 anni, ma poi chiedono restrizioni a scuola, delegando così alle istituzioni scolastiche i limiti che non riescono a imporre in famiglia.

Quali sono le differenze tra l'Italia e altri paesi europei sulle regole per lo smartphone a scuola?

Paesi come Francia, Spagna e Regno Unito hanno già introdotto leggi o linee guida nazionali restrittive, mentre in Italia esistono solo raccomandazioni ministeriali e ogni scuola adotta regole proprie.

Qual è il ruolo della scuola e della famiglia nella gestione dell’educazione digitale?

Il rapporto Censis suggerisce che la soluzione non sia escludere completamente la tecnologia, ma responsabilizzare gradualmente gli studenti attraverso una collaborazione tra insegnanti e famiglie.

Quanto è diffuso l'uso dell'intelligenza artificiale tra gli studenti italiani per i compiti?

Il 32,5% dei genitori afferma che i propri figli utilizzano strumenti come ChatGPT o Gemini per fare i compiti, un dato in crescita che solleva dubbi sull'apprendimento autonomo.

Esiste una normativa nazionale italiana che regola l’uso degli smartphone a scuola?

Attualmente non esiste una legge nazionale in Italia; il Ministero dell'Istruzione ha solo emesso circolari con raccomandazioni non vincolanti, lasciando così autonomia alle singole scuole.

Pubblicato il: 8 maggio 2026 alle ore 08:42

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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