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L'80% dell'innalzamento dei mari arriva dalla Groenlandia
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L'80% dell'innalzamento dei mari arriva dalla Groenlandia

Studio Imbie su 50 anni di dati satellitari: 11mila miliardi di tonnellate perse ai poli, +3,14 cm ai mari, 84% da ghiacciai che scorrono.

Undici mila miliardi di tonnellate di ghiaccio ai poli scomparse in mezzo secolo, tra Groenlandia e Antartide. Il livello globale del mare si è alzato di 3,14 centimetri, e la Groenlandia da sola pesa per l'80% di quel dato: 1,81 centimetri contro 1,33 attribuiti all'Antartide. Il conto lo fa lo studio Imbie appena pubblicato sulla rivista Scientific Data del gruppo Nature.

Cinquant'anni di dati dai satelliti

Il dataset è la serie temporale più lunga mai analizzata sulle calotte glaciali: Groenlandia dal 1972, Antartide dal 1979. La ricerca ha combinato 42 stime indipendenti ricavate da 27 missioni satellitari, coordinata dalle Università di Northumbria e di Washington a Seattle con il sostegno di Agenzia Spaziale Europea e Nasa. Le tre tecniche integrate, ovvero misure di flusso, di volume e di attrazione gravitazionale, restituiscono il totale con un margine di incertezza contenuto: 11.309 miliardi di tonnellate, con un'incertezza di 565.

Il contributo italiano non è marginale. L'Ingv, con Daniele Melini, ha calcolato come si deforma il letto roccioso sotto i ghiacciai: dall'ultima deglaciazione, circa 20 mila anni fa, la roccia continua a sollevarsi lentamente, e ignorare quel movimento fa sbagliare le stime attuali di fusione. Dal Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università di Bologna, Giorgio Spada ha lavorato sui modelli di risposta del pianeta al cambiamento del carico glaciale, quello che gli scienziati chiamano rimbalzo isostatico.

Quattro volte più veloce degli anni '80

L'accelerazione è il dato più scomodo. La Groenlandia perdeva circa 60 miliardi di tonnellate all'anno negli anni '80: negli anni 2010 il ritmo è salito a 264 miliardi, oltre quattro volte tanto. Sull'Antartide la traiettoria è la stessa, da 48 a 202 miliardi l'anno, con la rottura della stabilità che aveva caratterizzato il decennio precedente.

Il meccanismo, spesso schiacciato nel racconto pubblico, è ancora più rilevante del totale. L'84% della perdita non arriva dal caldo che scioglie la superficie: arriva dai ghiacciai che scivolano più rapidamente verso l'oceano, staccandosi in iceberg. Solo il 16% è imputabile alla fusione superficiale. Il calore agisce da innesco, riscalda l'acqua di mare sotto le piattaforme, sblocca l'attrito e rende scivoloso il letto, ma la calotta perde massa perché scorre, non perché fonde. Questo sposta le contromisure possibili: sullo scioglimento superficiale si può in parte lavorare, sul collasso meccanico delle piattaforme pesa la temperatura profonda dell'oceano, che risponde con inerzie di decenni.

Il triennio 2020-2023 ha portato una tregua apparente. Nevicate da record sull'Antartide orientale ed estati più miti in Groenlandia hanno dimezzato lo scioglimento superficiale. Gli autori parlano di oscillazione dentro una tendenza di lungo periodo, non di inversione.

Cosa cambia nelle proiezioni al 2150

Le stime più elevate sull'innalzamento globale del mare entro il 2150 aumentano di 2,6 volte se si include il rischio di instabilità delle calotte glaciali. È il moltiplicatore che pesa sulle centinaia di milioni di persone che vivono in zone costiere esposte al rischio inondazione: non un dettaglio tecnico, ma la differenza fra scenari di adattamento gestibile e scenari di rilocalizzazione forzata.

Per l'Italia significa ripensare gli investimenti pubblici sull'adattamento delle coste, delle lagune e del patrimonio esposto: capitoli che la chiusura del PNRR con 576 obiettivi da centrare intercetta solo parzialmente. Senza mezzo secolo di satelliti come quello dell'Ingv e delle agenzie spaziali, un lavoro documentato nella linea di ricerca ambiente dell'INGV, gli scenari di rischio sarebbero indistinguibili dal rumore statistico.

Il senso operativo è concreto: senza dati continui e verificati, i piani di adattamento delle coste restano difficili da tarare. La rete satellitare di Groenlandia e Antartide funziona come l'anagrafe del clima.

Il prossimo decennio dirà se la tregua del 2020-2023 è la fine di un'accelerazione o solo un'oscillazione dentro una traiettoria che punta ancora verso il basso. L'incertezza è sulla velocità, la direzione è ormai fissata, e il tempo per costruire difese non è illimitato.

Domande frequenti

Qual è il principale responsabile dell'innalzamento globale del livello del mare negli ultimi cinquant'anni?

La Groenlandia è responsabile dell'80% dell'innalzamento globale del livello del mare, contribuendo per 1,81 centimetri su un totale di 3,14 centimetri rilevati nell'ultimo mezzo secolo.

Come vengono raccolti e analizzati i dati sulla perdita di ghiaccio ai poli?

I dati sono raccolti da 27 missioni satellitari, integrando misure di flusso, volume e attrazione gravitazionale, e analizzati attraverso 42 stime indipendenti. Questo approccio permette di ottenere una serie temporale molto lunga e precisa sulla fusione delle calotte polari.

Quali sono i principali meccanismi di perdita di ghiaccio in Groenlandia e Antartide?

L'84% della perdita di massa glaciale deriva dallo scivolamento dei ghiacciai verso l'oceano e la formazione di iceberg, mentre solo il 16% è dovuto alla fusione superficiale causata dal calore. Il riscaldamento dell'acqua di mare sotto le piattaforme glaciali gioca un ruolo chiave nello sbloccare il movimento dei ghiacciai.

Quali sono le implicazioni future dell'accelerazione dello scioglimento dei ghiacci per le zone costiere?

Le proiezioni al 2150 indicano che l'innalzamento del livello del mare potrebbe essere fino a 2,6 volte superiore se si considera il rischio di instabilità delle calotte glaciali, aumentando significativamente il rischio di inondazione per centinaia di milioni di persone nelle zone costiere.

Qual è il contributo della ricerca italiana allo studio della fusione dei ghiacciai?

L'Ingv, con Daniele Melini, ha studiato la deformazione del letto roccioso sotto i ghiacciai, mentre Giorgio Spada dell'Università di Bologna ha lavorato sui modelli di risposta del pianeta ai cambiamenti del carico glaciale, fornendo dati importanti per una stima più accurata della fusione.

La recente riduzione dello scioglimento dei ghiacci rappresenta un'inversione di tendenza?

No, il triennio 2020-2023 ha visto una tregua apparente con una diminuzione dello scioglimento superficiale, ma secondo gli autori si tratta di un'oscillazione all'interno di una tendenza di lungo periodo e non di un reale cambiamento di direzione.

Pubblicato il: 25 settembre 2026 alle ore 12:34

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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