Il Consiglio dei ministri autorizza 46.642 immissioni di ruolo per l'anno scolastico 2026/27, mentre la Fondazione Agnelli stima che entro il 2040 scompariranno 166mila cattedre. La differenza nasconde un paradosso che le immissioni di oggi non raccontano.
I numeri del contingente 2026/27
Il decreto ministeriale 136 del 10 luglio 2026 fissa a 46.642 i posti autorizzati per le immissioni di ruolo del personale docente nel prossimo anno scolastico. L'operazione estiva si è chiusa al 31 agosto 2026 con 37.430 assunzioni effettivamente perfezionate dagli uffici scolastici regionali, in crescita del 26% rispetto alle 29.685 dell'anno precedente. Oltre diecimila dei posti autorizzati sono destinati al sostegno.
La ripartizione territoriale pesa più della cifra complessiva. L'allegato B del decreto assegna 22.712 cattedre al Nord, pari a quasi il 49% del totale nazionale, lasciando le restanti 23.930 a Centro, Sud e Isole. Il risultato è coerente con la geografia attuale della scuola italiana, dove il Settentrione concentra la quota maggiore di alunni e di posti vacanti, ma apre un problema di fondo appena si guarda ai prossimi quindici anni.
Ogni cattedra di oggi vale 0,28 del taglio previsto
La proiezione pubblicata il 6 ottobre 2026 dalla Fondazione Agnelli, elaborata su dati Istat, parla chiaro: entro il 2040 la scuola italiana perderà 1.975.000 studenti, 95mila classi e 166mila cattedre. Tradotto nei flussi annuali, significa un saldo medio negativo di quasi 11.800 posti di insegnamento per anno. Ogni assunzione autorizzata oggi vale appena 0,28 del taglio strutturale previsto nei prossimi quattordici anni.
La radice è nelle culle. Secondo Istat nel 2024 i nati vivi sono stati 369.944, con una fecondità scesa a 1,18 figli per donna, il valore più basso della serie storica. Nei primi undici mesi del 2025 il calo prosegue a -4,2%, con una proiezione d'anno attorno ai 355mila nati, nuovo minimo dal dopoguerra. La prima generazione di studenti nata dopo questo crollo entrerà alla scuola secondaria di secondo grado proprio nel 2039/40.
I 6 miliardi di euro di risparmio stimati dalla Fondazione Agnelli sono il bivio politico. Possono tradursi in tagli lineari sul turnover dei docenti, oppure finanziare asili nido, università e riduzione del numero di studenti per classe nelle aree più fragili, come propone il direttore Andrea Gavosto. Il decreto 136 non affronta questo bivio: autorizza i posti un anno alla volta, senza una regia di medio periodo che sappia distinguere fra fabbisogno strutturale e aggiustamento congiunturale.
Il divario regionale e cosa aspetta i precari
Il crollo non colpirà in modo uniforme. La Fondazione Agnelli stima che entro il 2040 la Sardegna perderà il 40% degli studenti, Basilicata e Puglia il 30%, la media del Sud e delle Isole si ferma a -27%. Il Nord cala meno, fra il 15% e il 17%. I 22.712 posti del contingente 2026/27 destinati alle regioni settentrionali servono una popolazione scolastica che si contrarrà in modo più contenuto, mentre al Sud il margine per nuove immissioni stabili si assottiglia proprio dove servirebbero più supplenti strutturati in ruolo.
Il tema travalica i confini italiani. In Francia la giornata del docente è stata attraversata da proteste e catene umane, con un'adesione sindacale che la pressione demografica non spiega da sola. Le mobilitazioni si sono allargate fino al blocco di 400 licei. L'Australia sceglie la strada opposta: taglia i familiari dei migranti ma tiene 295mila studenti stranieri come leva demografica dell'istruzione.
La prossima tornata di immissioni, prevista per l'estate 2027, dovrà rispondere a una domanda che il decreto 136 lascia aperta: cosa fare dei 6 miliardi che il calo demografico sta già mettendo sul tavolo e come evitare che il contingente di ogni anno diventi semplicemente un numero scollegato dalla traiettoria dei prossimi quattordici.
Domande frequenti
Quante sono le immissioni in ruolo autorizzate per l'anno scolastico 2026/27?
Per l'anno scolastico 2026/27 sono state autorizzate 46.642 immissioni in ruolo, di cui oltre diecimila destinate al sostegno. Tuttavia, le assunzioni effettivamente perfezionate sono state 37.430.
Perché ogni cattedra autorizzata oggi vale solo 0,28 del taglio previsto entro il 2040?
Ogni cattedra di oggi vale solo 0,28 del taglio previsto perché, secondo le proiezioni della Fondazione Agnelli, entro il 2040 la scuola italiana perderà 166mila cattedre a causa del calo demografico. Il numero di nuove assunzioni annuali è quindi molto inferiore rispetto al taglio strutturale atteso nei prossimi quattordici anni.
Qual è la situazione della natalità in Italia e come influisce sulle scuole?
La natalità in Italia è in costante calo, con 369.944 nati vivi nel 2024 e una proiezione di circa 355mila nati nel 2025, il valore più basso dal dopoguerra. Questo crollo demografico comporterà una significativa riduzione del numero di studenti e classi nei prossimi anni.
Come viene distribuito il contingente delle immissioni di ruolo tra le diverse regioni italiane?
Il Nord riceve il 49% delle cattedre autorizzate (22.712 posti), mentre il resto viene assegnato a Centro, Sud e Isole. Questa ripartizione riflette la maggiore concentrazione di studenti e posti vacanti al Settentrione, anche se il Sud e le Isole subiranno una contrazione demografica più marcata.
Quali sono le possibili destinazioni dei 6 miliardi di euro di risparmio stimati dal calo demografico?
I 6 miliardi di risparmio potrebbero essere utilizzati per tagli lineari sul turnover dei docenti oppure investiti in asili nido, università e riduzione del numero di studenti per classe nelle aree più fragili, come suggerisce la Fondazione Agnelli. Attualmente, il decreto 136 non affronta come gestire strategicamente questi fondi.
Cosa attende i docenti precari nei prossimi anni a causa del calo degli studenti?
Il calo demografico ridurrà le opportunità di assunzione stabile, soprattutto al Sud dove il numero di studenti calerà drasticamente. Questo scenario potrebbe aumentare la precarietà per molti insegnanti e rendere più difficile il passaggio a ruoli stabili.