Su dieci studenti svantaggiati che non partecipano a Erasmus+, nove non si sono mai candidati. Non sono stati esclusi: si sono esclusi da soli. Uno studio del 2024 su 46.000 studenti universitari italiani mostra che il 90% del divario socioeconomico nella mobilità internazionale dipende dall'auto-selezione, non dai criteri di ammissione. In un Paese dove il 44% dei partecipanti Erasmus dichiara di non aver potuto partire senza il contributo del programma, il problema non è solo la mancanza di risorse: è che molti non arrivano nemmeno a fare domanda.
Il divario italiano: accesso a Erasmus+ ancora diseguale
Solo il 32% degli studenti italiani conosce le opportunità di mobilità individuale: il dato più basso tra i principali Paesi europei, dove la Germania arriva al 59%, la Svezia al 57%, la Spagna al 54%. Oltre due terzi dei potenziali beneficiari non sa che Erasmus+ esista come percorso accessibile individualmente. Nel 2024 l'Italia ha registrato 76.500 partecipanti complessivi a Erasmus+, un numero in crescita che nasconde però una forte concentrazione geografica: il 50% dei fondi per la mobilità in uscita è assorbito da quattro regioni.
La disuguaglianza di partenza è strutturale. In Italia il gap nell'accesso all'istruzione terziaria tra chi ha genitori istruiti e chi non li ha supera i 50 punti percentuali, tra i più alti d'Europa: in Svezia e Danimarca lo stesso indicatore si ferma a circa 20. Erasmus+ prevede già un top-up economico di circa 250 euro mensili per chi dimostra difficoltà tramite ISEE, ma nessun contributo raggiunge chi non ha nemmeno presentato la domanda.
Per chi vuole esplorare percorsi formativi internazionali a più lungo termine esistono anche opportunità di studio verso USA e Canada per chi punta alla residenza permanente.
Il modello Taith: 100.000 sterline extra e format più brevi
Il Galles ha scelto di non aspettare che le domande arrivassero da sole. Taith, il programma gallese di scambio internazionale, ha introdotto processi di candidatura semplificati, mobilità in format più brevi e un fondo aggiuntivo di oltre 100.000 sterline per coprire i costi pratici che spesso scoraggiano la partecipazione: documentazione di viaggio, trasporti, assistenza specialistica, attrezzature.
L'effetto si misura nelle candidature: l'ultimo ciclo di finanziamenti ha raccolto richieste da organizzazioni attive in 21 delle 22 aree delle autorità locali del Galles, comprese zone rurali, costiere e realtà che lavorano con i giovani più vulnerabili. Tra queste, Llamau, una charity che supporta giovani senza fissa dimora, donne e bambini a rischio di esclusione: per loro era la prima volta che si candidavano a uno scambio internazionale.
"La flessibilità del programma ci ha permesso di creare esperienze accessibili e realizzabili, aprendo porte che prima sembravano fuori portata", ha dichiarato Kath Griffiths, responsabile della mobilità internazionale dell'Università di Galles Trinity Saint David.
Il modello Taith dimostra che la barriera non è sempre economica. Spesso è procedurale: candidature troppo complesse, durata minima troppo lunga, nessun ente intermediario tra il programma e le fasce più fragili. Portare il programma vicino alle organizzazioni che già lavorano con queste fasce, accorciando i format e semplificando le procedure, sposta il punto di accesso prima ancora di aumentare il budget.
Il target europeo del 20%: cosa serve all'Italia
Il Consiglio dell'UE ha fissato con la raccomandazione "Europe on the Move" un traguardo preciso: entro il 2030, almeno il 20% dei partecipanti alla mobilità internazionale deve provenire da contesti con minori opportunità - per background economico, disabilità, provenienza geografica o esperienze nel sistema di tutela minorile. Per l'Italia, che parte da percentuali ancora lontane da questo obiettivo, il cambiamento richiede interventi strutturali. Per chi si è specializzato nel sostegno scolastico all'estero, la flessibilità dei programmi aiuta anche nel riconoscimento dei percorsi formativi internazionali.
I dati Eurostat sulla learning mobility in Europa mostrano che l'8,4% degli iscritti all'istruzione terziaria nell'UE proviene da altri Paesi: un numero in crescita, distribuito in modo diseguale. Il 90% del gap è già lì, nelle domande che non vengono presentate. Cambiare i modelli di accesso - come ha fatto il Galles con Taith - è più efficace di aumentare i soli sussidi.
Domande frequenti
Perché il 90% degli studenti svantaggiati non si candida al programma Erasmus+?
Secondo uno studio del 2024, il 90% del divario socioeconomico nella mobilità internazionale è dovuto all'auto-selezione: molti studenti svantaggiati non fanno nemmeno domanda, spesso per mancanza di informazioni o per percezione di ostacoli procedurali.
Quali sono le principali barriere all'accesso a Erasmus+ per gli studenti italiani?
Le principali barriere sono la scarsa conoscenza delle opportunità (solo il 32% degli studenti ne è consapevole), le procedure complesse di candidatura e la concentrazione geografica dei fondi che penalizza alcune regioni.
In che modo il programma Taith del Galles ha aumentato la partecipazione degli studenti svantaggiati?
Taith ha semplificato le procedure di candidatura, introdotto format di mobilità più brevi e stanziato fondi aggiuntivi per coprire costi pratici, favorendo così la partecipazione anche di studenti e organizzazioni tradizionalmente escluse.
Quali misure economiche offre Erasmus+ agli studenti in difficoltà?
Erasmus+ prevede un contributo aggiuntivo (top-up) di circa 250 euro mensili per chi dimostra difficoltà economiche tramite ISEE, ma questi fondi non raggiungono chi non presenta nemmeno la domanda.
Cosa prevede l'obiettivo europeo sulla partecipazione alla mobilità internazionale?
Il Consiglio dell'UE ha stabilito che entro il 2030 almeno il 20% dei partecipanti ai programmi di mobilità internazionale provenga da contesti svantaggiati per motivi economici, geografici o di disabilità.
Quali sono le differenze tra l'Italia e altri Paesi europei riguardo la conoscenza delle opportunità Erasmus+?
Solo il 32% degli studenti italiani conosce le opportunità di mobilità individuale, mentre in Germania, Svezia e Spagna la percentuale supera il 50%, indicando un divario informativo significativo in Italia.