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Riforma Pensioni 2026: Il Gender Pension Gap in Italia e le Sfide per un'Uguaglianza Sostenibile
Lavoro

Riforma Pensioni 2026: Il Gender Pension Gap in Italia e le Sfide per un'Uguaglianza Sostenibile

Disuguaglianza di genere nelle pensioni: dati, cause e prospettive future secondo Eurostat e le proposte degli esperti

Riforma Pensioni 2026: Il Gender Pension Gap in Italia e le Sfide per un'Uguaglianza Sostenibile

Indice

  1. Introduzione: La questione del gender pension gap
  2. I dati Eurostat 2026: la forbice tra donne e uomini in Italia e in Europa
  3. Analisi della situazione italiana: il divario pensionistico è sopra la media Ue
  4. Cause strutturali del gender pension gap
  5. Le parole di Roberto Ghiselli e le richieste del Civ Inps
  6. Il ruolo delle pensioni internazionali
  7. Soluzioni e proposte per ridurre la differenza pensioni donne uomini
  8. Impatto sociale ed economico della disparità di genere nelle pensioni
  9. Prospettive: la riforma pensioni 2026 e le opportunità per un futuro più equo
  10. Sintesi e considerazioni finali

Introduzione: La questione del gender pension gap

L’uguaglianza di genere nel lavoro e nei sistemi pensionistici è una delle sfide più rilevanti del nostro tempo, indicatore di maturità sociale e progresso economico. La riforma pensioni 2026 non può prescindere dall’analisi attenta del cosiddetto gender pension gap Italia, ovvero la differenza tra le pensioni ricevute da donne e da uomini. Un divario che in Italia secondo Eurostat raggiunge il 28,6%, un valore superiore alla già significativa media dell’Unione Europea, fissata attualmente al 24,5%. Di fronte a questi numeri, cresce la richiesta di politiche concrete, come sottolineato da personalità autorevoli come Roberto Ghiselli, Presidente del Civ Inps.

La questione si intreccia con dinamiche storiche, culturali e legislative che da decenni penalizzano il percorso professionale e previdenziale delle donne. Affrontare il problema significa intervenire su più fronti: dal lavoro alla famiglia, fino alla stessa struttura dei meccanismi previdenziali.

I dati Eurostat 2026: la forbice tra donne e uomini in Italia e in Europa

I dati forniti da Eurostat sulle pensioni confermano una realtà ancora lontana dall’equità. In particolare, la disparità viene quantificata analizzando il reddito pensionistico medio delle donne rispetto a quello degli uomini, nella fascia over 65. A livello europeo, le donne percepiscono in media il 24,5% in meno degli uomini in sede pensionistica. In Italia, però, la forbice si allarga ulteriormente, raggiungendo il 28,6%. Questo ci colloca tra i Paesi dove la differenza pensioni donne uomini è particolarmente accentuata.

Questo dato è tanto più significativo se si considera che, sempre secondo Eurostat, la differenza si mantiene sostanzialmente stabile negli ultimi anni, segno di una resistenza strutturale al cambiamento, se non si introducono correttivi mirati nell’ambito lavorativo e previdenziale.

  • L’Italia supera la media degli Stati membri Ue
  • Persistenza del gap negli ultimi dieci anni
  • Over 65: la fascia di popolazione più colpita

Analisi della situazione italiana: il divario pensionistico è sopra la media Ue

L’innalzarsi del gap pensionistico in Italia richiede una riflessione ulteriore rispetto al contesto europeo. Il nostro Paese, pur avendo fatto passi avanti nell’inserimento delle donne nel mondo del lavoro, si trova a pagare ancora un forte ritardo in merito all’accesso a posizioni di responsabilità, livelli retributivi e costanza contributiva. Il risultato plastico di queste disuguaglianze si manifesta nel momento dell’uscita dal mondo del lavoro.

Le donne, inoltre, sono mediamente più longeve e dunque vivono per un periodo più prolungato in condizione di svantaggio economico. A ciò si aggiunge la prevalenza del lavoro part-time, della discontinuità lavorativa causata dalla maternità o dalla cura dei familiari, e della presenza ancora consistente di lavori informali o non dichiarati, specie nel settore dei servizi e della cura.

Queste problematiche strutturali rendono la differenza pensioni donne uomini non solo una questione di giustizia sociale, ma anche di sostenibilità del sistema stesso.

Cause strutturali del gender pension gap

Comprendere le cause del gender pension gap Italia è necessario per individuare gli strumenti più efficaci di intervento. Le origini di questa disuguaglianza sono molteplici e spesso si sovrappongono:

  • Carriere lavorative discontinue: le donne interrompono più spesso il lavoro per motivi familiari.
  • Minori retribuzioni: il gender pay gap si traduce, alla lunga, in minori contributi versati.
  • Prevalenza di lavori part-time e precari: che non consentono di maturare una pensione adeguata.
  • Minore accesso a ruoli apicali e premi di risultato.
  • Retroattività limitata nell’accredito di contributi figurativi: spesso insufficienti per coprire i periodi di cura non lavorativi.
  • Discriminazioni e barriere culturali: che ancora oggi pesano sulle carriere femminili.

L’intersezione di questi fattori spiega perché il gap pensionistico in Italia sia superiore alla media europea, nonostante i progressi registrati in altri ambiti della vita sociale ed economica.

Le parole di Roberto Ghiselli e le richieste del Civ Inps

L’intervento di Roberto Ghiselli, presidente del Civ Inps, riporta con forza la questione femminile al centro del dibattito sulla riforma pensioni 2026. Ghiselli ha sottolineato la necessità di “interventi concreti” per le donne, che ancora subiscono uno svantaggio lavorativo ricadente in età pensionabile. Le sue parole non sono solo un’analisi dei dati attuali, ma una chiamata all’azione rivolta sia al legislatore che agli enti previdenziali.

Secondo Ghiselli, è fondamentale valorizzare economicamente il lavoro di cura svolto dalle donne, spesso non retribuito ma che ha un impatto fondamentale sulla coesione sociale e sugli equilibri familiari. Inoltre, invita a potenziare i meccanismi di compensazione contributiva e ad ampliare i periodi tutelati durante la maternità e per l’assistenza a familiari non autosufficienti. Soluzioni del genere sono già state sperimentate in altri Paesi europei, con effetti positivi nel medio termine.

L’azione del Civ Inps a favore della uguaglianza di genere pensioni si inserisce quindi in un quadro più ampio di riforma del welfare, ponendo come priorità la parità di condizioni e opportunità per donne e uomini.

Il ruolo delle pensioni internazionali

Un altro dato significativo emerso nel rapporto Inps 2025 riguarda le cosiddette pensioni di regime internazionale. Nel solo 2025, l’Inps ha erogato ben 675.000 pensioni di questo tipo. Si tratta di prestazioni spettanti a lavoratori che hanno maturato contributi sia in Italia che all'estero, in uno o più Paesi esteri con cui esistono convenzioni bilaterali o regolamenti comunitari. Questa voce di spesa rivela uno scenario lavorativo sempre più globalizzato e, contemporaneamente, pone nuove sfide nella tutela dei diritti previdenziali delle donne migranti o di ritorno.

Le donne coinvolte in questi percorsi internazionali rischiano ulteriori svantaggi se non vengono riconosciute le specificità delle loro carriere e delle interruzioni, spesso più frequenti rispetto ai colleghi uomini. Anche la gestione delle pratiche amministrative si fa più complessa, richiedendo competenze specifiche e sensibilità alle tematiche di genere.

Soluzioni e proposte per ridurre la differenza pensioni donne uomini

Contrastare efficacemente il gender pension gap Italia significa adottare un mix di misure strutturali e correttive. Le proposte più condivise dagli esperti e dagli organismi di tutela sociale includono:

  1. Riconoscimento del lavoro di cura – Contributi figurativi più generosi per maternità e assistenza familiare.
  2. Incentivi per la partecipazione femminile al lavoro – Potenziamento delle politiche per la conciliazione famiglia-lavoro, inclusi asili nido e congedi parentali paritari.
  3. Interventi sul gender pay gap – Monitoraggio costante e sanzioni per le aziende con divari retributivi non motivati.
  4. Agevolazione al riscatto dei periodi non lavorati – Possibilità di riscatto agevolato dei buchi contributivi per gli anni dedicati alla cura dei figli o parenti non autosufficienti.
  5. Campagne informative sulla previdenza femminile – Sensibilizzazione su pensioni e opportunità di integrazione complementare.
  6. Favorire l’educazione finanziaria e previdenziale nella popolazione femminile.

Soluzioni di questo tipo sono già state sperimentate in altri contesti europei e possono servire da riferimento per la riforma pensioni 2026 anche in Italia.

Impatto sociale ed economico della disparità di genere nelle pensioni

La persistenza di un gender pension gap ampio ha ricadute negative non solo sulle singole donne, ma sull’intera società. Tra gli effetti più rilevanti:

  • Aumento del rischio di povertà femminile nella terza età
  • Indebolimento del potere di acquisto femminile e delle famiglie monoparentali
  • Minore autonomia economica delle donne anziane
  • Effetti negativi sulla natalità, a causa delle difficoltà di conciliazione
  • Crescente dipendenza da misure di assistenza sociale

È quindi nell’interesse collettivo, oltre che in quello delle donne, che la riforma pensionistica indirizzi risorse e strumenti specifici per assicurare una maggiore uguaglianza di genere pensioni.

Prospettive: la riforma pensioni 2026 e le opportunità per un futuro più equo

Il percorso verso una piena parità richiede continuità, visione d’insieme e il coinvolgimento di tutti gli attori sociali. La riforma pensioni 2026 offre un’occasione storica per superare una volta per tutte gli squilibri che penalizzano troppo a lungo le generazioni di donne lavoratrici. Gli strumenti a disposizione sono molteplici, ma solo con la volontà politica e la mobilitazione della società civile sarà possibile colmare il gap pensionistico donne che ancora pesa in modo sproporzionato in Italia.

Inoltre, la raccolta e l’elaborazione dei dati, grazie anche al lavoro di enti come Eurostat e Inps, permetteranno di monitorare i progressi e orientare la programmazione futura. La promessa di uguaglianza, scritta nelle leggi e nelle costituzioni, deve diventare realtà vissuta e tangibile per tutte le donne.

Sintesi e considerazioni finali

In sintesi, i dati Eurostat e le analisi degli esperti, unite alle sollecitazioni di Roberto Ghiselli, evidenziano quanto ancora resti da fare sul fronte della parità di genere nelle pensioni. L’Italia si trova con un gender pension gap superiore alla media europea, frutto di carriere più fragili, stipendi più bassi e discontinuità lavorative spesso imposte dal contesto sociale e familiare.

Se la riforma pensioni 2026 saprà farsi carico di questa sfida, adottando misure innovative e coraggiose, potrà non solo migliorare la vita di milioni di donne, ma rilanciare nel suo insieme la sostenibilità ed equità del sistema previdenziale italiano. Solo tramite una pluralità di azioni e una reale volontà di cambiamento, sarà possibile garantire alle future generazioni una pensione più giusta ed equilibrata.

Pubblicato il: 26 febbraio 2026 alle ore 10:19

Redazione EduNews24

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