Rapporto AlmaLaurea 2026: Italia in ritardo sull’occupazione femminile nel settore tecnico-scientifico
Indice dei contenuti
- Introduzione al Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026
- I dati principali: occupazione femminile nel settore tecnico-scientifico
- Il confronto con la media europea
- Le donne ingegnere in Italia: numeri e prospettive
- Le disparità nei settori ad altissima tecnologia
- Disparità salariale: il gender pay gap nel settore tecnico-scientifico
- Analisi delle cause: fattori culturali, sociali e istituzionali
- Le iniziative per promuovere l’uguaglianza di genere nel lavoro tecnico
- Testimonianze e casi di successo al femminile
- Prospettive future e raccomandazioni
- Sintesi finale
Introduzione al Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026
Il Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026 è stato presentato l’11 febbraio 2026 nella città di Modena. Questo studio, attesissimo da istituzioni e operatori del settore, rappresenta una fotografia aggiornata ed esaustiva del divario di genere esistente nel mercato del lavoro italiano, con un focus particolare sul comparto tecnico-scientifico. Ogni anno, AlmaLaurea elabora dati e indicatori relativi all’occupazione delle donne nei settori STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) e alle disparità che ancora caratterizzano il percorso professionale femminile tanto nella scelta degli studi universitari quanto nella fase di inserimento e crescita lavorativa.
Questa edizione del rapporto si distingue per la ricchezza delle fonti e la precisione nell’analisi dei fenomeni legati alla partecipazione femminile nel lavoro tecnico-scientifico in Italia, offrendo una lettura critica dei passi fatti e degli ostacoli ancora da superare per raggiungere una reale uguaglianza di genere.
I dati principali: occupazione femminile nel settore tecnico-scientifico
Secondo quanto riportato dal Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026, in Italia solo il 34% delle donne lavora oggi nel settore tecnico-scientifico. Questa percentuale, sebbene sia cresciuta di poco negli ultimi anni, evidenzia una realtà ancora distante dall’obiettivo di un accesso paritario al mondo delle professioni STEM.
L’analisi dettagliata dei dati AlmaLaurea su lavoro donne sottolinea come la presenza femminile sia maggiormente concentrata in ambiti meno tecnologicamente avanzati, mentre permane un forte squilibrio nei laboratori di ricerca, nei settori della progettazione ingegneristica e nelle aziende che operano su scala globale in ambito high-tech. Solo tra il personale scientifico delle università si rileva una presenza leggermente superiore, segno di una politica di reclutamento leggermente più inclusiva negli ultimi anni.
I dati occupazionali relativi al lavoro donne settore scientifico 2026 mettono in evidenza che:
- Il 34% delle donne lavora nel comparto tecnico-scientifico,
- Il restante 66% delle donne laureate in ambito STEM trova occupazione in altri settori o per scelta personale abbandona il percorso lavorativo legato alla formazione iniziale,
- Tra le giovani professioniste, il tasso di occupazione cresce solo nei comparti innovativi che hanno attivato politiche di inclusione.
Il confronto con la media europea
Un elemento chiave del quadro dipinto dal Rapporto AlmaLaurea di Genere 2026 riguarda il confronto internazionale. In Europa la media dell’occupazione femminile nel comparto tecnico-scientifico si attesta al 42%, posizionando dunque l’Italia sensibilmente al di sotto della media.
Questa discrepanza è particolarmente evidente nei settori della programmazione informatica, dell’ingegneria industriale e nella ricerca tecnologica applicata, dove alcuni Paesi nordici e occidentali registrano quote paritarie o quasi tra uomini e donne. Paesi come Svezia, Germania e Paesi Bassi hanno implementato negli ultimi anni robuste misure politiche per incentivare la formazione scientifica femminile e sostenere la conciliazione vita-lavoro nelle discipline STEM.
L’Italia, invece, continua a soffrire di disparità di genere nel lavoro tecnico-scientifico e manca spesso una rete di sostegno e orientamento efficace per le giovani donne che si iscriverebbero agli indirizzi scientifici ma rinunciano per carenza di modelli di riferimento o ostacoli culturali.
Le donne ingegnere in Italia: numeri e prospettive
Uno dei dati più significativi forniti dal rapporto riguarda la categoria delle donne ingegnere in Italia. Attualmente si contano nel Paese circa 808 mila ingegneri, di cui quasi la metà (circa 400 mila) sono donne. Questo dato positivo, che potrebbe far pensare ad un superamento degli stereotipi di genere della disciplina, va tuttavia interpretato alla luce di altre variabili.
Infatti, nonostante la presenza quasi equivalente, il percorso di carriera e la retribuzione tra uomini e donne in ingegneria restano fortemente sbilanciati. Le donne tendono a essere maggiormente rappresentate nei ruoli di medio livello e nelle aree meno innovative dell’ingegneria, mentre faticano ad accedere ai vertici e alle specializzazioni ad alto contenuto tecnologico. Gli ostacoli riguardano spesso anche l’ambiente lavorativo, talvolta ancora poco inclusivo o marcatamente orientato verso la leadership maschile.
Le prospettive per le donne nel settore tecnico-scientifico in Italia sono dunque ancora ampiamente influenzate da barriere strutturali e culturali che limitano la piena espressione delle capacità e delle ambizioni professionali femminili.
Le disparità nei settori ad altissima tecnologia
Uno degli indicatori più rilevanti messi in luce dal Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026 è il rapporto di presenza tra uomini e donne nei settori ad altissima tecnologia, dove risulta essere di 1 a 4. In altre parole, per ogni donna, vi sono quattro uomini impiegati in ruoli di alto profilo nelle aziende che operano nella robotica, nell’intelligenza artificiale, nelle telecomunicazioni evolute e nella progettazione di soluzioni innovative.
Questo dato allarmante segnala una carenza diffusa di politiche efficaci a sostegno della occupazione femminile nei settori ad alta tecnologia. Fra le principali criticità rilevate:
- Rappresentanza femminile ridotta nei team di R&S,
- Accesso difficile alle posizioni apicali (manageriali o dirigenziali),
- Stereotipi di genere ancora fortemente radicati soprattutto nelle start-up e nelle grandi industrie hi-tech,
- Percorsi di formazione poco orientati alla valorizzazione del talento femminile.
Anche dove esistono programmi di mentoring o sostenuti da fondi europei, l’impatto è spesso parziale e frammentario, costringendo molte donne a cercare opportunità all’estero o in realtà aziendali di nicchia più sensibili a questi temi.
Disparità salariale: il gender pay gap nel settore tecnico-scientifico
Altro nodo critico evidenziato dal rapporto riguarda la disparità salariale tra uomini e donne in Italia nel settore tecnico-scientifico. In media, secondo le rilevazioni di AlmaLaurea, un uomo guadagna circa il 15% in più rispetto a una donna con lo stesso titolo di studio e la medesima posizione lavorativa.
Questa forbice si allarga ulteriormente nelle aziende private, soprattutto dove vengono contrattati premi di produzione, posizioni di responsabilità o stock option. Non si tratta solo di una questione economica, ma anche di riconoscimento del valore professionale e del merito.
Le principali cause della persistente disparità salariale uomini donne Italia includono:
- Minore accesso delle donne ai ruoli dirigenziali,
- Interruzioni di carriera dovute spesso a esigenze familiari,
- Carenza di trasparenza nelle politiche di progressione economica e avanzamento di carriera,
- Meno opportunità di formazione continua e specializzazione per le donne.
Sono molte le associazioni e i sindacati di categoria che hanno lanciato campagne e proposte per colmare questo gap, chiedendo maggiore trasparenza salariale e sistemi di valutazione che considerino risultati e competenze in modo oggettivo e non discriminatorio.
Analisi delle cause: fattori culturali, sociali e istituzionali
La diseguaglianza di genere lavoro tecnico Italia trova le sue radici in una pluralità di fattori. La cultura scolastica e familiare riveste ancora un ruolo cruciale nell’orientamento delle scelte formative delle ragazze: spesso le carriere STEM vengono vissute come tradizionalmente maschili, e raramente si valorizzano come opzioni adatte e gratificanti per le donne.
Vi sono inoltre fattori istituzionali che rallentano lo sviluppo di un mercato del lavoro equamente bilanciato:
- Orientamento scolastico ancora poco mirato a superare gli stereotipi,
- Carenza di iniziative strutturali a sostegno dell’imprenditorialità femminile nei settori tecnologici,
- Scarso coinvolgimento del sistema produttivo nelle politiche di inclusione e pari opportunità.
Non mancano, pur nella complessità del fenomeno, esempi virtuosi: alcune università italiane hanno avviato programmi di promozione delle discipline STEM tra studentesse delle scuole superiori, mentre fondazioni private e aziende lungimiranti propongono borse di studio e mentorship esclusivamente destinate a future professioniste scientifiche.
Le iniziative per promuovere l’uguaglianza di genere nel lavoro tecnico
In risposta ai dati allarmanti emersi dal Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026, molte istituzioni, enti e parti sociali stanno sviluppando strategie mirate. Alcuni esempi:
- Progetti nelle scuole superiori: stage, laboratori e incontri con role model femminili STEM;
- Campagne di sensibilizzazione sulle potenzialità delle carriere scientifiche per le ragazze;
- Premi dedicati a laureande e giovani ricercatrici che si distinguono per innovazione e impatto sociale;
- Piani di welfare aziendale per favorire la conciliazione famiglia-lavoro e incentivare la presenza femminile nei team di ricerca.
Da segnalare anche la crescente attenzione ai temi di trasparenza salariale e ai programmi di mentoring intergenerazionale che mirano a rompere le barriere invisibili dell’avanzamento di carriera.
Testimonianze e casi di successo al femminile
Nonostante il quadro complessivo sia ancora parziale, il Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026 segnala anche storie di successo e best practice sul territorio nazionale. Sono sempre più le donne che, grazie a talento e determinazione, raggiungono posizioni di responsabilità nell’ingegneria, nella ricerca biomedicale, nelle tecnologie informatiche o nelle startup innovative.
Prospettive future e raccomandazioni
La direzione tracciata dal Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026 è chiara: il miglioramento della occupazione femminile nel settore tecnologia Italia passa da un insieme articolato di riforme e interventi multilivello.
Le strategie suggerite includono:
- Nuove norme a tutela della parità salariale e della trasparenza retributiva;
- Maggiori incentivi all’istruzione STEM rivolti alle ragazze;
- Fondi dedicati a imprese guidate da donne in ambito hi-tech;
- Creazione di network professionali e di mentoring;
- Coinvolgimento attivo delle imprese nei processi di inclusione e formazione.
Sintesi finale
Il Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026 fotografa un Paese che, pur ricco di talento femminile, fatica ancora a valorizzare pienamente il potenziale delle sue donne nel settore tecnico-scientifico. Sebbene la quota del 34% rappresenti un piccolo progresso, molto resta da fare per allinearsi ai livelli europei ed eliminare barriere culturali, professionali e salariali.
Le dati AlmaLaurea lavoro donne rappresentano uno strumento fondamentale per comprendere la portata del fenomeno e per tracciare politiche efficaci volte a ridurre il divario di genere lavoro Italia e favorire una maggiore presenza e valorizzazione delle donne nelle professioni STEM. Solo così sarà possibile costruire un sistema economico, scientifico e sociale più innovativo, giusto e inclusivo.