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Previdenza complementare: il futuro tra cultura, imprese e risorse umane. Analisi dall’incontro di Palazzo San Macuto
Lavoro

Previdenza complementare: il futuro tra cultura, imprese e risorse umane. Analisi dall’incontro di Palazzo San Macuto

Strategie, novità normative e dati dalla ricerca Previverso disegnano il nuovo ruolo delle aziende nella previdenza italiana

Previdenza complementare: il futuro tra cultura, imprese e risorse umane. Analisi dall’incontro di Palazzo San Macuto

Indice dei contenuti

  1. Introduzione: Il nuovo scenario della previdenza complementare in Italia
  2. L’incontro di Palazzo San Macuto: un dialogo tra istituzioni, imprese e operatori
  3. La sfida culturale di Walter Rizzetto
  4. Le novità della Finanziaria 2026 secondo Ugo Loeser
  5. Lo stato di consapevolezza secondo la ricerca Previverso
  6. Il ruolo strategico delle imprese nella previdenza
  7. Cultura d’impresa e previdenza: un connubio possibile?
  8. Gli ostacoli alla diffusione della previdenza complementare
  9. Il coinvolgimento delle risorse umane: formazione e responsabilità
  10. Un confronto europeo: dove si trova l’Italia?
  11. Prospettive future e raccomandazioni operative
  12. Conclusioni: una strada da costruire insieme

Introduzione: Il nuovo scenario della previdenza complementare in Italia

La previdenza complementare si sta affermando come elemento portante del sistema di welfare nazionale. La continua evoluzione normativa, insieme alla crescente consapevolezza sull’insufficienza della sola previdenza pubblica, spinge a interrogarsi su come il cosiddetto secondo pilastro possa diventare risorsa strutturale per lavoratori, imprese e lo Stato. L’incontro “Previdenza, incontro su futuro complementare e ruolo strategico imprese”, tenutosi a Palazzo San Macuto, Roma, il 26 febbraio 2026, ha riunito istituzioni, operatori del settore previdenziale, rappresentanti aziendali e direttori delle risorse umane per esplorare il futuro della previdenza complementare in Italia.

L’incontro di Palazzo San Macuto: un dialogo tra istituzioni, imprese e operatori

A Palazzo San Macuto, in un evento che ha raccolto significative adesioni, si sono confrontati i principali stakeholder della previdenza. L’evento ha rappresentato un’occasione per rafforzare il dialogo tra istituzioni pubbliche, imprese private, fondi pensione, esperti del settore e responsabili HR delle più importanti aziende italiane. Il luogo, simbolico per importanza istituzionale, ha sottolineato l’attenzione dedicata dal legislatore alla questione previdenziale come parte integrante delle strategie nazionali per il lavoro e la sostenibilità sociale.

Gli interventi si sono sviluppati attorno a tre assi principali:

  • Il ruolo delle imprese nella diffusione della previdenza complementare
  • Le sfide culturali e operative per la crescita del secondo pilastro in Italia
  • Le novità legislative e regolatorie introdotte dalla Finanziaria 2026

Questi temi sono stati approfonditi grazie agli interventi di protagonisti come Walter Rizzetto, Ugo Loeser e Patrizia Fontana, e attraverso la presentazione di dati innovativi raccolti da Previverso.

La sfida culturale di Walter Rizzetto

Walter Rizzetto ha aperto i lavori focalizzandosi su un nodo essenziale: la sfida della previdenza complementare in Italia è prima di tutto culturale. La tendenza, radicata da decenni, a considerare la previdenza pubblica come sufficiente, ha reso difficile - soprattutto per i lavoratori meno giovani - percepire come fondamentale l’adesione a un fondo pensione integrativo.

Il presidente ha poi evidenziato i seguenti fattori chiave per il cambiamento culturale:

  • Maggiore formazione e informazione a scuole e università
  • Coinvolgimento attivo delle imprese nella promozione della previdenza presso i lavoratori
  • Collaborazione tra istituzioni e operatori del settore per un linguaggio comune e chiaro
  • Azioni di comunicazione indirizzate alle famiglie e ai giovani lavoratori

Le novità della Finanziaria 2026 secondo Ugo Loeser

Alla base delle nuove strategie sulla previdenza complementare, un ruolo fondamentale è giocato dalla normativa. Ugo Loeser, noto esperto di economia e CEO di una primaria società di gestione risparmio, si è soffermato sulle novità della Finanziaria 2026 riguardanti la previdenza.

Punti salienti dell’intervento di Loeser:

  • Nuove agevolazioni fiscali per le imprese che promuovono piani di previdenza integrativa per i propri dipendenti
  • Maggiore flessibilità nell’adesione ai fondi pensione
  • Incentivi per favorire la portabilità tra diversi fondi e migliorare la libertà di scelta dei lavoratori
  • Introduzione di misure specifiche per favorire l’inclusione di giovani e donne nei percorsi di previdenza complementare

Queste innovazioni hanno come obiettivo di agevolare l’accesso e la diffusione della previdenza integrativa, quale elemento essenziale nella costruzione della sicurezza post-lavorativa.

Lo stato di consapevolezza secondo la ricerca Previverso

Uno dei momenti più rilevanti dell’evento è stata la presentazione della ricerca condotta da Previverso, illustrata da Patrizia Fontana. L’indagine ha coinvolto oltre 300 professionisti HR, indagando la percezione, la preparazione e il ruolo della previdenza complementare nelle aziende italiane.

Dati chiave della ricerca:

  • Solo il 14% dei profili senior intervistati ha dichiarato una preparazione totale e aggiornata sulla previdenza complementare
  • L’80% dei professionisti HR ritiene che la previdenza integrativa possa e debba divenire parte integrante della cultura d’impresa
  • La maggioranza degli intervistati identifica nella carenza di formazione e informazione le principali barriere alla diffusione della previdenza complementare

Questi dati, coerenti con il riscontro empirico nelle grandi realtà aziendali, evidenziano la distanza che ancora separa l’Italia dagli standard europei, ma sottolineano anche un potenziale di crescita significativo, legato in particolare al coinvolgimento trasversale di imprese e risorse umane.

Il ruolo strategico delle imprese nella previdenza

Il tema del “ruolo strategico imprese nella previdenza” si è imposto come cardine dell’intero dibattito. Le aziende, specie quelle di dimensioni medie e grandi, sono oggi chiamate non solo a fornire soluzioni obbligatorie o standardizzate, ma a costruire percorsi personalizzati in grado di rispondere ai nuovi bisogni dei lavoratori.

La previdenza complementare può diventare fattore di attrazione e retention dei talenti, elemento distintivo nell’employer branding aziendale e leva di sostenibilità sociale. Tra le principali pratiche virtuose emerse:

  • Offerta di soluzioni finanziarie cofinanziate- Educazione previdenziale attraverso workshop e consulenze
  • Policy aziendali orientate al welfare integrato
  • Monitoraggio e adattamento costante delle proposte in base ai cambiamenti normativi

Gli esperti presenti hanno sottolineato come solo una forte integrazione tra funzioni HR, management e rappresentanza sindacale possa trasformare la previdenza integrativa da semplice benefit a vero asset strategico per l’azienda del futuro.

Cultura d’impresa e previdenza: un connubio possibile?

Dalla ricerca e dagli interventi è emersa una domanda chiave: la previdenza complementare può davvero diventare cultura d’impresa in Italia?

L’80% degli intervistati nella ricerca Previverso ha risposto affermativamente, ma restano influenze culturali, abitudini radicate e differenze generazionali che rallentano la trasformazione. La cultura d’impresa può però essere veicolo di innovazione valoriale se:

  • La leadership aziendale si fa promotrice attiva della previdenza
  • Vengono inserite sessioni formative nei percorsi di carriera
  • Si creano occasioni di confronto e dialogo inclusivo tra lavoratori di diverse età

È attraverso queste leve che la previdenza può uscire dalla nicchia degli addetti ai lavori, per diventare parte del senso di appartenenza aziendale e fattore di responsabilità sociale.

Gli ostacoli alla diffusione della previdenza complementare

Nonostante i progressi, sono numerosi gli ostacoli alla diffusione organica della previdenza integrativa nel tessuto economico nazionale:

  • Scarsa conoscenza delle opportunità e dei rischi assicurativi e finanziari
  • Complessità del linguaggio normativo e dei prodotti offerti
  • Resistenza al cambiamento fra lavoratori senior
  • Mancanza di incentivi adeguati, soprattutto nelle PMI
  • Scarsa coordinazione tra istituzioni pubbliche e settore privato

Superare questi ostacoli è fondamentale per raggiungere una diffusione più equa della previdenza complementare, anche attraverso una normativa capace di semplificare procedure di adesione e garantire trasparenza nei confronti degli investitori.

Il coinvolgimento delle risorse umane: formazione e responsabilità

Il ruolo delle risorse umane è oggi sempre più cruciale nell’affermare la previdenza integrativa. Gli HR manager sono considerati ambasciatori della cultura previdenziale e prime linee di formazione e coinvolgimento.

Le principali responsabilità delle HR in relazione alla previdenza sono:

  • Offrire formazione periodica e aggiornata sulla previdenza complementare
  • Sostenere i dipendenti nella scelta consapevole dei prodotti previdenziali
  • Monitorare le esigenze del personale, differenziando le offerte per fasce d’età e posizione
  • Collaborare con partner esterni qualificati e istituzioni per la promozione di eventi e percorsi informativi

Secondo la ricerca Previverso, solo il 14% dei profili senior si considera pienamente preparato: un dato che sottolinea la necessità di investire nella figura dell’HR anche come consulente previdenziale.

Un confronto europeo: dove si trova l’Italia?

La posizione dell’Italia rispetto al quadro europeo resta di relativa arretratezza, sia in termini percentuali di adesioni, sia rispetto alla diffusione della cultura previdenziale nei luoghi di lavoro. In paesi come Germania, Olanda e Nord Europa, la previdenza integrativa fa parte integrante delle relazioni industriali, complici un quadro normativo semplificato e la presenza di strumenti di welfare condivisi.

L’Italia può recuperare terreno lavorando su:

  • Politiche di incentivazione più forti
  • Semplificazione degli adempimenti burocratici
  • Diffusione capillare della formazione previdenziale
  • Collaborazione intersettoriale tra pubblico e privato

L’uniformità tra le esperienze europee dimostra che, nei paesi ove la previdenza è cultura aziendale e nazionale, i lavoratori acquisiscono maggiore serenità, e le imprese ottengono vantaggio competitivo nel mercato dei talenti.

Prospettive future e raccomandazioni operative

Per costruire un futuro sostenibile per la previdenza complementare occorrono azioni integrate su più livelli:

  1. Aggiornare e digitalizzare i processi di adesione ai fondi pensione aziendali
  2. Introdurre percorsi obbligatori di formazione previdenziale nelle aziende superiori a 50 dipendenti
  3. Lanciare campagne pubbliche di sensibilizzazione su scala nazionale
  4. Premiare le aziende virtuose con agevolazioni fiscali e riconoscimenti di responsabilità sociale
  5. Creare spazi di confronto tra lavoratori, HR e decisori pubblici
  6. Sviluppare strumenti di comunicazione orientati alle giovani generazioni e alle categorie meno incluse (donne, lavoratori autonomi)

Conclusioni: una strada da costruire insieme

L’incontro di Palazzo San Macuto ha confermato come il tema della previdenza complementare sia oggi uno dei pilastri della sostenibilità aziendale e personale. Apportare innovazione, formazione e integrazione tra pubblico e privato non solo risponde a esigenze attuali, ma costruisce la sicurezza sociale del domani.

Triangolando dati, esperienze e nuove norme, l’Italia può e deve colmare il gap con i paesi più avanzati, con l’obiettivo di rendere la previdenza non solo strumento finanziario, ma valore condiviso e strategico. Solo coinvolgendo istituzioni, imprese e lavoratori sarà possibile dare piena attuazione a una “cultura d’impresa e previdenza” necessaria per affrontare le sfide del futuro.

Pubblicato il: 27 febbraio 2026 alle ore 09:19

Redazione EduNews24

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