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Pensione a 67 anni: il rischio concreto per chi ha uno stipendio basso. Ecco quanto serve davvero
Lavoro

Pensione a 67 anni: il rischio concreto per chi ha uno stipendio basso. Ecco quanto serve davvero

Uno stipendio insufficiente può compromettere l’accesso alla pensione a 67 anni: tutte le regole INPS, i calcoli, le soluzioni e cosa cambia nel 2026

Pensione a 67 anni: il rischio concreto per chi ha uno stipendio basso. Ecco quanto serve davvero

Indice dei paragrafi

  1. Introduzione: il nuovo volto del diritto alla pensione
  2. Il panorama delle pensioni in Italia
  3. I requisiti per la pensione a 67 anni nel 2026
  4. Il minimale INPS: cos’è e perché conta davvero
  5. Calcolo dello stipendio minimo per la pensione
  6. Che cosa rischia chi guadagna meno di mille euro al mese?
  7. Il paradosso dei lavori poveri e i bassi contributi: dagli assegni bassi all’esclusione dalla pensione
  8. Come funziona la verifica dei contributi INPS
  9. Le conseguenze: rischiare di non andare mai in pensione
  10. Strategie per chi è a rischio: possibili soluzioni e consigli pratici
  11. La questione della riforma pensioni 2026: cosa aspettarsi?
  12. Cosa devono sapere i lavoratori, le domande più frequenti
  13. Sintesi finale e considerazioni

1. Introduzione: il nuovo volto del diritto alla pensione

Nel 2026 il diritto alla pensione a 67 anni non sarà garantito a tutti i lavoratori italiani. Un allarme che riguarda in particolare chi percepisce uno stipendio basso. Il sogno di raggiungere la pensione all’età canonica potrebbe infatti infrangersi addirittura all’ultima soglia: quella del calcolo dei requisiti minimi contributivi e reddituali richiesti dall’INPS. Si tratta di una situazione che colpisce almeno il 40% dei lavoratori a basso reddito tra i cosiddetti lavoratori poveri. Quanti sono davvero a rischio e perché? Facciamo chiarezza su norme, importi e soluzioni pratiche.

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2. Il panorama delle pensioni in Italia

Il sistema previdenziale italiano si basa su regole piuttosto complesse. Dal 2011 si applicano i criteri introdotti dalla riforma Fornero, con poche variazioni negli anni successivi.

Attualmente, due sono le condizioni principali per accedere alla pensione di vecchiaia:

  • età minima: 67 anni (dal 2019 e almeno fino al 2026, salvo aggiornamenti ISTAT)
  • contribuzione minima: almeno 20 anni di contributi validi

Tuttavia, la pensione a 67 anni non è sempre automatica. L’INPS effettua ulteriori verifiche sulle somme versate: chi ha sempre lavorato con contratti a tempo pieno e regolare non ha, generalmente, problemi. Chi invece guadagna meno di uno stipendio medio, o lavora saltuariamente, rischia.

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3. I requisiti per la pensione a 67 anni nel 2026

La pensione a 67 anni richiede dunque:

  • 67 anni di età anagrafica (per uomini e donne)
  • 20 anni di contribuzione versata (può essere mista: lavoro dipendente, autonomo, gestione separata)

Attenzione: non basta aver accumulato 20 anni di versamenti. Bisogna anche aver maturato, in ciascun anno, almeno il minimale INPS necessario. Questo significa che se un anno si è lavorato poco oppure con uno stipendio molto basso, quell’anno potrebbe non essere valido ai fini del calcolo pensionistico. Il rischio? Ritrovarsi senza pensione o dover attendere molti altri anni. È una questione cruciale per i lavoratori con basso reddito.

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4. Il minimale INPS: cos’è e perché conta davvero

Uno dei requisiti più discussi per accedere alla pensione è il cosiddetto minimale contributivo dell’INPS. È la soglia di stipendio su cui si calcola la validità effettiva dei contributi ai fini pensionistici. Ogni anno, l’INPS stabilisce un importo minimo di retribuzione che deve essere assicurato per poter far valere i contributi di quell’anno ai fini della pensione.

Nel 2026 il minimale settimanale è pari al 40% di 611,85 euro. Cioè, lo stipendio settimanale minimo che permette di accumulare un'anzianità contributiva piena deve essere almeno:

  • 244 euro a settimana

Se un lavoratore, in un anno, percepisce uno stipendio inferiore, quella settimana non sarà conteggiata ai fini pensionistici – e questo impatta direttamente sul calcolo degli anni di contribuzione.

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5. Calcolo dello stipendio minimo per la pensione

Per sapere quanto serve davvero per andare in pensione a 67 anni occorre fare alcuni calcoli pratici:

  • Stipendio settimanale minimo pieno valido INPS (2026): 244 €
  • Stipendio mensile minimo consigliato: circa 1.050 € (244 x 4,3 settimane)

Questo significa che chi percepisce meno di 1.000 euro al mese rischia di non raggiungere i requisiti minimi per rendere "utili" ai fini pensionistici i contributi di ciascun anno di lavoro.

#### Esempio pratico:

Se Tizio lavora tutto l’anno con uno stipendio di 800 euro al mese, quell’anno di lavoro potrebbe NON conteggiare 52 settimane di contribuzione. Il rischio concreto è che pur lavorando (anche per molti anni), non si raggiunga la soglia di 20 anni "utili". Quindi, andare in pensione a 67 anni diventa impossibile.

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6. Che cosa rischia chi guadagna meno di mille euro al mese?

È ormai ben chiaro che chi guadagna meno di 1.000 euro al mese rischia di non andare in pensione a 67 anni. Ciò accade perché lo stipendio non permette di raggiungere il minimale settimanale imposto dall’INPS. Gli effetti principali sono:

  • settimane di lavoro non conteggiate per la pensione
  • mancato raggiungimento dei 20 anni di contributi utili
  • posticipo dell’uscita dal lavoro oppure nessuna pensione di vecchiaia

Questo meccanismo interessa soprattutto chi ha rapporti di lavoro part-time, stagionali, intermittenti o con lavori saltuari. La pensione lavoratori con basso reddito è oggi più a rischio che mai, specie per chi è inserito nel mercato del lavoro alla periferia della regolarità.

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7. Il paradosso dei lavori poveri e i bassi contributi: dagli assegni bassi all’esclusione dalla pensione

Il tema dei cosiddetti "lavori poveri" è sempre più centrale nel dibattito pubblico. Si parla di tutte quelle persone che, pur lavorando a lungo, non riescono a garantirsi un futuro previdenziale solido. Si rischia un vero "paradosso contributivo":

  • Lavori e versi contributi per decenni, ma se lo stipendio non supera il minimale, i contributi non sono utili per la pensione.
  • La platea più a rischio include giovani, donne, lavoratori nei servizi, settore agricolo, badanti, part-time involontari.

La conseguenza è che a 67 anni l’istanza di pensione può essere respinta. Il lavoratore si trova così senza reddito, senza pensione e costretto a cercare soluzioni alternative o assistenza sociale.

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8. Come funziona la verifica dei contributi INPS

Ogni anno, l’INPS effettua una verifica delle settimane lavorate e dei contributi versati. Solo le settimane in cui il lavoratore ha percepito almeno il minimale settimanale (244 euro per il 2026) sono valide per accumulare l’anzianità contributiva. In caso contrario:

  • le settimane sono "non utili"
  • il conteggio effettivo degli anni si abbassa
  • l’accesso alla pensione a 67 anni viene rimandato o addirittura annullato

È fondamentale, quindi, monitorare la propria posizione assicurativa tramite il portale INPS e, in caso di dubbi, rivolgersi a un patronato o a un consulente del lavoro.

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9. Le conseguenze: rischiare di non andare mai in pensione

Se questa dinamica non viene opportunamente valutata dal lavoratore, il rischio diventa elevatissimo:

  • Si arriva a 67 anni senza poter presentare l’istanza di pensione
  • I contributi vengono considerati "inutili" ai fini della pensione di vecchiaia, anche dopo decenni di lavoro
  • Si rimane senza nessun sostegno, dato che il reddito di cittadinanza non esiste più e il sistema assistenziale pubblico garantisce solo prestazioni residuali (come l’assegno sociale, ma con altri requisiti)

La situazione è aggravata dal fatto che molti lavoratori a basso reddito non sono a conoscenza di queste regole fino a che non è troppo tardi, e che la riforma pensioni 2026 non sembra destinata a risolvere il problema.

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10. Strategie per chi è a rischio: possibili soluzioni e consigli pratici

Non tutto è perduto: chi si trova in questa situazione può adottare alcune strategie:

  • Monitorare costantemente il proprio estratto conto contributivo INPS (tramite SPID, CIE, o CNS)
  • Richiedere il conteggio degli anni validi presso un patronato
  • Se possibile, integrare con versamenti volontari per raggiungere il minimale
  • Valutare forme di previdenza complementare, per creare una pensione integrativa
  • Informarsi sulle possibilità di riscatto dei periodi non coperti o di contribuzione figurativa

Per chi lavora part-time o a chiamata, può essere utile richiedere al datore di lavoro di garantire il minimale INPS tramite pagamenti maggiorati, oppure diversificare la propria attività.

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11. La questione della riforma pensioni 2026: cosa aspettarsi?

Nel 2026 si attendono modifiche del sistema pensionistico italiano, ma ad oggi non sono previsti significativi alleggerimenti ai requisiti minimi per le pensioni di vecchiaia. La riforma potrebbe toccare, soprattutto:

  • flessibilità in uscita (ad esempio, tramite opzioni anticipate come Quota 104, Ape Sociale, Opzione Donna)
  • introduzione di nuovi sistemi di calcolo misti o contributivi puri
  • agevolazioni per categorie svantaggiate (ma non è certa una modifica sui minimi reddituali)

Il tema della pensione rischio basso guadagno resta ancora sotto la lente dell’INPS e del legislatore, ma al momento i lavoratori con basso reddito devono fare attenzione a non farsi trovare impreparati.

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12. Cosa devono sapere i lavoratori, le domande più frequenti

La domanda principale oggi è: quando si va in pensione in Italia? La risposta dipende sempre di più da quanti anni di contributi si possono "contare" realmente in base allo stipendio percepito. Altre domande frequenti sono:

  • Il conteggio degli anni di servizio viene fatto sull’effettivo lavoro o sulla retribuzione?

Dal 1996 (regime contributivo) conta sia la durata del lavoro sia l’importo dei contributi versati sulla base dello stipendio. Anni con reddito inferiore al minimale non vengono conteggiati come pieni.

  • Posso compensare anni con stipendio basso versando contributi volontari?

Sì, ma solo se si hanno le condizioni per la contribuzione volontaria, che deve essere richiesta e autorizzata dall’INPS.

  • Cosa succede se a 67 anni mi mancano settimane di contribuzione minima?

Si può lavorare ancora finché non si raggiunge il limite, oppure valutare opzioni assistenziali o integrative.

  • È possibile avere la pensione sociale senza i 20 anni?

Solo con meno di 15 anni, molto difficile oggi. Serve grosso disagio economico e altri requisiti.

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13. Sintesi finale e considerazioni

La pensione a 67 anni in Italia rischia di diventare un privilegio solo per chi ha avuto una carriera lavorativa stabile e sufficientemente retribuita. Gli altri, cioè la crescente platea di lavoratori con basso reddito, rischiano l’esclusione dal sistema pensionistico, pur avendo lavorato per decenni.

La chiave sta nel monitorare negli anni la propria posizione, verificare il raggiungimento del minimale INPS pensione, e se necessario, attivarsi per integrare la propria contribuzione. In prospettiva, è urgente che la politica e l’INPS trovino soluzioni che impediscano una nuova emergenza sociale. Nel frattempo, l’informazione puntuale e la consulenza restano strumenti fondamentali.

Il sogno di andare in pensione con stipendio basso sarà ancora realizzabile solo con accurate strategie personali e, forse, qualche cambiamento normativo che renda davvero universale il diritto alla pensione di vecchiaia.

Pubblicato il: 11 febbraio 2026 alle ore 10:45

Redazione EduNews24

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