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Neet dimezzati in dieci anni, ma due terzi fuori dal mercato del lavoro
Lavoro

Neet dimezzati in dieci anni, ma due terzi fuori dal mercato del lavoro

Il tasso Neet in Italia scende al 13,3% nel 2025, dimezzato in dieci anni. Dentro 1,2 milioni di giovani solo il 35% cerca attivamente lavoro.

Il tasso di giovani Neet in Italia si attesta al 13,3% nel 2025, in calo rispetto al 15,3% del 2024 e al 25,7% del 2015: in dieci anni la quota si è dimezzata. Il dato arriva dalla ricerca «La condizione Neet. Dati, cause e politiche di un fenomeno in calo», realizzata da Intesa Sanpaolo, Fondazione Cariplo e scuola di giornalismo Walter Tobagi e presentata il 2 ottobre a Milano. L'indicatore misura la quota di 15-29enni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione.

Chi sono gli 1,2 milioni di Neet

In valore assoluto i giovani che non studiano né lavorano restano 1,2 milioni. Lo studio ne distingue sei profili: dai ragazzi esposti al rischio di marginalità ai vincitori con aspettative elevate, dalle persone scoraggiate alle donne fuori dal mercato per responsabilità di cura. La segmentazione rispetto al lavoro è netta: il 35% è disoccupato in cerca attiva, il 33,3% è disponibile ma non cerca, il restante 31,7% non è disponibile né cerca. Due Neet su tre, in sostanza, non partecipano attivamente al mercato del lavoro: dentro il calo decennale c'è una platea ampia che i canali ordinari di collocamento non intercettano.

Dietro al dato nazionale persiste una polarizzazione geografica. Secondo l'ISTAT, nel 2025 il tasso scende all'8% nel Nord-Est e al 9,2% nel Nord-Ovest, sale all'11,8% al Centro, al 19,7% nel Mezzogiorno e al 21,3% nelle Isole. I valori più alti si registrano in Sicilia (24,7%), Calabria (24,6%), Campania (22,3%) e Puglia (19,7%); i più bassi nelle province autonome di Bolzano (8,1%) e Trento (8,4%). Il differenziale non si è chiuso: il Mezzogiorno viaggia ancora a oltre due volte il tasso del Nord-Est. Nel confronto europeo l'Italia resta sopra la media UE, ferma all'11%, pur essendo tra i paesi con la riduzione più rapida dal 2020. I dati completi sono disponibili sul portale Istruzione e Lavoro di ISTAT.

Le esperienze pubblico-privato in campo

Tra le esperienze presentate c'è ZeroNeet, promosso da Fondazione Cariplo con Regione Lombardia e Intesa Sanpaolo: in poco più di un anno ha sostenuto 55 interventi tra Lombardia e Verbano-Cusio-Ossola, coinvolto 459 soggetti tra enti non profit, istituzioni pubbliche e imprese e attivato oltre 4.500 giovani in percorsi di orientamento, formazione, inclusione sociale e inserimento lavorativo. Il programma Giovani e Lavoro, operativo in quindici regioni italiane, dal 2019 con Generation Italy ha coinvolto circa 6.000 giovani in 240 classi insieme a 2.500 imprese, con un tasso dichiarato di collocamento dell'80% a fine percorso.

Il calo decennale è tra i più marcati d'Europa, ma la geografia del fenomeno resta spezzata e la composizione interna segnala che oltre il 60% dei 15-29enni fuori da studio e lavoro non è nemmeno nel radar dei canali ufficiali di collocamento. Sono le due variabili che la media nazionale, da sola, non misura e che renderanno utile seguire i prossimi aggiornamenti ISTAT con il dettaglio regionale e per fascia d'età.

Domande frequenti

Chi sono i Neet e come viene misurato il fenomeno in Italia?

I Neet sono giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. Il fenomeno viene misurato come percentuale di questa fascia d'età rispetto al totale della popolazione giovanile.

Com'è cambiato il tasso di Neet in Italia negli ultimi dieci anni?

Il tasso di Neet in Italia è sceso dal 25,7% nel 2015 al 13,3% previsto per il 2025, mostrando quindi un dimezzamento in dieci anni.

Qual è la distribuzione geografica del fenomeno Neet in Italia?

La percentuale di Neet è più bassa nel Nord-Est e Nord-Ovest (8-9,2%) e molto più alta nel Mezzogiorno e nelle Isole, dove supera il 19%, con picchi in Sicilia, Calabria, Campania e Puglia.

Quali sono le principali tipologie di Neet individuate dallo studio?

Lo studio distingue sei profili di Neet, tra cui ragazzi a rischio marginalità, vincitori con aspettative elevate, persone scoraggiate e donne fuori dal mercato per responsabilità di cura. Circa due terzi dei Neet non partecipano attivamente al mercato del lavoro.

Quali iniziative sono state avviate per ridurre il numero di Neet?

Tra le iniziative ci sono il programma ZeroNeet, che ha coinvolto oltre 4.500 giovani in Lombardia, e Giovani e Lavoro, operativo in quindici regioni italiane, che dal 2019 ha coinvolto circa 6.000 giovani con un tasso di collocamento dell'80%.

Come si posiziona l'Italia rispetto alla media europea sul fenomeno Neet?

Nonostante la forte riduzione, l'Italia rimane sopra la media UE (11%), ma è tra i paesi che hanno registrato il calo più rapido del tasso di Neet dal 2020.

Pubblicato il: 2 ottobre 2026 alle ore 12:15

Natale Labia

Articolo creato da

Natale Labia

Giornalista Professionista Giornalista con oltre 30 anni di esperienza, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, collaboro a contratto con L’Edicola e Il Mattino di Puglia e Basilicata dove mi occupo di politica e di economia. Per Edunews24 curo l’informazione politica relativa ai temi dell’Istruzione. In particolare, scrivendo delle attività istituzionali con un focus sia sulle iniziative e sui programmi dei Ministeri dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Cultura che su quelle delle commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Inoltre, sono amministratore unico di Italialab srl con cui curo uffici stampa pubblici e privati e sviluppo programmi di valorizzazione culturale e di promozione territoriale. In passato ho collaborato con testate nazionali e regionali, in particolare pugliesi, e ho scritto i volumi Il sindaco di Tutti, edito da Il Castello editore e Dal Rosso al Nero. Ho partecipato al volume collettivo edito dalla Fondazione Tatarella e da Giubilei Regnani editore sui trent’anni dalla fondazione di Alleanza nazionale. Per tre legislature sono stato collaboratore parlamentare occupandomi di legge di bilancio e di politiche agroalimentari con particolare riferimento all’export del Made in Italy e al contrasto dell’Italian sounding, collaborando con le Camera di commercio italiane all’estero. Appassionato di storia, di sociologia e di costume, spesso racconto all’interno delle collaborazioni giornalistiche i cambiamenti della società italiana e internazionale attraverso gli usi, le abitudini e i protagonisti che hanno accompagnato negli anni lo sviluppo e la crescita sociale e culturale. Pugliese di nascita, vivo a Roma o in un ipotetico altrove.

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