La Procura di Milano e il Caso Glovo: Ritorno alla Magistratura del Lavoro nella Tutela dei Rider
Indice
- Introduzione
- Il contesto della vicenda: la Procura di Milano contro Glovo/Foodinho
- Cos’è il caporalato e come si applica al settore delivery
- Il controllo giudiziario: significato e implicazioni
- Le principali irregolarità riscontrate: paghe sotto soglia di povertà e organizzazione del lavoro
- Il ruolo della Magistratura del lavoro in Italia
- Le dichiarazioni del PM Paolo Storari
- Foodinho e il gruppo Glovo: chi sono e come operano
- Impatto sulle condizioni dei rider
- I rischi legali per le società di delivery
- Precedenti e casi simili in Italia
- Le risposte delle parti coinvolte
- Le reazioni del mondo sindacale e politico
- Prospettive future per i rider e il settore delivery
- Sintesi e considerazioni finali
Introduzione
Negli ultimi anni il tema del lavoro nei servizi di delivery è diventato centrale nel dibattito pubblico e giudiziario in Italia. Il controllo giudiziario disposto dalla Procura di Milano nei confronti della società Foodinho, appartenente al colosso spagnolo Glovo, rappresenta una svolta. Il sospetto di caporalato – storicamente legato ad altri settori, come l’agricoltura – si insinua ora nelle pieghe delle più moderne piattaforme digitali: una questione che pone interrogativi sulla tutela dei rider e sulla necessità di un rinnovato intervento della Magistratura del lavoro.
Il contesto della vicenda: la Procura di Milano contro Glovo/Foodinho
La Procura di Milano ha compiuto un passo senza precedenti, disponendo il "controllo giudiziario caporalato" su Foodinho, società delivery riconducibile a Glovo. L’indagine, condotta dal PM Paolo Storari, riguarda la presunta violazione legge caporalato delivery (art. 603-bis c.p.), ponendo al centro il tema delle condizioni di lavoro nei servizi di consegna a domicilio. Il quadro è emerso grazie a numerose segnalazioni, ispezioni e verifiche sui rapporti di lavoro dei rider, che hanno evidenziato gravi criticità.
Cos’è il caporalato e come si applica al settore delivery
Tradizionalmente, il caporalato si riferisce allo sfruttamento di manodopera tramite intermediari non autorizzati, con condizioni lavorative spesso degradanti. In campo agricolo, il caporalato ha storicamente significato reclutamento illecito e paghe da fame. Nell’ambito delle piattaforme di delivery, tuttavia, il concetto si evolve: la Procura di Milano ipotizza infatti che i rider siano costretti a lavorare a condizioni inferiori ai minimi retributivi, sottoposti a una logica di controllo e punteggio che limita la loro autonomia e libertà.
In particolare, le indagini hanno documentato come le paghe percepite, specie in alcune fasce orarie e in relazione alle distanze percorse, risultino sotto la soglia di povertà, talvolta inferiori ai minimi contrattuali previsti dai contratti collettivi di settore.
Il controllo giudiziario: significato e implicazioni
La misura del controllo giudiziario è prevista dal nostro ordinamento come strumento per salvaguardare società che risultano coinvolte, anche solo in via ipotetica, in reati quali il caporalato, senza decretare il blocco immediato delle attività. Questa misura
non rappresenta una condanna, ma un presidio a garanzia della regolarità gestionale e organizzativa.
Nel caso di Foodinho, la decisione della Procura di Milano intende assicurare che possano essere ripristinate condizioni di lavoro conformi alla normativa e ai diritti fondamentali dei lavoratori.
Obiettivi principali del controllo:
- Monitorare il rispetto dei diritti dei rider
- Verificare la regolarizzazione dei contratti e dei pagamenti
- Impedire eventuali attività di sfruttamento successivo
- Favorire il coinvolgimento delle istituzioni di vigilanza sul lavoro
Le principali irregolarità riscontrate: paghe sotto soglia di povertà e organizzazione del lavoro
Secondo gli accertamenti della procura Milano Glovo, numerose irregolarità sono state riscontrate nelle pratiche della società. In particolare:
- Le paghe erogate risultavano spesso inferiori alla soglia di povertà stabilita dall’ISTAT, creando fragilità economica nei rider
- I compensi erano calcolati basandosi su algoritmi che premiavano velocità e disponibilità, portando a turni massacranti e a un sistema premiale che potrebbe integrare il concetto di caporalato digitale
- Mancata adesione ai minimi previsti dai contratti collettivi nazionali e limitata copertura previdenziale
- Pressioni tramite punteggio e sistema delle "slot" che impedivano autonomia organizzativa ai rider
Il ruolo della Magistratura del lavoro in Italia
La magistratura del lavoro italiana è storicamente incaricata della tutela dei diritti dei lavoratori contro abusi, discriminazioni o condizioni di sfruttamento. Quello di Milano segna un ritorno d’attualità della cosiddetta "Magistratura del lavoro": ora chiamata a occuparsi di un fenomeno nuovo, quello dello sfruttamento digitale.
Questa inchiesta rappresenta uno dei primi casi di applicazione delle norme contro il caporalato a una società attiva nel food delivery, estendendo gli strumenti giurisprudenziali tradizionalmente riservati ai lavoratori agricoli e industriali anche alle nuove piattaforme digitali.
Le dichiarazioni del PM Paolo Storari
Paolo Storari, il magistrato titolare dell’indagine, ha parlato di "potere di supplenza": un’espressione che ben rappresenta il ruolo proattivo assunto dalla Procura rispetto a una realtà dove le tutele spesso non riescono a raggiungere i lavoratori più deboli.
Egli sottolinea che l’intervento giudiziario non intende bloccare le attività – fondamentali per l’economia cittadina – ma garantire che nessun modello di business possa essere costruito sul sacrificio e sulla debolezza dei lavoratori. Il suo richiamo alla magistratura del lavoro Milano è chiaro: urge colmare quel vuoto di tutele che troppo spesso rende i rider vulnerabili.
Foodinho e il gruppo Glovo: chi sono e come operano
Foodinho nasce come startup italiana e successivamente viene acquisita da Glovo, uno dei principali player del settore delivery a livello internazionale. Il gruppo adotta un modello di business tipico delle piattaforme online, basato su un esercito di lavoratori "on demand" e l’utilizzo pervasivo della tecnologia per organizzare il lavoro.
I rider, pur essendo formalmente autonomi, risultano spesso vincolati a logiche di controllo algoritmico che penalizzano chi non si adegua alle richieste di piattaforma. Questo ha sollevato l’attenzione della giustizia italiana, già in passato interpellata – soprattutto a Milano – su casi analoghi di indagine procura Milano rider.
Impatto sulle condizioni dei rider
L’inchiesta milanese, con il coinvolgimento della società delivery coinvolta caporalato, fa emergere colpevoli carenze strutturali nelle condizioni dei rider. Le testimonianze raccolte nel corso delle indagini parlano di:
- Turni prolungati privi di reale copertura assicurativa
- Ritmi di lavoro dettati dall’algoritmo, che premia la velocità a discapito della sicurezza
- Possibilità di essere esclusi dal sistema semplicemente tardando una consegna
- Minima tutela rispetto a malattie, infortuni e maternità
La paga minima garantita, uno dei cardini della normativa sul lavoro, risulta spesso disattesa, aggravando la condizione dei rider. La questione delle "paghe sotto soglia povertà rider" è divenuta così emblematica di un problema sistemico nel delivery.
I rischi legali per le società di delivery
Le conseguenze per le aziende coinvolte in casi di caporalato Foodinho Glovo sono molteplici. Dal punto di vista giudiziario, il rischio immediato è la possibilità di procedure penali ex 603-bis codice penale, con ricadute anche in termini di reputazione. Il controllo giudiziario obbliga inoltre le compagnie a dimostrare – sotto la vigilanza dei magistrati – l’effettiva regolarizzazione dei rapporti di lavoro.
Oltre alle sanzioni specifiche per caporalato, le società rischiano cause civili, risarcimento per danni e prescrizioni restrittive nell’attività d’impresa. Non ultimo: il danno reputazionale, che in un mercato competitivo come il delivery può determinare la perdita di fette di mercato rilevanti.
Precedenti e casi simili in Italia
Il tema del caporalato non è nuovo in Italia, ma la sua applicazione alle piattaforme digitali rappresenta una novità quasi assoluta. Precedenti indagini a Firenze, Bologna e Torino avevano ipotizzato forme di sfruttamento analoghe, ma il caso di Milano rappresenta il primo esempio di controllo giudiziario caporalato disposto con questa chiarezza e portata.
Anche altre grandi società del food delivery – come Uber Eats, Just Eat e Deliveroo – sono state oggetto di accertamenti ispettivi e giudiziari, soprattutto in relazione alla classificazione dei rider come collaboratori autonomi o subordinati. Tuttavia, è a Milano che la magistratura sembra voler tracciare un nuovo solco, estendendo la tutela classica del lavoro anche ai modelli digitali.
Le risposte delle parti coinvolte
Dopo la disposizione del controllo giudiziario, Foodinho e Glovo hanno rilasciato note ufficiali in cui ribadiscono la volontà di collaborare con le autorità. Hanno annunciato di voler revisionare i sistemi di calcolo delle retribuzioni, nonché i meccanismi di assegnazione delle consegne e di premialità algoritmica.
D’altra parte, le associazioni dei rider hanno accolto con favore la decisione della Procura, considerandola una vittoria storica. Alcuni rider, tuttavia, segnalano il rischio che le multinazionali possano decidere di ridimensionare le attività in Italia, aggravando la precarietà nel settore.
Le reazioni del mondo sindacale e politico
I principali sindacati (Cgil, Cisl, Uil) hanno espresso pieno sostegno all’azione della magistratura, sottolineando come la vicenda Foodinho/Glovo metta in risalto lo stato di forte debolezza contrattuale dei rider. Diverse interrogazioni parlamentari sono state depositate nei mesi scorsi per chiedere un inasprimento del quadro normativo contro il lavoro irregolare nelle piattaforme digitali.
Non sono mancate, però, le voci critiche: alcune associazioni di categoria avvertono che un’applicazione troppo rigida della legge potrebbe disincentivare le aziende straniere dall’investire in Italia, con potenziali ricadute sui posti di lavoro.
Prospettive future per i rider e il settore delivery
Il caso della procura Milano Glovo rischia di fare scuola, promuovendo un cambiamento nelle modalità di gestione del lavoro nelle piattaforme digitali. Le principali sfide da affrontare nei prossimi anni sono:
- Definizione di uno statuto giuridico chiaro per i rider
- Ridefinizione del rapporto tra autonomia e subordinazione nel lavoro digitale
- Maggiori controlli ispettivi e garanzie per le tutele collettive
- Lotta alle forme di caporalato digitale e promozione di salari dignitosi
- Collaborazione rafforzata tra magistratura del lavoro, istituzioni e aziende
L’obiettivo deve essere quello di garantire non solo la sopravvivenza del settore delivery, ma anche il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali dei lavoratori.
Sintesi e considerazioni finali
La decisione della Procura di Milano nei confronti di Foodinho/Glovo segna un punto di svolta nella lotta al lavoro irregolare nel settore delle piattaforme digitali. L’adozione della misura estrema del controllo giudiziario caporalato su una società leader spinge il dibattito sul piano giuridico, economico e sociale, chiamando in causa la responsabilità di aziende, istituzioni e cittadini.
Il caso di Milano ci riporta ad un rinnovato ruolo della magistratura del lavoro, chiamata a estendere la sua azione anche ai nuovi rischi dello sfruttamento digitale. Solo attraverso il concorso di iniziativa pubblica e privata, coniugando innovazione e tutela dei diritti, sarà possibile costruire un modello di sviluppo realmente sostenibile per il futuro del lavoro e delle nuove generazioni.