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Neurourbanismo: come le neuroscienze stanno ridisegnando le città per proteggere la salute mentale
Editoriali

Neurourbanismo: come le neuroscienze stanno ridisegnando le città per proteggere la salute mentale

Disponibile in formato audio

Un campo emergente unisce architettura del paesaggio, neuroscienze e pianificazione urbana per creare spazi che riducano lo stress e promuovano il benessere psicologico dei cittadini.

Sommario

Vivere in città fa male alla mente: i numeri del problema

Chi abita in contesti urbani ha un rischio di sviluppare disturbi mentali superiore del 40% rispetto a chi vive in aree rurali. Il dato, emerso da una meta-analisi pubblicata su Acta Psychiatrica Scandinavica nel 2010, resta uno dei più citati nella letteratura scientifica sulla salute pubblica. Non si tratta di una statistica marginale: oltre il 56% della popolazione mondiale risiede oggi in città, una percentuale destinata a crescere fino al 68% entro il 2050 secondo le proiezioni delle Nazioni Unite. Ansia, depressione, disturbi del sonno e stress cronico trovano nelle metropoli un terreno fertile, alimentati da rumore costante, inquinamento atmosferico, sovraffollamento e mancanza di contatto con la natura. Situazione che rischia anche di peggiorare per chi conduce una vita da pendolare. Per decenni la risposta urbanistica si è limitata ad aggiungere parchi e aiuole, un approccio che la ricerca più recente giudica insufficiente e talvolta inefficace. Serve qualcosa di più strutturato, di più misurabile. È in questo vuoto che si inserisce una disciplina relativamente giovane, il neurourbanismo, che ambisce a trasformare la progettazione degli spazi urbani in una scienza esatta, capace di quantificare l'impatto dell'ambiente costruito sul cervello umano.

Cos'è il neurourbanismo e come funziona

Il termine neurourbanism è comparso nella letteratura scientifica nell'ultimo decennio, ma le sue radici affondano nell'intersezione tra architettura del paesaggio, neuroscienze, psicologia ambientale e pianificazione urbana. A spiegarne la portata è Agnieszka Olszewska-Guizzo, architetto paesaggista e neuroscienziata presso NeuroLandscape, un'organizzazione di ricerca no-profit con sede a Varsavia. In un'intervista pubblicata su Nature, la ricercatrice ha descritto il neurourbanismo come un tentativo di superare i limiti dei tradizionali questionari e sondaggi sulla qualità della vita urbana. L'obiettivo è misurare in modo sistematico e oggettivo come l'ambiente costruito influenza il funzionamento cerebrale. Non basta piantare alberi o allargare marciapiedi. Occorre capire quali combinazioni specifiche di elementi visivi, sonori e spaziali producono risposte neurologiche positive nella maggior parte delle persone. Il campo si distingue per un approccio sperimentale rigoroso: si espongono i partecipanti a due spazi diversi, si manipola una sola variabile, che sia la profondità della vista, il colore dominante o il livello di biodiversità, e si confrontano le risposte cerebrali. Un metodo che ricorda più la farmacologia clinica che l'urbanistica tradizionale.

Il modello del paesaggio contemplativo: sette caratteristiche chiave

Uno degli strumenti centrali del neurourbanismo è il Contemplative Landscape Model (CLM), sviluppato da Olszewska-Guizzo. Il modello scompone qualsiasi veduta paesaggistica in sette caratteristiche che il cervello registra e alle quali reagisce in modo misurabile. La prima è la profondità della vista: panorami più ampi e profondi risultano benefici, ma nelle città dense sono spesso assenti. La seconda riguarda l'interazione tra suolo e cielo, dove una linea dell'orizzonte più diversificata produce effetti positivi. Seguono la presenza di corsi d'acqua o cascate, la stagionalità della vegetazione, una palette cromatica calda, il movimento visibile delle ombre e l'assenza di geometrie rigidamente euclidee. Quest'ultimo punto è particolarmente controintuitivo: linee rette, angoli di novanta gradi e forme squadrate, che costituiscono la base della maggior parte dell'architettura contemporanea, generano secondo le misurazioni un affaticamento mentale maggiore rispetto alle geometrie frattali e alle asimmetrie naturali. Il cervello, sottolinea la ricercatrice, non può isolare un singolo elemento e smettere di percepire il resto. I benefici sono fragili, facilmente cancellati da fattori negativi come il sovraffollamento. Per questo il CLM aggrega tutte le caratteristiche in un punteggio unico, una sorta di indice sintetico della qualità neurologica di uno spazio.

Elettroencefalogrammi all'aperto: misurare il cervello nella città

La cassetta degli attrezzi del neurourbanismo si è arricchita negli ultimi anni grazie alla miniaturizzazione delle tecnologie di monitoraggio. Dispositivi indossabili rilevano frequenza cardiaca, variabilità cardiaca e altri indicatori di stress in tempo reale, mentre i partecipanti camminano, si siedono o interagiscono normalmente con l'ambiente. Ma lo strumento più ambizioso è l'elettroencefalogramma portatile (EEG), che il gruppo di Olszewska-Guizzo sta cercando di portare fuori dai laboratori e nelle strade. I ricercatori cercano specifici pattern di attività cerebrale. Uno dei marcatori principali è la frontal alpha asymmetry, ovvero la differenza nell'attività delle onde alfa tra il lobo frontale sinistro e quello destro, associata a stati di rilassamento ed emozioni positive. Un altro parametro emergente è la sincronia cerebrale tra partecipanti diversi, utilizzata per valutare il legame sociale e la coesione comunitaria in determinati spazi. I risultati confermano che non tutta l'esposizione alla natura è ugualmente benefica. Un parco di quartiere circondato da palazzi residenziali, con vegetazione curata, un'area giochi e uno spazio pulito e ordinato ha ottenuto un punteggio CLM basso, senza miglioramenti misurabili nell'umore dei partecipanti. La sorpresa, per molti, è che ordine e pulizia non equivalgono necessariamente a benessere.

Singapore e i giardini terapeutici: i primi risultati concreti

Le applicazioni pratiche del neurourbanismo hanno trovato un primo banco di prova a Singapore, dove lo spazio è una risorsa estremamente scarsa e ogni metro quadrato di verde deve essere progettato con intenzione. Il National Parks Board della città-stato ha collaborato con il team di Olszewska-Guizzo per sviluppare una rete di giardini terapeutici pubblici informati dalla ricerca neuroscientifica. I risultati sono stati pubblicati su Frontiers in Psychiatry nel 2022, in uno studio condotto insieme al dipartimento di psichiatria della National University of Singapore. I partecipanti, inclusi soggetti con depressione clinica, hanno mostrato una favorevole asimmetria alfa frontale nel giardino terapeutico, un segnale assente sia in altri spazi verdi generici sia in ambienti urbani convenzionali. È stato inoltre rilevato un minor flusso sanguigno frontale, indicatore di maggiore rilassamento, dato confermato dai questionari di autovalutazione dell'umore. Del resto, gli effetti positivi che la natura è in grado di esercitare su di noi, sono tutt'ora oggetto di indagine, come nel caso del forest bathing.Si tratta di evidenze ancora preliminari, ma significative: dimostrano che uno spazio verde progettato secondo criteri neuroscientifici può produrre effetti misurabili anche su persone con patologie psichiatriche diagnosticate, non solo su volontari sani.

Verso un indice globale di salute mentale urbana

Il passo successivo è ambizioso. Il team sta sviluppando il Neurourbanism Assessment Index, uno strumento che integra misurazioni neuroscientifiche con indicatori di benessere ambientale come inquinamento acustico e atmosferico, combinandoli in un valore unico pensato per essere immediatamente comprensibile ai decisori politici. Il progetto rientra in un'iniziativa più ampia finanziata dall'Unione Europea chiamata GreenInCities, dedicata al miglioramento degli spazi urbani attraverso soluzioni basate sulla natura. La raccolta dati è già stata completata in due città pilota: Helsinki in Finlandia e Nova Gorica in Slovenia. Entrambe saranno parzialmente riprogettate nell'ambito del progetto, offrendo un'opportunità rara: tornare negli stessi quartieri dopo i lavori e invitare gli stessi partecipanti a ripetere le misurazioni, creando di fatto un trial clinico urbanistico con dati pre e post intervento. Una volta accumulata una massa critica di dati, l'obiettivo è costruire un modello di machine learning capace di prevedere il benessere mentale sulla base delle caratteristiche ambientali, rendendo possibile ottimizzare la pianificazione urbana su scala globale. Non più intuizione, ma evidenza scientifica al servizio delle città del futuro.

Pubblicato il: 7 aprile 2026 alle ore 08:20

Domande frequenti

Perché vivere in città può aumentare il rischio di disturbi mentali?

Chi vive in contesti urbani è esposto a fattori come rumore costante, inquinamento, sovraffollamento e mancanza di contatto con la natura, che aumentano il rischio di ansia, depressione, disturbi del sonno e stress cronico. La probabilità di sviluppare disturbi mentali è superiore del 40% rispetto a chi abita in aree rurali.

Che cos'è il neurourbanismo e come si distingue dall'urbanistica tradizionale?

Il neurourbanismo è una disciplina che integra neuroscienze, architettura del paesaggio e psicologia ambientale per progettare spazi urbani che favoriscano la salute mentale. Si distingue per il suo approccio sperimentale e oggettivo, basato sulla misurazione diretta delle risposte cerebrali agli ambienti urbani, invece che su semplici questionari o sondaggi.

Quali sono le caratteristiche chiave del paesaggio contemplativo secondo il CLM?

Il Contemplative Landscape Model identifica sette caratteristiche: profondità della vista, interazione tra suolo e cielo, presenza di corsi d'acqua, stagionalità della vegetazione, palette cromatica calda, movimento delle ombre e assenza di forme rigidamente euclidee. Questi elementi vengono integrati in un unico punteggio che misura la qualità neurologica dello spazio.

In che modo vengono misurate le reazioni cerebrali agli spazi urbani?

Le reazioni vengono misurate tramite dispositivi indossabili che rilevano parametri fisiologici e tramite elettroencefalogrammi portatili (EEG), che analizzano l'attività cerebrale in tempo reale mentre i partecipanti interagiscono con l'ambiente. Gli studi valutano parametri come la frontal alpha asymmetry e la sincronia cerebrale tra più persone.

Quali sono i risultati ottenuti dai giardini terapeutici di Singapore?

Gli studi condotti a Singapore hanno dimostrato che i giardini terapeutici, progettati secondo criteri neuroscientifici, producono effetti misurabili di rilassamento e miglioramento dell'umore anche in persone con depressione clinica, risultati non riscontrati in altri spazi verdi generici.

Cosa prevede il Neurourbanism Assessment Index e quali sono le sue potenzialità?

Il Neurourbanism Assessment Index integra dati neuroscientifici e indicatori ambientali, come inquinamento acustico e atmosferico, per fornire un unico valore indicativo del benessere mentale urbano. Questo strumento mira a supportare le decisioni politiche e ottimizzare la pianificazione urbana su scala globale basandosi su evidenze scientifiche.

Ilaria Brozzi

Articolo creato da

Ilaria Brozzi

Giornalista Pubblicista Ilaria Brozzi è naturalista e biologa con una forte passione per la divulgazione scientifica. Laureata in Scienze Naturali e in Genetica e Biologia Molecolare, nel corso del suo percorso accademico e professionale ha approfondito lo studio dei processi biologici e degli equilibri che regolano i sistemi naturali, sia a livello macroscopico sia molecolare. Ha svolto attività di ricerca presso il CNR–IBPM (Istituto di Biologia e Patologia Molecolari) della Sapienza Università di Roma, occupandosi in particolare di biologia vegetale. Nel corso della sua esperienza professionale ha inoltre avuto modo di confrontarsi con diverse realtà lavorative che, pur non sempre direttamente collegate al suo ambito di studi, hanno contribuito ad ampliare il suo sguardo interdisciplinare e la sua capacità di analizzare fenomeni complessi da prospettive differenti. Parallelamente all’interesse per la ricerca, coltiva da sempre una forte vocazione per la divulgazione scientifica, con particolare attenzione alla trasmissione del sapere alle nuove generazioni e alla promozione di una cultura scientifica consapevole e accessibile. Su edunews24.it si occupa di scuola e università, con un focus sui temi della tecnologia, della ricerca e dell’innovazione scientifica, promuovendo una divulgazione chiara, accessibile e basata su fonti scientifiche affidabili. Tra le sue principali passioni figurano lo sport e la musica, che rappresentano per lei importanti strumenti di equilibrio, disciplina ed energia.

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