Sommario
- Il pastorizzatore Lo.V.Milk: tecnologia italiana per il latte donato
- Come funziona la tecnologia HTST e perché cambia tutto
- Il nuovo regolamento europeo: il latte donato diventa tessuto
- Le disuguaglianze nell'accesso e la sfida della rete nazionale
- Domande frequenti
Il pastorizzatore Lo.V.Milk: tecnologia italiana per il latte donato
Dal X Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato (AIBLUD), svoltosi a Torino il 16 e 17 aprile presso l'Aula delle Nuove Biotecnologie dell'Università di Torino, arriva una notizia destinata a cambiare la neonatologia italiana. È stato presentato ufficialmente Lo.V.Milk (Low Volumes Milk Pasteurizer), un pastorizzatore per piccoli volumi di latte umano donato frutto di un brevetto congiunto del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), dell'Università di Torino e dell'azienda Giada S.a.S.. Lo strumento è già operativo: la Banca del Latte degli Ospedali Regina Margherita e Sant'Anna di Torino è la prima struttura sanitaria in Italia ad averlo in dotazione, grazie alla donazione dell'associazione di genitori Piccoli Passi e della Fondazione Venesio. Per i neonati prematuri ricoverati in terapia intensiva neonatale, il latte umano donato rappresenta un vero e proprio farmaco salvavita, soprattutto quando quello materno non è disponibile nei primi giorni critici dopo il parto. Le autrici del brevetto, Laura Cavallarin del CNR-ISPA e Alessandra Coscia, docente dell'Università di Torino e Direttrice della Neonatologia Universitaria all'Ospedale Sant'Anna, hanno spiegato l'ambizione del progetto: "Il nostro obiettivo era mettere a disposizione delle Banche una tecnologia che potesse garantire la sicurezza microbiologica del latte umano donato preservandone al massimo la qualità". Il congresso ha rappresentato un momento di confronto cruciale tra studiosi, medici e operatori del settore.
Come funziona la tecnologia HTST e perché cambia tutto
Il cuore dell'innovazione risiede nella tecnologia High Temperature Short Time (HTST), che opera a 72°C per soli 15 secondi. Un dato che va confrontato con la pastorizzazione tradizionale, nota come pastorizzazione Holder, la quale prevede un trattamento termico a temperature più basse ma per tempi significativamente più lunghi. La differenza non è solo tecnica, è clinica. Grazie ai tempi di pastorizzazione drasticamente ridotti, Lo.V.Milk produce un latte donato maggiormente simile al latte materno crudo sotto diversi profili fondamentali: le proprietà nutrizionali risultano meglio conservate, il contenuto di immunoglobuline resta più elevato, l'attività antivirale viene preservata e la struttura dei nutrienti mantiene caratteristiche che favoriscono la digeribilità e la biodisponibilità. Il tutto, aspetto decisivo, a parità di sicurezza microbiologica rispetto al metodo tradizionale. Durante il workshop tenutosi nell'Aula Bocci dell'Ospedale Sant'Anna, Paola Tonetto (AIBLUD) e Marzia Giribaldi (CNR ISPA) hanno illustrato i fondamenti scientifici della tecnologia, mentre Elisabetta Punziano e Roberto Rossi hanno presentato i risultati dell'applicazione pratica maturati nell'ultimo anno di utilizzo. Come hanno sottolineato Cavallarin e Coscia, "con Lo.V.Milk riduciamo drasticamente l'impatto del trattamento di pastorizzazione, preservando maggiormente fattori protettivi e bioattivi. Il risultato è un latte donato più simile a quello materno fresco". I risultati sono definiti promettenti, e dal congresso è emersa la volontà di estendere questa tecnologia alle altre 44 Banche del Latte presenti sul territorio italiano.
Il nuovo regolamento europeo: il latte donato diventa tessuto
Il congresso torinese ha affrontato anche un tema normativo di portata storica. Il 17 luglio 2024 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea il nuovo regolamento sugli Standards of Quality and Safety for Substances of Human Origin (SoHO) Intended for Human Application. La conseguenza più rilevante: a partire dal giugno 2027, il latte umano donato non sarà più classificato come alimento, bensì come tessuto, equiparato al sangue, agli organi e alle altre sostanze di origine umana. Un passaggio che il Prof. Enrico Bertino di AIBLUD definisce senza esitazioni "epocale". Le implicazioni sono molteplici. Da un lato, la nuova classificazione comporterà la necessità di adeguare locali e apparecchiature a standard più restrittivi, con un fabbisogno di risorse aggiuntive non trascurabile. Dall'altro, come ha precisato Bertino, "l'applicazione della nuova legislazione consentirà, in Italia e in Europa, una distribuzione più uniforme delle Banche e un'attivazione in rete delle loro attività". Un aspetto particolarmente significativo riguarda la protezione dalla commercializzazione: la definizione del latte donato come tessuto lo metterà al riparo da pratiche di mercato diffuse, ad esempio, negli Stati Uniti. Al congresso erano presenti delegati del Ministero della Salute e numerosi esperti, tra cui il Prof. David Lembo, virologo e Vicerettore per l'internazionalizzazione dell'Ateneo torinese. È stato inoltre illustrato il progetto europeo IMAGINE-HMB, coordinato dall'EMBA nell'ambito del Programma EU4Health, finalizzato a predisporre linee guida per orientare l'attività futura delle Banche del Latte in tutta Europa.
Le disuguaglianze nell'accesso e la sfida della rete nazionale
I numeri presentati al congresso raccontano una realtà che non può essere ignorata. Secondo una recente indagine dell'AIBLUD pubblicata sulla rivista Nutrients, in Italia solo poco più di un terzo dei neonati con peso inferiore a 1500 grammi, oltre 3000 ogni anno nel nostro Paese, ha effettivamente accesso al latte umano donato: il 36% nel 2023 e il 34% nel 2024. Due neonati su tre tra i più vulnerabili, dunque, restano esclusi. La distribuzione territoriale delle 44 Banche esistenti aggrava il quadro. Le carenze si concentrano soprattutto nel Sud Italia, con alcune regioni completamente prive di strutture dedicate. Una disomogeneità che si traduce in disuguaglianze concrete nella salute dei bambini più fragili, quelli che avrebbero maggiore bisogno di un intervento nutrizionale adeguato fin dalle prime ore di vita. Il congresso ha posto con forza l'obiettivo di costruire una rete uniforme delle Banche su tutto il territorio nazionale, sul modello già consolidato per la donazione del sangue. La disponibilità di latte umano donato, hanno ribadito i relatori, rientra a pieno titolo negli interventi di promozione della salute pubblica, e gli sforzi per garantirne una distribuzione equa rappresentano una priorità non più rinviabile. La combinazione tra innovazione tecnologica, come quella offerta dal pastorizzatore Lo.V.Milk, e il nuovo quadro normativo europeo offre un'opportunità senza precedenti. L'Italia, con le sue competenze scientifiche e la sua rete già esistente, ha le carte in regola per guidare questo cambiamento, ma servono investimenti mirati e una regia istituzionale capace di colmare il divario tra Nord e Sud del Paese.