C'è una parola che attraversa ogni ambito della convivenza umana, dalla politica internazionale ai rapporti familiari, eppure sembra sempre più rara nella pratica quotidiana. È "dialogo", e la Fondazione Treccani Cultura l'ha scelta come fulcro della IX edizione del Festival Treccani della lingua italiana, in programma a partire dall'8 maggio 2026 con una prima tappa a Lecce.
La parola dell'anno: dialogo
Ogni anno il Festival seleziona un termine attorno al quale costruire un programma di incontri, riflessioni e approfondimenti. La scelta non è mai casuale. Rientra nella campagna di comunicazione #leparolevalgono, un progetto ormai consolidato che punta a promuovere un uso corretto e consapevole della lingua italiana. Per il 2026, la Fondazione Treccani Cultura ha deciso di puntare su un concetto che, nella sua apparente semplicità, racchiude una delle sfide più urgenti del nostro tempo: la capacità di confrontarsi in modo autentico e costruttivo.
La decisione arriva in un momento storico in cui i conflitti internazionali, le polarizzazioni politiche e la frammentazione del dibattito pubblico rendono il dialogo non solo auspicabile, ma necessario.
Un festival itinerante in cinque tappe
L'edizione 2026 si articolerà in cinque città italiane, ciascuna con la propria identità culturale e il proprio contributo alla riflessione collettiva:
- Lecce, dall'8 al 10 maggio, sede inaugurale
- Roma, capitale e cuore istituzionale del Paese
- Cagliari, porta sul Mediterraneo
- Gromo-Clusone (Bergamo), rappresentanza dei piccoli centri delle valli lombarde
- Lecco, affacciata sul lago e sulla tradizione manzoniana
La scelta di distribuire il festival su territori così diversi, dalle grandi città ai borghi di provincia, non è decorativa. Riflette l'idea che il dialogo debba attraversare ogni contesto, senza gerarchie geografiche o culturali.
Perché proprio "dialogo"
La Fondazione Treccani Cultura ha motivato la scelta con parole nette: la disponibilità al confronto rappresenta uno dei punti centrali della vita sociale. Il dialogo interculturale, interreligioso, politico e generazionale dovrebbe essere coltivato ogni giorno, perché può prevenire incomprensioni profonde e ridurre la conflittualità.
Non si tratta di un'aspirazione astratta. I promotori del Festival hanno sottolineato come il dialogo sia "uno strumento di riconciliazione tra le persone e i popoli, tra le diverse generazioni e, a livello internazionale, tra gli Stati e i loro leader". Una funzione concreta, misurabile nelle sue conseguenze quando viene a mancare.
La definizione Treccani e il suo significato sociale
Vale la pena soffermarsi sulla definizione offerta dal Dizionario dell'italiano Treccani 100. Il termine dialogo (dal latino dialogus, a sua volta dal greco diálogos, derivato di dialégomai, "conversare") indica:
- Un discorso o colloquio fra due o più persone
- L'incontro tra forze politiche diverse per ottenere un equilibrio o un'intesa
- Lo scambio di opinioni tra persone disposte a ragionare serenamente e alla pari
Tre accezioni che coprono uno spettro amplissimo, dalla conversazione privata alla diplomazia. Eppure, come osserva la Fondazione, "quante volte si sente dire 'tra noi manca il dialogo'?". La domanda è retorica, ma il problema è reale. All'interno delle famiglie, tra coniugi, nei rapporti con i figli. Nelle relazioni internazionali, dove i conflitti nascono spesso dall'assenza di un confronto aperto. Persino in ambiti dove il dialogo dovrebbe essere naturale, come la scuola, lo sport o le amicizie.
Dal talk show alla vita quotidiana: un'abitudine da recuperare
La Fondazione Treccani Cultura ha toccato un punto particolarmente sensibile nel panorama mediatico italiano. Il termine dialogus equivale a "conversare", un'abitudine che, secondo i promotori del Festival, "stiamo perdendo a cominciare dai talk show televisivi, dove prevale la tendenza a prevaricare verbalmente gli altri".
L'osservazione centra un fenomeno che chiunque può verificare accendendo la televisione in prima serata. Il formato del dibattito si è trasformato, nel corso degli anni, in una competizione per il tempo di parola, dove alzare la voce conta più di articolare un ragionamento. Il risultato è un modello comunicativo che si diffonde per imitazione, contaminando anche le conversazioni quotidiane e, soprattutto, le interazioni sui social media.
Recuperare il dialogo significa, in questo senso, anche ripensare il modo in cui comunichiamo pubblicamente. Non è una questione di bon ton, ma di qualità del tessuto democratico.
Un percorso che guarda al futuro
Con nove edizioni alle spalle, il Festival Treccani della lingua italiana si è affermato come un appuntamento di riferimento per chi crede nel valore delle parole. La scelta di "dialogo" per il 2026 non è soltanto un invito alla riflessione teorica: è un richiamo alla pratica quotidiana del confronto, alla pazienza dell'ascolto, alla fatica di comprendere posizioni diverse dalla propria.
Dall'8 maggio, Lecce aprirà le porte a questo percorso. Le altre quattro tappe lo porteranno attraverso l'Italia, in un itinerario che vuole dimostrare, nei fatti, che il dialogo non ha confini geografici. Resta da vedere se il messaggio riuscirà a superare le mura dei teatri e delle sale conferenze per entrare davvero nella vita di tutti i giorni. È questa, in fondo, la vera sfida.