Sommario
- La decisione del Tribunale di Milano sul Pandoro Gate
- Perché Chiara Ferragni è stata prosciolta
- La derubricazione del reato e il ritiro delle querele
- I risarcimenti e la chiusura del procedimento
- Le dichiarazioni dell’imprenditrice dopo la sentenza
- L’impatto mediatico e personale della vicenda
- Cosa resta del Pandoro Gate dopo il processo
- Conclusione
La decisione del Tribunale di Milano sul Pandoro Gate
Chiara Ferragni è stata prosciolta dalle accuse di truffa aggravata legate ai casi del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi.
La decisione è arrivata dal Tribunale di Milano, che ha dichiarato il non luogo a procedere per accettazione della remissione delle querele, chiudendo definitivamente il procedimento.
In aula è stato richiamato l’articolo 531 del codice di procedura penale, che sancisce l’estinzione del reato.
Una svolta che mette fine a una vicenda giudiziaria durata circa due anni e seguita con grande attenzione mediatica.
Perché Chiara Ferragni è stata prosciolta
Il giudice non ha riconosciuto l’aggravante della minorata difesa dei consumatori, elemento che avrebbe reso il reato procedibile d’ufficio.
L’accusa è stata quindi riqualificata in truffa semplice, perseguibile solo a querela di parte.
La derubricazione del reato e il ritiro delle querele
Le querele presentate, tra cui quella del Codacons, sono state ritirate dopo gli accordi risarcitori, che hanno portato Ferragni a versare oltre 3 milioni di euro tra risarcimenti e donazioni.
Da qui il proscioglimento per estinzione del reato.
I risarcimenti e la chiusura del procedimento
Il proscioglimento ha riguardato anche gli altri imputati del procedimento:• Fabio Damato, ex collaboratore e braccio destro dell’imprenditrice;• Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia-ID
Per entrambi la Procura aveva chiesto condanne detentive, ma il Tribunale ha applicato la stessa decisione giuridica adottata per Ferragni.
Le dichiarazioni dell’imprenditrice dopo la sentenza
Secondo l’accusa, tra il 2021 e il 2022 Chiara Ferragni avrebbe promosso i prodotti lasciando intendere che l’acquisto fosse direttamente collegato a iniziative benefiche, inducendo in errore iconsumatori.
I pm parlavano di un presunto ingiusto profitto di circa 2,2 milioni di euro.
Ferragni ha sempre respinto l’ipotesi di truffa, sostenendo che si fosse trattato di errori di comunicazione commerciale, già affrontati sul piano amministrativo con le sanzioni dell’Antitrust e con i risarcimenti ai consumatori.
L’impatto mediatico e personale della vicenda
All’uscita dal tribunale, visibilmente emozionata, Chiara Ferragni ha parlato della fine di un incubo durato due anni, definendo questo periodo uno dei più difficili della sua vita.
Ha ringraziato i suoi avvocati e chi le è rimasto accanto, ribadendo di aver sempre avuto fiducia nella giustizia.
In diverse interviste successive ha riconosciuto di essere stata ingenua nella gestione comunicativa dell’operazione, pur continuando a sostenere di non aver mai avuto l’intenzione di trarre in inganno i consumatori.
Cosa resta del Pandoro Gate dopo il processo
L’indagine ha avuto un impatto particolarmente forte per la visibilità dell’imprenditrice digitale.
Ferragni ha raccontato di aver scelto il silenzio pubblico per mesi, temendo che ogni dichiarazione potesse essere strumentalizzata.
La vicenda ha inciso profondamente anche sul piano personale e professionale, segnando una fase di forte esposizione mediatica e di isolamento, ma anche di riflessione e cambiamento.
Conclusione
Con il proscioglimento si chiude il capitolo giudiziario del Pandoro Gate.
Per Chiara Ferragni si apre ora una nuova fase, che lei stessa descrive come più consapevole e attenta.
Resta una vicenda che ha segnato il dibattito pubblico e che continuerà a essere un punto di riferimento nel confronto su comunicazione, responsabilità e fiducia nel mondo digitale.
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