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San Francesco, maestro di pensiero e di vita contro i moderni catari
Cultura

San Francesco, maestro di pensiero e di vita contro i moderni catari

La cultura contemporanea ha ridotto il Poverello di Assisi a un ecologista ante litteram, deformando il suo amore per il creato: la natura, per Francesco, è impronta del Creatore e non un fine in sé

Il santo che la modernità ha voluto riscrivere

C'è un San Francesco per ogni stagione culturale. Quello degli ambientalisti, che lo vorrebbero paladino ante litteram della decrescita felice. Quello dei contestatori, che ne fanno un ribelle in tonaca contro le gerarchie ecclesiastiche. Quello dei pacifisti, ridotto a icona buona per manifesti e slogan. Ognuna di queste letture coglie forse un frammento, ma tradisce il tutto.

Il Poverello di Assisi è diventato, nel discorso pubblico contemporaneo, una figura malleabile, adattata di volta in volta alle esigenze ideologiche del momento. Un'operazione che, a ben guardare, dice più di noi che di lui. E che merita di essere smontata con pazienza, tornando alle fonti e al contesto storico in cui quel giovane figlio di mercante decise di spogliarsi — letteralmente — di ogni possesso per abbracciare una forma di vita radicalmente cristiana.

Francesco contestatore? Il malinteso più tenace

L'immagine di San Francesco contestatore della Chiesa è probabilmente il malinteso più resistente tra quelli che la modernità ha costruito attorno alla sua figura. Certo, la sua scelta di povertà assoluta rappresentò una sfida — ma non alla Chiesa come istituzione. Piuttosto al modo in cui molti cristiani del suo tempo vivevano il Vangelo, o meglio: non lo vivevano.

Francesco non fu mai un eretico, né un dissidente. Chiese e ottenne l'approvazione papale per la sua Regola. Si inchinò sempre davanti ai sacerdoti, anche quelli indegni, perché in essi vedeva i ministri del Sacramento. Una postura che stride enormemente con la caricatura del ribelle anti-istituzionale che certa divulgazione si ostina a proporre.

La differenza è sostanziale e va ribadita: Francesco non contestava la Chiesa, ma richiamava sé stesso e gli altri alla fedeltà al Vangelo *dentro* la Chiesa. Un gesto di obbedienza creativa, non di rottura. Chi oggi lo arruola nelle file della contestazione ecclesiale compie, consapevolmente o meno, una falsificazione storica.

Questo tema della trasmissione autentica dei valori fondativi della nostra cultura — religiosi e civili — attraversa del resto anche il dibattito scolastico contemporaneo, come emerge dalla riflessione sull'insegnamento dei valori costituzionali e della cultura italiana nelle scuole.

Il Cantico di Frate Sole: poesia nata dalla sofferenza

Pochi testi della letteratura italiana sono tanto celebri e tanto fraintesi quanto il Cantico di Frate Sole. Lo si cita come un inno alla natura, una sorta di manifesto ecologista medievale. Ma basta leggere le circostanze della sua composizione per capire che siamo di fronte a qualcosa di radicalmente diverso.

Francesco compone il Cantico in un momento di sofferenza estrema. È malato, quasi cieco, tormentato nel corpo e nello spirito. Non scrive da un prato fiorito contemplando un tramonto umbro. Scrive dal buio — un buio fisico e interiore — e proprio da quel buio riesce a lodare "messor lo frate Sole" e "sora luna e le stelle". È un atto di fede, non di contemplazione estetica.

La grandezza del Cantico sta tutta qui: nella sproporzione tra la condizione del poeta e la lode che ne sgorga. Francesco non celebra la natura *per sé stessa*. La celebra in quanto creatura, segno di Qualcuno. Ogni elemento — il sole, l'acqua, il fuoco, la terra — è "frate" o "sora" perché condivide con l'uomo la condizione di essere stato creato. La fraternità cosmica di Francesco non è orizzontale: è verticale, ha un vertice, e quel vertice è il Creatore.

Questa apertura rivoluzionaria nei confronti della natura non ha nulla a che fare con il naturalismo contemporaneo. Anzi, ne rappresenta l'esatto rovesciamento. Per il pensiero secolarizzato, la natura è tutto ciò che c'è. Per Francesco, la natura è tutto ciò che *rimanda* a ciò che c'è oltre.

L'amore per le creature e il suo vero significato

Le fonti francescane abbondano di episodi che testimoniano la cura del santo per gli animali e per ogni forma di vita. Francesco si prende cura delle api, raccomandando che d'inverno venga loro fornito miele e vino affinché non muoiano di freddo. Raccoglie i passerotti caduti dal nido. Parla al lupo di Gubbio. Predica agli uccelli.

È facile — troppo facile — leggere in questi gesti il profilo dell'ecologista ante litteram. Ma sarebbe come guardare un affresco di Giotto e vedere solo la cornice. La cura di Francesco per le creature si inscrive in una visione teologica precisa: ogni essere vivente porta in sé l'impronta del Creatore e, per questo, merita rispetto e amore. Non perché la natura abbia un valore autonomo e assoluto, ma perché è vestigium Dei, traccia di Dio.

Questa distinzione non è un cavillo teologico. È il cuore del pensiero di San Francesco e la chiave per comprendere tutto il resto: la povertà, la fraternità, la gioia. Se le creature sono segni, allora possederle significa oscurarne il significato. Se il mondo è un libro scritto da Dio, allora leggerlo senza riconoscerne l'Autore è una forma di analfabetismo spirituale.

I nuovi catari e la distorsione ideologica del creato

C'è un'ironia amara nel modo in cui la cultura francescana viene piegata dalla modernità. I catari — l'eresia dualista che nel Duecento opponeva spirito e materia, condannando il mondo materiale come opera di un dio malvagio — erano i veri avversari teologici di Francesco. Il Poverello amava il creato *proprio perché* lo considerava buono, opera di un Dio buono. Contro ogni manicheismo, contro ogni disprezzo della carne e della terra.

Ora, la cultura contemporanea produce una distorsione speculare ma ugualmente grave: sacralizza la natura eliminando il Sacro. Fa della terra un assoluto e dell'uomo un intruso. Capovolge la gerarchia francescana — dove l'uomo è custode del creato *in nome di* Dio — in una gerarchia dove la natura viene prima dell'uomo e Dio semplicemente non esiste.

Sono, per così dire, catari alla rovescia: laddove quelli medievali disprezzavano la materia in nome dello spirito, questi moderni adorano la materia negando lo spirito. Francesco sarebbe ugualmente "nemico" degli uni e degli altri, perché la sua visione tiene insieme ciò che le ideologie separano.

Stando a quanto emerge dal dibattito culturale e educativo, questa difficoltà a trasmettere una visione integrale dell'uomo e del mondo attraversa anche la scuola italiana. La sfida di insegnare speranza e partecipazione in tempi di crisi passa anche dalla capacità di offrire agli studenti figure e pensieri non ridotti a slogan.

Un maestro per il nostro tempo

Recuperare il San Francesco autentico — non la figurina da santino ecologista, non il ribelle da corteo — è un'operazione culturale prima ancora che religiosa. Significa restituire alla nostra tradizione una delle sue voci più potenti e originali. Significa anche, per chi opera nel mondo dell'educazione, offrire ai giovani un maestro di vita capace di parlare alla loro inquietudine con una profondità che nessuna semplificazione ideologica potrà mai raggiungere.

Francesco amava il creato con una intensità che nessun ambientalista contemporaneo può eguagliare. Ma lo amava *attraverso*, non *al posto di*. La natura era per lui una finestra, non un muro. Ogni creatura — dal frate Sole al più umile verme di terra — gli parlava di un Altro. E proprio questa trasparenza del mondo, questa sua capacità di lasciar passare la luce dell'Origine, era la fonte della gioia francescana: una gioia perfetta che nessuna sofferenza poteva spegnere, come dimostra il Cantico composto nel buio della malattia.

Fare di Francesco un ecologista, un contestatore, un pacifista nel senso moderno di questi termini non è solo riduttivo. È, in ultima analisi, un atto di violenza culturale contro un pensiero che merita di essere ascoltato per quello che è, non per quello che vorremmo che fosse. E in un tempo in cui la scuola e l'università italiane cercano con fatica punti di riferimento capaci di ispirare le nuove generazioni, il vero Francesco — quello storico, quello scomodo, quello intero — resta una risorsa inesauribile.

Pubblicato il: 9 marzo 2026 alle ore 09:13

Redazione EduNews24

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