Loading...
Donne, Digiuno e Nonviolenza: L’impatto del Metodo della Pace Disarmata sul Concilio Vaticano II
Cultura

Donne, Digiuno e Nonviolenza: L’impatto del Metodo della Pace Disarmata sul Concilio Vaticano II

Quando la voce femminile cambiò la storia della nonviolenza al Vaticano II

Donne, Digiuno e Nonviolenza: L’impatto del Metodo della Pace Disarmata sul Concilio Vaticano II

Il tema della nonviolenza ha attraversato secoli di storia e riflessione all’interno della Chiesa cattolica, ma mai come negli anni Sessanta la sua attualità si fece così pressante e innovativa. Nel contesto del Concilio Vaticano II, un gruppo di venti donne decise di scendere in campo con un gesto che avrebbe profondamente segnato la discussione sulla pace e il disarmo: il digiuno collettivo per la testimonianza nonviolenta. Un’azione che, per la prima volta, bussò alle porte del Vaticano attraverso il metodo della pace disarmata, portata avanti anche grazie a personalità come Dorothy Day, influenzata dagli scritti su Franz Jägerstätter, e supportata da figure clericali di rilievo come Monsignor Boillon. Questo articolo vuole ricostruire i fatti, il contesto, le motivazioni e le conseguenze di quel gesto storico, per comprenderne appieno la portata nel discorso sulla nonviolenza nel XX secolo e nel magistero ecclesiale.

Indice dei paragrafi

  • Introduzione: il contesto storico e sociale del Concilio Vaticano II
  • Il metodo della nonviolenza: origine e sviluppo
  • Le donne protagoniste: Chanterelle, Dorothy Day e le altre
  • Il digiuno di Roma (1-10 ottobre 1965): cronaca di una testimonianza
  • L’influenza di Franz Jägerstätter sulla scelta nonviolenta
  • Monsignor Boillon e la presentazione ai padri conciliari
  • La ricezione all’interno del Concilio Vaticano II: dibattiti e reazioni
  • L’eredità storica: il ruolo delle donne e la svolta della Chiesa
  • Sintesi e prospettive future sul metodo della nonviolenza

Introduzione: il contesto storico e sociale del Concilio Vaticano II

Il Concilio Vaticano II, svoltosi tra il 1962 e il 1965, rappresentò uno dei maggiori punti di svolta della Chiesa cattolica nel XX secolo. Promosso da Papa Giovanni XXIII e proseguito sotto Paolo VI, fu lo spazio in cui vennero ridefiniti numerosi aspetti della vita ecclesiale e della sua relazione col mondo moderno. Tra i molteplici temi aperti, quello della pace, del disarmo e della nonviolenza trovò spazio sia nei documenti ufficiali che nei dibattiti informali tra padri conciliari e osservatori esterni. In quel clima di fermento e apertura, la testimonianza silenziosa di venti donne, che tra il 1 e il 10 ottobre 1965 digiunarono a Roma, rappresentava non solo una forma di advocacy per la pace e la riconciliazione fra i popoli, ma anche l’irruzione del metodo della nonviolenza nel cuore della cristianità.

Il metodo della nonviolenza: origine e sviluppo

La nonviolenza, come metodologia di azione sociale e politica, affonda le proprie radici nel pensiero cristiano ma anche nelle esperienze di figure come Gandhi e, nel Novecento, di molti movimenti per i diritti civili. All’interno del mondo cattolico, il metodo della nonviolenza si distingue per la sua doppia valenza: strumento di testimonianza e disciplina spirituale. Il digiuno, nella tradizione biblica e nei grandi testimoni come San Francesco, era sempre stato visto come mezzo di purificazione e conversione personale. Tuttavia, negli anni Sessanta, il digiuno diventa strumento di denuncia civile e pacifica, di fronte alle nuove sfide poste dalla guerra fredda, dagli armamenti nucleari e dalla crescente domanda di pace giusta posta dai laici e dalle donne nella Chiesa.

Le donne protagoniste: Chanterelle, Dorothy Day e le altre

Chi erano le venti donne che scelsero di digiunare? Tra esse spiccano i nomi di Chanterelle e, soprattutto, Dorothy Day, figura di rilievo internazionale per il movimento cattolico dei lavoratori e nota attivista per la pace. Ma la forza della testimonianza risiedeva anche nella coralità del gruppo, composto da donne di diversa estrazione nazionale e sociale, unite dal desiderio di dare voce a un metodo alternativo di protesta, quello della pace disarmata.

L’iniziativa, denominata anche "Chanterelle Dorothy Day digiuno", nasceva da una rete intensa e ramificata di relazioni tra credenti e attivisti, donne laiche e figure consacrate, provenienti da differenti paesi europei e nordamericani. Queste donne, spesso attive in ambiti marginalizzati e impegnate in battaglie civili, seppero riconoscere nel Concilio Vaticano II una finestra di opportunità unica per portare fuori dall’invisibilità le istanze della nonviolenza.

Il digiuno di Roma (1-10 ottobre 1965): cronaca di una testimonianza

Il "digiuno Roma 1965" si svolse durante la sessione finale del Concilio, dal 1 al 10 ottobre. Le venti donne si riunirono nella capitale, scegliendo simbolicamente Roma come luogo-simbolo della cristianità e dell’autorità ecclesiastica. La scelta del digiuno non era casuale: era un’azione profondamente radicata nella spiritualità cristiana e, contemporaneamente, una testimonianza pubblica di disobbedienza nonviolenta contro la logica armata e i conflitti globali.

Ogni giorno, le digiunanti presidiavano luoghi di passaggio dei padri conciliari, pregavano, dialogavano con chi era disponibile, distribuivano volantini e materiale informativo, attirando l’attenzione dei media e della società civile romana. La loro presenza silenziosa, dignitosa e austera, divenne occasione di confronto anche per molti membri del clero e del laicato cattolico. In una città attraversata da visite di leader religiosi da tutto il mondo e da un fitto calendario di lavori conciliari, il digiuno rappresentava una "battitura sul cuore della Chiesa"—una testimonianza che chiedeva ascolto, oltre che risposta.

L’influenza di Franz Jägerstätter sulla scelta nonviolenta

Un elemento chiave nella scelta di Dorothy Day di unirsi al digiuno fu la lettura di un libro su Franz Jägerstätter. Chi era Jägerstätter? Un contadino austriaco, martire del nazismo, che aveva rifiutato per motivi di coscienza il servizio militare sotto Hitler, pagando con la vita questa scelta di coerenza evangelica. La sua figura era divenuta, negli anni del secondo dopoguerra, emblematica per tutti i movimenti cristiani della nonviolenza.

Dorothy Day, già impegnata nel movimento pacifista cattolico e fondatrice del Catholic Worker Movement, vide nella testimonianza di Jägerstätter la sintesi perfetta fra fede e azione: la "fraternità disarmata" e il coraggio della testimonianza individuale anche contro la maggioranza. La scelta di digiunare a Roma nel 1965, in concomitanza con il Concilio Vaticano II, rappresentava dunque il punto di incontro fra l’ispirazione personale e l’istanza collettiva di rinnovamento della Chiesa.

Monsignor Boillon e la presentazione ai padri conciliari

La presenza di figure autorevoli del clero fu determinante nell’aumentare la risonanza dell’iniziativa. Monsignor Boillon, noto per il suo impegno pastorale e sociale, si fece promotore del dialogo tra le donne digiunanti e l’assemblea conciliare. Convinto che la "testimonianza nonviolenta Vaticano II" dovesse trovare spazio non solo nei gesti, ma anche nei documenti magistrali della Chiesa, Boillon si impegnò a presentare ai padri le ragioni dell’iniziativa, sottolineando l’urgenza di una conversione spirituale e strutturale verso il metodo della pace disarmata.

Durante alcuni incontri ufficiali e informali, Monsignor Boillon illustrò come il valore del digiuno, espressione di nonviolenza attiva e profonda fede, potesse contribuire ad arricchire il dibattito sulle questioni pacifiste che stavano entrando nella redazione della "Gaudium et Spes", la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. La sua azione contribuì a legittimare l’iniziativa "digiuno Roma 1965" anche all’interno dei canali istituzionali, aprendo la strada per un maggiore dialogo tra le diverse anime della Chiesa.

La ricezione all’interno del Concilio Vaticano II: dibattiti e reazioni

Come fu accolta tale iniziativa nel cuore del cristianesimo mondiale? Sul piano ufficiale, la proposta di introdurre elementi di condanna della guerra nucleare e di incoraggiamento alla nonviolenza trovò non poche resistenze. Tuttavia, la presenza delle donne e l’esempio del digiuno furono spesso richiamati anche nei corridoi e nei dibattiti paralleli, come una "provocazione positiva".

Molti padri conciliari, soprattutto provenienti da paesi coinvolti in conflitti e tensioni (America Latina, Asia, Africa), videro nell’azione delle digiunanti un segno dei tempi e una testimonianza autenticamente evangelica. Altri, invece, sottolinearono come la nonviolenza dovesse armonizzarsi con la dottrina tradizionale della "guerra giusta" e i vincoli degli equilibri internazionali. Quel che è certo, però, è che l’impatto della "donne e pace concilio" rimase impresso nelle coscienze: essa contribuì a rafforzare l’idea che la pace non è solo un’assenza di guerra, ma una costruzione collettiva e personale, che parte da gesti concreti e radicali.

L’eredità storica: il ruolo delle donne e la svolta della Chiesa

Il digiuno di Roma del 1965 fu solo l’inizio di un cammino. L’eredità storica di quell’evento si riflette nel progressivo riconoscimento del ruolo delle donne nella promozione della pace e nelle battaglie per una società più giusta. La "testimonianza nonviolenta Vaticano II" non si esaurì nei dieci giorni di preghiera e astinenza, ma diventò modello per successive campagne di attivismo pacifista, non solo in ambito ecclesiale.

La Chiesa cattolica, pur fra luci e ombre, ha progressivamente aperto maggiore spazio alla cultura della nonviolenza, promuovendo dal pontificato di Paolo VI fino ai giorni nostri documenti, campagne e iniziative di educazione alla pace. Lo stesso magistero recente di Papa Francesco riprende molte istanze della "pace disarmata", valorizzando la responsabilità personale dei credenti.

L’azione delle digiunanti, inoltre, ha favorito la nascita di reti internazionali di donne impegnate per il disarmo e la riconciliazione, offrendo modelli di "leadership femminile" che continuano a risuonare alle porte del XXI secolo.

Sintesi e prospettive future sul metodo della nonviolenza

Giunti a sessanta anni dagli eventi del 1965, la scelta di venti donne di digiunare durante il Concilio Vaticano II resta uno degli esempi più alti e meno conosciuti di "storia nonviolenza Vaticano II". Essa dimostra la forza delle azioni simboliche, la capacità delle donne di incidere sui grandi processi storici e la fecondità del metodo della nonviolenza come via di riforma evangelica.

Mentre il mondo contemporaneo è ancora segnato da guerre, disuguaglianze e crisi umanitarie, la riflessione avviata con quel gesto collettivo non è mai stata così attuale. Il digiuno come pratica, la testimonianza nonviolenta come stile e la presenza attiva delle donne nei processi decisionali rappresentano una sorgente di speranza per il futuro della Chiesa e della società.

In conclusione, l’iniziativa delle venti donne a Roma, il coinvolgimento di figure come Dorothy Day e Monsignor Boillon, l’eco del martirio di Franz Jägerstätter e l’intersezione tra spiritualità e azione civile continuano a costituire un patrimonio prezioso per chi desidera camminare sulla strada della nonviolenza. Solo grazie alla memoria di questi gesti e alla loro attualizzazione sarà possibile riscoprire, ancora oggi, la forza rivoluzionaria della pace disarmata.

Pubblicato il: 16 febbraio 2026 alle ore 08:58

Redazione EduNews24

Articolo creato da

Redazione EduNews24

Articoli Correlati