- Il bando del Ministero della Cultura
- Come funziona la candidatura
- Un milione di euro e una vetrina nazionale
- Il contesto: l'Italia e le sue capitali culturali
- Domande frequenti
Il bando del Ministero della Cultura
È ufficiale. Il Ministero della Cultura ha pubblicato il bando per il conferimento del titolo di Capitale italiana dell'arte contemporanea 2028, aprendo di fatto una nuova stagione di competizione virtuosa tra i Comuni del Paese. La procedura di selezione, resa nota nella giornata del 2 aprile da Roma, punta a individuare la città che meglio saprà raccontare la propria vocazione artistica e il proprio rapporto con la creatività del presente.
Si tratta di un riconoscimento che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nel panorama culturale italiano, affiancandosi al più noto titolo di Capitale italiana della Cultura. L'obiettivo è chiaro: valorizzare il tessuto dell'arte contemporanea in Italia, troppo spesso schiacciato dalla retorica del patrimonio storico e monumentale, e dare visibilità a realtà territoriali capaci di costruire progetti ambiziosi attorno alla produzione artistica del nostro tempo.
Come funziona la candidatura
I Comuni interessati hanno tempo fino al 15 giugno 2026 per presentare il proprio dossier di candidatura. Una finestra temporale tutto sommato ampia, che tuttavia richiede alle amministrazioni locali di muoversi con una certa rapidità, soprattutto nella fase di costruzione del progetto e di coinvolgimento degli attori culturali del territorio.
Stando a quanto emerge dal bando, le candidature saranno valutate da una Giuria composta da cinque esperti del settore. I criteri di selezione, come avvenuto nelle edizioni precedenti, dovrebbero privilegiare:
- La qualità e l'originalità del progetto culturale proposto
- La capacità di coinvolgere la comunità locale e le istituzioni artistiche
- La sostenibilità del programma nel medio-lungo termine
- L'impatto atteso in termini di attrattività e rigenerazione urbana
Non bastano, insomma, le buone intenzioni. Serve un piano credibile, dettagliato, radicato nel contesto specifico della città candidata.
Un milione di euro e una vetrina nazionale
Al di là del prestigio simbolico, il titolo porta con sé un elemento tutt'altro che trascurabile: la città vincitrice riceverà un contributo di un milione di euro da parte del Ministero. Risorse destinate alla realizzazione del programma culturale legato all'anno da Capitale, che possono fungere da leva per attrarre ulteriori investimenti pubblici e privati.
È un meccanismo già collaudato nell'ambito delle Capitali italiane della Cultura. Come nel caso di Pordenone: Capitale Italiana della Cultura 2027, il riconoscimento ministeriale non si esaurisce nel finanziamento diretto, ma genera un effetto moltiplicatore in termini di visibilità mediatica, turismo culturale e rafforzamento dell'identità locale.
Per le città di medie e piccole dimensioni, in particolare, l'opportunità è significativa. Il titolo di Capitale dell'arte contemporanea può rappresentare un acceleratore di processi già in atto, dalla riqualificazione di spazi dismessi alla nascita di residenze artistiche, fino al consolidamento di festival e rassegne.
Il contesto: l'Italia e le sue capitali culturali
L'iniziativa si inserisce in una strategia più ampia con cui il MiC ha progressivamente moltiplicato gli strumenti di promozione culturale territoriale. Accanto alla Capitale italiana della Cultura, istituita con la legge n. 106 del 2014 e ormai consolidata nel calendario istituzionale del Paese, il titolo dedicato all'arte contemporanea risponde a un'esigenza specifica: dare centralità a un segmento della produzione culturale che in Italia sconta ancora un deficit strutturale di spazi, risorse e riconoscimento pubblico.
I numeri del settore, d'altra parte, parlano chiaro. Se il patrimonio storico-artistico italiano non ha eguali al mondo, il sistema dell'arte contemporanea fatica a competere con le grandi capitali europee. Iniziative come questa provano a colmare il divario, non dall'alto, ma stimolando la progettualità dal basso.
Ora la palla passa ai Comuni. Chi vorrà giocarsi la partita ha poco più di quattordici mesi per mettere a punto una proposta convincente. La scadenza del 15 giugno 2026 è fissata. Il conto alla rovescia è già iniziato.